La storia e il lavoro di Konrad “Koni” Steffen attraverso gli occhi della sua famiglia, dei suoi amici e di chi ha avuto l’onore di lavorare con lui sia sui ghiacci che non.
Al Riviera International Film Festival viene presentato Iceman (Der Eismann in originale), un documentario che racconta la vita, il lavoro e purtroppo la morte del ricercatore polare svizzero Konrad “Koni” Steffen. La regista Corina Gamma ripercorre tutta la sua storia, portando sullo schermo il lato magico e spietato dei ghiacci.
Non solo bianco: i luoghi di Koni
Oltre alla Svizzera, luogo natio di Konrad Steffen, la sua storia attraversa numerosi luoghi: Canada, Groenlandia, Colorado. Lo spettatore, attraverso gli occhi di amici, colleghi e familiari impara a conoscere l’uomo protagonista di Iceman. Ma sono soprattutto le sue stesse parole a mostrare quanta passione ci sia dietro la decisione di dedicare tutta la sua vita allo studio delle calotte glaciali. Il freddo e il ghiaccio sconfinato della Groenlandia si alternano al paesaggio fiorito e caldo del Colorado dove i colori dominanti sono ben più prepotenti: bianco e azzurro contro rosso e marrone.
Veniamo a conoscenza della sua famiglia, di come sia arrivato fino alla Groenlandia e di come non si sia più separato da essa.
Camp Swiss: la base di Iceman
La natura incontaminata della Groenlandia viene “invasa” dalla struttura del Camp Swiss: base lavorativa di Koni e del suo gruppo di studiosi. Il rosso del tendone che copre la cucina spicca in mezzo al bianco candido dei ghiacci sui quali è stata posizionata. Nelle interviste che compongono questo documentario lo spettatore può ascoltare le testimonianze di chi è passato per Camp Swiss, e di chi, di conseguenza, ha lavorato a stretto contatto con Koni. Un mentore eccezionale per i suoi studenti, la cui esperienza. Ma è soprattutto la sua passione che ha portato non solo alla creazione della base ma anche alla formazione di chi come lui ha trovato in quel luogo “dimenticato da Dio” il proprio posto nel mondo.
I racconti di chi ha lavorato sul campo rendono Iceman più reale e più concreto agli occhi di chi assiste alla sua proiezione al caldo di una sala cinematografica. Eppure, i brividi percorrono il corpo quasi come se si stesse condividendo lo stesso freddo pungente della Groenlandia. A riempire i silenzi che si susseguono tra le varie testimonianze sono le riprese fluide e coerenti dei paesaggi a parlare. Distese sconfinate di ghiacci visti da ogni angolazione.
L’evidenza del tempo che passa
Gli studi portati avanti da Konrad Steffen e le immagini mostrate in Iceman da Corina Gamma portano sullo schermo la dolorosa verità che si cela dietro alla parola “cambiamento climatico”. Le temperature si alzano a vista d’occhio e a livello globale quei 4° in più possono sembrare niente. Quando però si vede in diretta la velocità con la quale i ghiacci si sciolgono e i ghiacciai si ritirano la tua visione d’insieme cambia radicalmente. Le misurazioni mostrano il surriscaldamento globale e ancora oggi gli studi di Koni sono una pietra miliare in questo campo.
Per chi ha visto l’episodio La spedizione monopolare della seconda stagione di The Big Bang Theory non viene difficile il paragone con tutto ciò che viene mostrato in Iceman. Il particolare che più salta all’occhio è sicuramente la crescita della barba per tutti i protagonisti. Segno distintivo anche di Koni, senza la quale “sentirebbe freddo”. Nonostante la differenza tra realtà e finzione è chiaro come alla base della decisione di lavorare in quel clima ci sia la passione.
Iceman: la scomparsa di un mito
Nel 2020, a 30 anni dalla nascita di Camp Swiss e dall’inizio delle rilevazioni, Konrad Steffen scompare. I ghiacci e la Groenlandia erano stati il suo mondo per anni. Come dichiara la figlia, non ci sarebbe stato altro posto in cui avrebbe voluto morire se non quello che lo rendeva felice. L’incredulità collettiva per una possibile svista di Koni non ha dato pace, lasciando in tutti un senso di tristezza comune. Un ricercatore polare come lui, però, sapeva benissimo come doveva comportarsi sul posto.
Koni era a tutti gli effetti un Iceman, perchè la sua vita era su quelle calotte: nonostante la carriera niente poteva tenerlo lontano dal lavoro sul campo.
C’è molto silenzio. Non si vede altro che il bianco.