RIVIERA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

Il magico orto di ‘Agatha’s Almanac’

Un affettuoso prontuario di risorse e antidoti alla quotidianità

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Dopo un prestigioso passaggio attraverso i più importanti appuntamenti del cinema documentario internazionale, da Hot Docs a Copenaghen, Agatha’s Almanac raggiunge il Riviera International Film Festival per la sua anteprima italiana.

Il documentario di Amalie Atkins è un affettuoso prontuario di risorse e antidoti alla quotidianità.

Almanacco per una (in)consapevole r-esistenza

La zia di Amalie si chiama Agatha, ha 86 anni e un orto sempre sull’orlo dell’attacco di insetti e lumache. Eppure esso continua a vivere, tenace e fiorente, come la sua padrona, arricchito dal suo lavoro quotidiano, metodico e creativo.

Amalie Atkins vede nella zia Agatha una potenza latente e una magia amaliante racchiusa nella sua routine, nel suo archivio di scatole e nel suo vivere. Capisce che non può essere sola nella sua conoscienza. La zia Agatha è un dono che va condiviso.

Così inzia a riprenderla con ogni primavera, per quattro anni.

Ne raccoglie le conoscenze, le competenze, le idee e le accoglie in Agatha’s Almanac.

Agatha si mostra, generosamente, alla nipote e a noi. Ci porta nel suo salotto di casa che è anche un giardino e un orto di cocomeri e barbabietole. Si rappresenta nel bene e nel male, burbera e affettuosa, nei dolori e nelle conquiste di una vita passata tra amori fatui e pesanti lutti. Ci offre qualcosa di caldo ma rinfrescante che non è una bevanda ma una raccolta di conoscenze, pratiche come ideologiche, spontanee e decise.

Ci insegna, senza voler essere insegnate, il valore della ritualità che frutta, che crea vita e da cui si apprende, come quella di mantenere vivo un orto.

Agatha’s Almanac racconta soprattutto del potere dell’autosufficienza. Quella di Agatha, che basta a se stessa, alla sua casa e al suo terreno, contro il veleno della convenienza e del libero scambio.

Magie in pellicola e crescere integri

Il documentario, girato in pellicola, trattiene i verdi e gli azzurri dell’orto creando una scala cromatica che è un piacere per gli occhi. I colori diventano commestibili e dolci come le fragole della zia Agatha.

La fotografia è melanconica ma precisa, mischiando un gusto vintage per l’immaginario del film di famiglia con il gusto della ripetizione, dell’esatta geometria e l’ attenzione contemporanea all’estetica integrale dell’immagine.

Il tappeto musicale è lo strato alchemico del racconto. La messa in primo piano dei suoni diegetici, uniti ad una ricerca musicale onirica trasforma Agatha nella discendente di un antica stirpe di streghe.

Vi è una letteratura fitta che attraversa gli ultimi quarant’anni del pensiero femminista, risemantizzando e riappropriando la figura della strega come soggetto femminile di potere e autodeterminazione e la magia come luogo di evoluzione di un pensiero rituale e arcaico contro il razionalismo patriarcale.

Gli incantesimi della natura contro le automazioni delle fabbriche.

Agatha è una strega perchè conosce i segreti del mondo che ci fa vivere, quello vegetale. Ed è una strega perchè, come le magiche creature del secolo passato, ha saputo da sempre il valore dell’integrità, non come posizione morale ma come decisione di vita.

Sono stata single tutta la vita ma non sono mai stata sola, ho sempre avuto qualcosa da fare

Agatha non ha bisogno di cercare nessuna metà perchè lei è già nata intera.

Agatha’s Almanac non è un racconto conflittuale, ma un esperienza riflessiva. Una lettera affettuosissima alla sua protagonista che le sussurra: ti adoro.

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