Far East Film Festival

‘The Seoul Guardians’, la notte che fece tremare una democrazia

Sud Corea, 3 dicembre 2024. Il primo documentario della storia del Far East Film Festival

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“I ricordi indelebili ci hanno salvato. Eppure questa volta non oserei definirla una vittoria. Tutto ciò che possiamo fare è ingoiare le parole.”

Le riprese arrivano direttamente dal campo. Le videocamere, rigorosamente a mano, immergono lo spettatore in un tripudio di corpi che resistono, mentre altri tentano di irrompere, di sfondare, di passare. Elicotteri sorvolano l’isola di Yeouido, centro politico e finanziario della Corea del Sud e di Seoul. Un marasma ripetitivo e confusionario che alimenta una tensione costante. Negli intervalli meno concitati, barricate di fortuna vengono improvvisate all’interno dell’Assemblea Nazionale, per resistere all’assalto dei soldati; discorsi motivazionali in difesa della democrazia vengono ripresi in prossimità dei cancelli; parlamentari vengono catturati dalle camere mentre cercano in ogni modo di entrare in aule, per votare la mozione che potrebbe confermare o revocare la legge marziale, voluta dal presidente Yoon Suk-yeol.

Non è uno spin-off di Civil War di Alex Garland: è The Seoul Guardians, il primo documentario della storia del Far East Film Festival. Il film, co-diretto da Cho Chul-young, Kim Jong-woo e Kim Shin-wan, racconta delle ore che, nella notte a cavallo tra il 3 e il 4 dicembre 2024, tennero la Corea del Sud col fiato sospeso tra la democrazia e una possibile nuova dittatura.

The Seoul Guardians: cosa scatenò il caos

22:27 del 3 dicembre 2024. Il presidente Yoon Suk-yeol dichiara in diretta nazionale la legge marziale e accusa l’opposizione di essere collusa con i comunisti della Corea del Nord. L’Assemblea Nazionale viene circondata dalla polizia. I parlamentari faticano a entrare per votare a favore o contro un provvedimento che potrebbe riportare la Corea indietro di quattro decenni. I cittadini tremano. I ricordi, mai sopiti, del massacro di Gwangju del 1980 tornano più vivi che mai. D’altronde, il dramma che si consumò quarantaquattro anni prima in una delle città universitarie più importanti della Corea del Sud per ordine del sanguinario dittatore Chun Doo-hwan è una ferita che non si è mai realmente chiusa. In una sola notte, quasi mezzo secolo di lotte politiche e di traguardi civili e sociali potrebbe essere azzerato.

Il paradosso contemporaneo

The Seoul Guardians, prodotto da Sona Jo per la MBC (Munhwa Broadcasting Corporation), una delle società di trasmissione sudcoreane più importanti, è frutto di una sorta di “giornalismo hic et nunc” che riduce al minimo indispensabile la manipolazione e la lavorazione del materiale ottenuto. Se non fosse per una voce fuori campo, che interviene per orientare lo spettatore, e per dei brevi momenti in cui il montaggio inserisce del materiale found footage del massacro di Gwangju, creando un parallelo tra i due momenti storici, si potrebbe parlare quasi di direct cinema.

E, nonostante questo, nonostante si tratti di un’opera che tenta di restituire la realtà in una veste quasi immacolata, pura nella sua oggettività, The Seoul Guardians non ha niente da invidiare a un thriller-politico futuristico. L’ennesima e inquietante riprova che viviamo in un mondo dove la linea che separa il reale (ciò che accade) dalle finzioni premonitrici (ciò che alcuni film immaginano possa accadere) è sempre più sottile. Così, dopo una rapida digestione visiva, 72 minuti di caos si tramutano in una nitida istantanea di uno dei più sottovalutati paradossi contemporanei.

La fine del presidente Yoon Suk-yeol e la nascita dei “guardiani di Seoul”

The Seoul Guardians non è solo un documentario. The Seoul Guardians è un documento storico da conservare con ogni mezzo possibile. Non sono sbiadite immagini in bianco e nero di un remoto passato a scorrere sullo schermo, ma i nitidi avvertimenti di un presente sull’orlo di una crisi globale. Quanto è avvenuto in Corea del Sud, che è una delle democrazie più solide e recenti al mondo, potrebbe ripetersi ovunque.

Fortunatamente tutti i 190 parlamentari che riuscirono a entrare in aula durante quella fatidica notte votarono all’unanimità per la revoca della legge marziale. Dopo la votazione, l’opposizione dichiarò che avrebbe avviato un processo di impeachment. Il presidente Yoon Suk-yeol sarebbe stato arrestato il 15 gennaio del 2025 e il 4 aprile dello stesso anno la Corte Costituzionale lo avrebbe destituito.

The Seoul Guardians non arriva a raccontare tutto ciò. Non ne ha bisogno. Al contrario urgeva la necessità di mostrare al popolo sudcoreano che il merito andava a loro. Dal politico democratico al politico conservatore, dal reduce anziano allo studente che ha appena terminato il liceo, si assiste all’impeto di una commovente resistenza democratica. Certo, va considerata anche la complicità di un colpo di stato mal organizzato, con un presidente troppo sicuro di avere un solido appoggio militare mai realmente ottenuto. Una strategia debole, che, tuttavia, se non avesse trovato una tale movimentazione, forse, avrebbe trionfato.

Una catena di donne e uomini eroicamente stretti l’uno all’altro può sembrare inutile contro il metallo dei fucili e delle loro pallottole, ma quel che è certo è che, se non avessero incrociato gli occhi imperturbabili dei loro concittadini, i soldati delle forze speciali, molto probabilmente, non avrebbero esitato.

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