In collaborazione con il ToHorror Festival, Flesh for Frankensteindi Paul Morrissey è stato proiettato al Lovers Film Festival domenica 19 aprile. Un omaggio sia alla rilettura queer del mito orrorifico creato da Mary Shelley che al grande divo Udo Kier, scomparso il 23 novembre dell’anno scorso.
Paul Morrissey e l’horror made in Italy
Parte di un dittico girato dal regista statunitense in Italia (insieme a Blood for Dracula) con la produzione di Carlo Ponti, la pellicola è un’interessante reinterpretazione di uno dei più grandi romanzi gotici dell’Ottocento.
Il Barone Victor Frankenstein (Udo Kier) è alla ricerca di un cervello perfetto da donare alla sua creatura maschile per procreare, insieme a un’altra creatura femminile sempre da lui realizzata, la razza serba superiore. Troverà in Otto (Arno Juerging), un contadino del luogo, il candidato ideale. Lo stalliere Nicholas (Joe Dallesandro), suo caro amico, tuttavia, è intenzionato a fermare il folle piano del Barone.
Nel cast troviamo, oltre al già citato divo queer Joe Dallesandro, Liù Bosisionel ruolo della serva e la futura sex symbol Dalila Di Lazzaro a interpretare la creatura femminile.
Tra gli altri grandi nomi che aleggiano intorno al film ci sono quelli dell’effettista Carlo Rambaldi e del regista Antonio Margheriti, il cui ruolo nella produzione tuttavia non è chiaro.
Frankenstein queer e l’ombra di Andy Warhol
La pellicola di Paul Morrissey fa capire fin dalle prime sequenze su che piano casca lo spettatore. Il Barone Frankenstein è uno scienziato pazzo, incline non solo all’incesto con la sorella Katrin (Monique Van Vooren), ma anche alla necrofilia sulla sua creatura femminile non ancora rianimata.
Quello che nel romanzo di Mary Shelley era un uomo dai nobili scopi ma vittima delle sue stesse manie di grandezza, qui diventa un depravato sessualmente represso, la cui mania di creare la razza perfetta diventa il vero motivo della sua estasi. Come ad affidare alle due creature una prestanza sessuale ormai persa.
In una perfetta linea coerente con i prodotti della Factory di Andy Warhol (spesso accreditato come regista del film, ma che in realtà mise solo il suo nome per promuoverlo), i colori sono lisergici e sgargianti. Il sangue rosso e le interiora bucano lo schermo e colpiscono l’occhio.
Concepita inizialmente per essere distribuito in 3D, Flesh for Frankenstein è una pellicola che abbandona le volontà profonde e filosofiche della sua origine letteraria per diventare un prodotto pop e stravagante.
Nuova carne per Frankenstein?
Pellicola divertita e puramente distruttiva nel pieno stile di Paul Morrissey, Flesh for Frankenstein sciocca e diverte in un ottovolante di emozioni contrastanti. Sempre sul filo del rasoio tra omaggio e parodia, il registaci trascina in un delirante abisso fatto di perversione e comicità grottesca.
Il mito di Frankenstein ben si presta a nuove interpretazioni queer, dalle più stralunate come quelle del Rocky Horror Picture Show, ad altre comunque legate agli aspetti più profondi dell’opera originale (basti pensare a Frankenstein Unbound di Roger Corman).
Se cercate un horror stravagante, viscerale e senza freni, non potete mancare l’appuntamento con questo classico.