Lovers Film Festival

‘Blue Film’: l’incrocio pericoloso di sguardi oltre l’indicibile

Un dramma LGBTQ+ che lascia senza fiato

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Presentato fuori concorso al 41° Lovers Film FestivalBlue Film è una prova registica e attoriale di altissimo livello che, pur inserendosi nell’ambito della filmografia LGBTQ+, costituisce uno spunto di riflessione profonda su società attuale e sfera personale.

Aaron Eagle (lo splendido Kieron Moore) è un camboy sfrontato che monetizza grazie al corpo statuario e si imbatte in un avventore pronto a offrirgli una cifra esorbitante per una notte insieme. Allettato dalla prospettiva, si ritrova dinanzi a un uomo in passamontagna che, telecamera accesa, comincia a riprenderlo sottoponendolo a domande pressanti. In breve tempo, Aaron comprende che non si tratta di uno sconosciuto, bensì di un ex insegnante accusato di pedofilia e ossessionato dal giovane sin da quando era bambino, interpretato magistralmente da Reed Birney.

Blue Film: un affondo sensibile e acuto su voyeurismo e sessualità

Blue Film fin dal titolo allude alla sfera sessuale che permea tutta la pellicola, ma sviscera progressivamente questioni controverse quali il voyeurismo e l’esibizionismo incessanti del nostro presente, la pedofilia e il ruolo determinante che lo sviluppo della sessualità impone alla nostra esistenza.

La regia di Elliott Tuttle crea una dimensione claustrofobica dove i due personaggi si disvelano tra confessioni, perversione, solitudine, abusi e imperscrutabilità, tanto che il tono drammatico spesso si fonde con l’atmosfera incalzante di un thriller. Si cita The Handmaid’s Tale (Il racconto dell’ancella) e senza dubbio lo stesso senso di inquietudine risuona lungo tutto il lungometraggio.

Sprofondare lentamente nel limbo della coscienza

Aaron abbandona sia nome d’arte che pose machiste e torna a essere Alex, un ragazzo glabro e smarrito al cospetto di un anziano altrettanto perso e vittima del proprio passato. Il corpo sexy e smaliziato, vera macchina da soldi online, cede il passo a una creatura ferita e sentimentalmente irrisolta. Il ruolo dominante si esaurisce e l’idea, quasi mistica, di sopraffazione si scolora in una maschera di impotenza. Aaron/Alex incarna la genesi della propria dissociazione, prigioniero di un corpo che dapprima svende spudoratamente e poi disconosce nella sua fragilità assoluta.

Lo stesso Hank attraversa più registri: ora recluso pentito e convertito a Dio, poi vittima di abuso famigliare. Un momento è il pervertito disturbante, d’un tratto si fa centro di un dramma umano senza rimedio. La veste di insegnante perde autorialità e si capovolge a stretto giro nelle pieghe del vizio.

La reciproca confessione è un gioco complicato che il regista innesca con lo spettatore, in una molteplicità di sguardi che impone attenzione, scuote e suscita interrogativi personali. L’effetto è spiazzante, lascia il segno.

La casa presa in affitto per l’incontro è uno spazio pesante in cui i due uomini hanno scarsa possibilità di movimento e non possono sfuggire alla memoria. La notte è tutto fuorché rigenerante e la luce del nuovo giorno è puro espediente scenico.

Una selezione coraggiosa

Gli interpreti sono sbalorditivi e valorizzano una sceneggiatura asciutta e sfaccettata in cui spesso i giudizi si rovesciano e restano visibili solo il trauma e le cicatrici impossibili da rimarginare.

Il Lovers Film Festival è stato coraggioso e intelligente nella selezione di Blue Film che, rifiutato da altri circuiti, resterà impresso suscitando discussioni e interesse.

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