Bellaria Film Festival

‘Frammenti terrestri offerti alla luce’: una fiaba sulla trasformazione

Veronica, giovane donna intrappolata in una quotidianità stagnante, vive un percorso di trasformazione dopo essersi ferita in mare.

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La fiaba abita un mondo in cui l’elemento fantastico emerge poco alla volta, celato tra uomini e creature magiche. Allo stesso modo, Frammenti terrestri offerti alla luce di Maria Guidone accoglie lo spettatore in un immaginario fantastico. Furtivamente, quasi ingannandolo. Così gli elementi magici appaiono dapprima sparpagliati, come frammenti di qualcosa di più grande, ma ancora nascosto. Proiettato alla 44ª edizione del Bellaria Film Festival, il corto si discosta dalla tendenza della Guidone di esplorare le relazioni umane, concentrandosi piuttosto sulla sfera introspettiva. 

Veronica è una giovane donna che vive la sua quotidianità con distacco e malinconia. Un pomeriggio, tuffandosi in mare, viene ferita da una medusa. Se dapprima non sembra davvero reagire, la ferita avvierà un profondo percorso di cambiamento. 

Acqua e corpo

La regista ci immerge in un racconto di trasformazione. Ma non lo fa solo metaforicamente, poiché l’acqua diventa il fulcro della storia. Presente fin dalle prime scene, è nell’acqua che le creature sentono scorrere appieno la vita. Solo quando è immersa, infatti, Veronica si spoglia e canta senza vergogna. Eppure, non è tra le onde che assume il suo valore più elevato. La libertà scoperta nell’acqua non abbandonerà Veronica nemmeno fuori dal mare.

Il secondo elemento cardine è il corpo. Distinguendosi nettamente dai canoni della fiaba classica, Guidone sceglie volti e corpi autentici, abbandonando la corsa a modelli estetici perfetti. Ecco perché le scene in cui Veronica si spoglia si caricano di ancor più significato: solo il mondo sottomarino sembra accettarla per quella che è. Come una creatura marina non può vivere fuori dall’acqua, così lei perde una parte di sé quando ne è lontana.

Maria Guidone racconta con autorevolezza il netto contrasto tra il mondo fuori e dentro l’acqua. Nel primo caso, oltre ad un evidente bianco e nero che scivola fino a un malinconico grigiastro, la regia si concentra su una messinscena grottesca. La quotidianità stagnante di Veronica si mostra opprimente anche allo spettatore. Opposto è invece l’approccio per il mondo sottomarino. Lo stile si fa spiccatamente poetico, silenzioso e riflessivo. Uno scontro tra caos e quiete ben calibrato. 

Sulle macerie degli stereotipi della fiaba classica, Frammenti terrestri offerti alla luce costruisce un racconto fantastico sulla trasformazione, in cui acqua e corpo si fondono in un finale naturale quanto inaspettato.

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