Trento Film Festival

Manuele Fior autore del manifesto del 74º Trento Film Festival

Manuele Fior realizza il manifesto del Trento Film Festival

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Ha realizzato il manifesto ufficiale dell’edizione 2026 del Trento Film Festival, Manuele Fior uno dei fumettisti e illustratori italiani più noti e amati. Il presidente Leveghi: «Il manifesto di Fior ci porta lontano, a condividere con le culture orientali uno sguardo sulle montagne intriso di sacralità, tra leggerezza e fragilità». Quest’anno per la prima volta nella sua lunga storia, il manifesto del Trento Film Festival prende ispirazione dal Paese ospite della sezione “Destinazione…”. Dedicato alla Corea del Sud, è ricco di suggestioni orientali.

Manuele Fior

Autore del disegno è Manuele Fior (Ghirigori Agency), uno dei fumettisti ed illustratori italiani contemporanei più importanti e apprezzati. Rimasto legato al mondo del cinema, dopo il poster della 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, firma il manifesto ufficiale del Trento Film Festival.

Con le sue graphic novel, tradotte in 15 lingue, Manuele Fior si è aggiudicato i più importanti premi internazionali e prestigiose mostre. Giornali, case editrici, festival, produttori cinematografici gli commissionano regolarmente illustrazioni di articoli, copertine e manifesti, in Italia e all’estero. La suo graphic novel più celebre, Cinquemila chilometri al secondo, è diventata un long seller. Nel 2011 gli è valso il più importante riconoscimento per il fumetto d’autore, il Fauve d’or del Festival di Angoulême. Nel 2024 il Palazzo Blu di Pisa gli ha dedicato un’importante mostra monografica, per ripercorrere il suo percorso artistico. Il suo ultimo fumetto Hypericon del 2022 è uscito in Italia per Coconino e si è aggiudicato il premio Micheluzzi per la miglior sceneggiatura.

Parola all’autore

«Per il manifesto del 74. Trento Film Festival ho pensato a una montagna in cui la presenza umana non è testimoniata da piste da sci o mezzi di risalita, ma da un piccolo santuario dorato, a restituire la statura sacra che i giapponesi attribuiscono a questi rilievi. Un Olimpo lontano, avvistato dal volo di un uccello o a cavalcioni di un aquilone» spiega Manuele Fior. «L’immagine inquadra la vastità della montagna, ma al suo centro trova una cordigliera rocciosa che si inerpica verticalmente fino al tempietto. È questo un omaggio all’ospite d’onore di questa edizione, la Corea, ma è anche un’occasione di raccontare una montagna lontana dalle nostre Alpi e Dolomiti».

Parola al festival

«Il manifesto di Fior ci porta lontano, a condividere con le culture orientali uno sguardo sulle montagne intriso di sacralità, riaffermando ancora una volta come il payoff del Festival, “montagne e culture”, non sia stato scelto a caso nella sua dimensione plurale e aperta al mondo» ricorda Mauro Leveghi  «Come suggerisce l’autore, la vista delle montagne non è da sotto in su, come quando dall’inizio di un sentiero si guarda verso la vetta, ma sembra quasi quella che si avrebbe volando su un aquilone. In questo sguardo originale, in questa sensazione di un volare leggero, possiamo scorgere la speranza di un futuro migliore, ma senza dimenticare che, come nel poemetto di Pascoli, le “bianche ali sospese” sono anche la metafora della fragilità della vita umana, della sua caducità, delle sue illusioni. Un monito a chi frequenta le montagne: spensieratezza e responsabilità, intraprendenza e senso del limite devono convivere sempre nel nostro sguardo e nelle nostre azioni».

«Abbiamo amato fin dall’inizio il disegno che ci ha proposto Fior, nella sua poetica e nel suo originalissimo punto di vista» racconta Luana Bisesti. «Uno sguardo antico e al contempo estremamente contemporaneo, che fa viaggiare l’immaginazione in uno spazio senza tempo, ma con un punto di vista che parla la lingua di un presente nel quale la prospettiva aerea è diventata dominante, con l’enorme diffusione dei droni. Lo vediamo sempre di più, negli ultimi anni, nei film che il festival propone: sempre di più le montagne vengono osservate dall’alto, quasi a volerne svelare ogni segreto, anche il più intimo e recondito. Con il suo disegno Fior ci ricorda invece che si può alzare l’orizzonte dello sguardo, conservando però l’aura di magia e di mistero che le donne e gli uomini da sempre riflettono sulle vette».

 

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