Bolzano Film Festival

‘Elvira Notari. Oltre il silenzio’: una voce che ritorna

Documentario sulla prima donna italiana

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Un paradosso attraversa la storia del cinema: alcune delle sue figure più rivoluzionarie sono rimaste invisibili. Elvira Notari. Oltre il silenzio, il documentario diretto da Valerio Ciriaci, nasce proprio per questo: ridare una voce e un corpo alla prima regista donna italiana.

Presentato alla scorsa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e in concorso al Bolzano Film Festival, il lungometraggio non si limita a ricostruire la biografia di Notari. L’intento è quello di mettere a punto un’indagine culturale su ciò che è stato dimenticato e, in alcuni casi, addirittura cancellato e silenziato.

Il cinema muto: un’arte sottovalutata

Per comprendere l’importanza del lavoro di Elvira Notari, bisogna prima conoscere il contesto sociale, culturale e storico in cui era immersa. Per questo motivo Elvira Notari. Oltre il silenzio, attraverso le voci di studiosi come Vittorio Martinelli, invita a rivedere un pregiudizio radicato: quello che considera il cinema muto una forma minore.

In realtà, l’Italia dei primi del Novecento è un laboratorio produttivo molto vivace, capace di realizzare colossal e opere di grande impatto visivo. Tuttavia, all’interno di un canone già fragile e considerato minore, il cinema muto napoletano viene ulteriormente marginalizzato. Un cinema minore del cinema minore.

Eppure, tra i vicoli di Napoli si sviluppa una cinematografia empatica e radicale. Girata per le strade, si ciba di luce naturale e di vita quotidiana, capace di connettersi con il pubblico.

Elvira Notari. Oltre il silenzio – materiale d’archivio

‘Elvira Notari. Oltre il silenzio’: cinema, impresa e rivoluzione

In questo contesto emerge la figura di Elvira Notari, regista napoletana che nel 1906 fonda la Film Dora (poi Dora Film), una delle prime case di produzione italiane.

Elvira Notari. Oltre il silenzio restituisce la complessità di una donna che è insieme regista, imprenditrice, sceneggiatrice, produttrice e direttrice di una scuola di recitazione. Notari, infatti, non si limita a dirigere. Costruisce un sistema produttivo autonomo, coinvolgendo la famiglia – il figlio Eduardo compare in ogni film nel ruolo di Gennariello – e formando attori presi dalla strada.

La sua filmografia, che comprende oltre 160 opere tra cortometraggi e lungometraggi, risulta moderna e ancora oggi attuale. Al centro dei suoi film ci sono donne che lottano per affermare la propria autonomia, spesso intrappolate in destini tragici, ma dotate di una grande forza narrativa, allora inedita. Il suo cinema, inoltre, attinge alla tradizione popolare, in particolare alla sceneggiata napoletana e alla canzone popolare.

Un esempio emblematico è A Santanotte, ispirato a una canzone popolare. Notari in questo film ribalta il modello femminile della canzone originale, anticipando riflessioni che risuonano ancora oggi.

Come sottolinea Giuliana Bruno nel documentario, il suo sguardo è capace di mostrare le viscere della città: Napoli non è sfondo, ma corpo vivo, fatto di rovine, di desideri e di contraddizioni.

Un cinema censurato e disperso

Uno degli aspetti più dolorosi che emerge dal documentario è la perdita materiale e insieme simbolica dell’opera di Elvira Notari. Gran parte dei suoi film è andata distrutta: le pellicole colorate a mano venivano duplicate in bianco e nero, sacrificando gli originali. Ciò che resta è conservato – in bianco e nero – alla Cineteca di Bologna, tranne alcune rare eccezioni: una copia americana a colori di A Santanotte.

La censura è stata anche politica. Il cinema di Notari era crudo, dialettale, ricco di marginalità, erotismo, popolato da famiglie non patriarcali. Tutto ciò lo rendeva inviso al fascismo, che lo ha sottoposto a pesante censura. La soluzione fu quasi clandestina: produrre copie doppie dei film, inviando quelle integre negli Stati Uniti.

Proprio negli USA, tra le comunità degli immigrati italiani, il suo cinema trova nuova vita. Le sue opere vengono apprezzate, in quanto valorizzano l’autonomia dei personaggi femminili. In quegli anni, infatti, entrano in scena figlie femmine degli immigrati italiani, donne di seconda generazione, sospese tra tradizione e cambiamento.

Elvira Notari. Oltre il silenzio, una scena del documentario

Un dialogo tra passato e presente

Elvira Notari. Oltre il silenzio costruisce un racconto stratificato, alternando materiali d’archivio, testimonianze e interventi contemporanei. Significativa è la presenza di Teresa Saponangelo, che, attraverso un progetto fotografico restituisce la doppia identità di Notari: quella di madre e quella di imprenditrice.

Il documentario non idealizza la sua protagonista, ma ne fa emergere anche il lato più controverso.  Nel 1930 l’avvento del sonoro e la crescente pressione del regime portano alla chiusura della Dora Film. Elvira Notari sparisce, si allontana dalla famiglia e si rifugia presso uno zio a Cava de’ Tirreni.

Questa ambivalenza rende il ritratto di Elvira Notari ancora più potente. Notari non è un’icona rassicurante, ma una figura irrisolta, contraddittoria e per questa moderna.

Oltre il silenzio, una voce che ritorna

Elvira Notari. Oltre il silenzio è molto più di un documentario biografico. Si tratta di un atto di restituzione. Riporta alla luce non solo una pioniera del cinema, ma anche un intero modo di fare cinema, escluso dalla memoria culturale.

Rivedere oggi il lavoro di Elvira Notari significa interrogarsi su ciò che viene ricordato e quello che, invece, viene dimenticato. Quali storie entrano nel canone? Quali restano ai margini? Ma, soprattutto, significa capire che quel silenzio non è mai stato vuoto: era pieno di voci che non abbiamo voluto ascoltare.

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