C’è stato un momento, durante i David di Donatello 2026, in cui tutto sembrava sul punto di deragliare definitivamente. L’ansia per la durata dello spettacolo si è trasformata in continue interruzioni dei premiati, battute fuori luogo e una conduzione spesso caotica. Eppure, proprio dentro quel disordine, la serata ha raccontato qualcosa di molto preciso sullo stato del cinema italiano: fragile, arrabbiato, politicamente acceso, ma ancora capace di sorprendere.
A prendersi la scena è stata Matilda De Angelis, premiata come miglior attrice non protagonista per Fuori. Il suo intervento, totalmente a braccio, è stato il più potente della notte. Non soltanto per la lucidità con cui ha denunciato “l’impoverimento culturale” del Paese e l’umiliazione dei lavoratori dello spettacolo, ma perché ha riportato il cinema dentro una dimensione civile, quasi militante. In pochi minuti ha parlato di Goliarda Sapienza, di responsabilità artistica, di amore come atto politico e della necessità di un cinema “onesto, limpido, sociale”.
La vera notizia dei David di Donatello 2026 non è solo la vittoria di Le città di pianura, ma il modo in cui la serata ha ribaltato gerarchie attese e lasciato fuori alcuni titoli molto chiacchierati.
David 2026: Le sorprese della notte
Il trionfo de Le città di pianura ai David 2026 è stata tra le sorprese più belle. 16 candidature potevano trasformarsi in una debacle, come è accaduto ai favoriti troppo annunciati. Invece, il film ha chiuso con 8 David, tra cui miglior film, regia, sceneggiatura originale e attore protagonista per Sergio Romano. È il classico caso in cui l’outsider smette di essere una promessa e diventa il racconto stesso della serata. Sul palco, il gruppo, ha manifestato gratitudine sincera, amicizia e incredulità. “Grazie a mia moglie che ha pagato l’affitto mentre scrivevo”, dice Adriano Candiago. “Questo premio è alla nostra amicizia”, aggiunge Sossai.
Anche Aurora Quattrocchi con la sua gioia incontenibile, ha spiazzato molti osservatori vincendo come miglior attrice protagonista per Gioia mia, battendo concorrenti molto più attese come Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi e Barbara Ronchi. Un premio al quale si era avvicinata grazie a Mario Martone
Sul fronte delle sorprese, anche il premio a Lino Musella come Miglior attore non protagonista per Nonostante; L’attore ha aggiunto un segno di forte esposizione civile, chiudendo il discorso con “Palestina libera”. Lo stesso tono ha attraversato la vittoria del corto Everyday in Gaza, probabilmente il momento più intenso dell’intera cerimonia.
I grandi snobbati
Il grande assente della serata, più che nei premi vinti, è stato La grazia di Paolo Sorrentino: 14 candidature e nessuna affermazione nelle categorie principali, con un esito che sa di bocciatura simbolica oltre che numerica. Anche Queer di Luca Guadagnino è rimasto a bocca asciutta, segno che l’Academy ha preferito premiare un cinema più laterale e meno “di marca”. Tra gli snobbati della corsa alle candidature figurava già Il maestro di Andrea Di Stefano, segnalato da più osservatori come uno dei casi più clamorosi della stagione.
Anche alcuni grandi nomi attesi nelle categorie tecniche sono usciti ridimensionati, mentre film come Le assaggiatrici hanno trovato spazio soprattutto nei premi collaterali. Curioso il caso di Silvio Soldini, sinceramente sorpreso nel ricevere il David Giovani: uno dei pochi momenti davvero spontanei in una serata continuamente spezzata dalla conduzione.
Il cinema più autoriale e riconosciuto della stagione ha quindi dovuto cedere il passo a un’opera più spontanea e meno istituzionale come Le città di pianura. Una scelta che sa quasi di passaggio generazionale.