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‘The Long Walk – Se ti fermi muori’. O cammini o soccombi

In un’America devastata da una feroce guerra, un gruppo di giovani si sfida in una gara di marcia in cui, alla fine, solo uno resterà vivo

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The Long Walk – Se ti fermi muori di Francis Lawrence esce al cinema distribuito da Adler Entertainment. Si tratta dell’adattamento del romanzo “The Long Walk”, che Stephen King scrisse firmandosi come Richard Bachman, pseudonimo che il famoso scrittore del Maine utilizzava negli anni ’70 e ’80 per potersi smarcare dal genere horror che lo aveva reso famoso.

Infatti, il libro e, di conseguenza, film di Francis Lawrence non è propriamente un romanzo horror anche se, l’orrore che si percepisce leggendo le pagine e guardando le immagini, sta soprattutto nel mondo che King ha immaginato.

Tratto dal romanzo che Stephen King scrisse ai tempi dell’università, è il racconto di una competizione crudele, dove tutti soccombono tranne il vincitore

Il racconto si svolge negli Stati Uniti, in una società distopica nella quale è in atto una profonda recessione economica nonché culturale, derivante dagli effetti devastanti di una guerra combattuta e persa. Un regime dittatoriale guidato dal Maggiore, figura autoritaria e spietata che, per distogliere l’attenzione della popolazione dalla condizione di povertà alla quale è condannata, organizza ogni anno una gara tanto dura quanto spietata: la Lunga Marcia.

Ray Garraty (Cooper Hoffman) e Peter McVries (David Jonsson) sono due dei cinquanta ragazzi (uno per ciascuno stato dell’Unione) che si mettono alla prova sotto le telecamere della televisione e l’occhio vigile del Maggiore (Mark Hamill) cimentandosi in una marcia estenuante, camminando per giorni senza mai fermarsi fino allo sfinimento, e senza mai scendere sotto le tre miglia all’ora. Chi di loro si ferma riceve un’ammonizione e, alla terza, viene eliminato e giustiziato sul posto dai militari che seguono costantemente i partecipanti.

La marcia si conclude quando rimane in vita solo uno dei partecipanti, al quale verranno tributati gli onori della vittoria, un ricchissimo premio in denaro e la possibilità di esaudire un desiderio.

Nonostante i concorrenti siano posti uno contro l’altro, fra molti di essi nasce un senso autentico di solidarietà. In particolare, fra discorsi sul senso della vita e della fratellanza, Ray e McVries riusciranno a stringere una profonda e solida amicizia che li porterà a supportarsi a vicenda e a esprimere sentimenti ed episodi dolorosi che li hanno profondamente segnati nel corso della loro vita, ben sapendo che anche se tale legame dovrà per forza interrompersi, continuerà a vivere per sempre.

Gli autori immaginano un paese nel quale diventa quasi scontato ritrovare echi di attualità

Lawrence e lo sceneggiatore JT Mollner, pur rimanendo piuttosto fedeli al libro dal quale il film è tratto, modificano il finale, rendendolo più consolatorio rispetto a quello pensato da Stephen King. Tuttavia, al di là di questo, The Long Walk risulta un film avvincente, teso e con una buona dose di angoscia.

Una storia che si fa metafora inquietante di una società ormai alla deriva, nella quale si percepisce una condizione di povertà sempre più evidente e dove a prendere il sopravvento è il “tutti contro tutti”. In cui la classe dominante autoritaria ha ormai piegato una popolazione incapace a discernere i veri valori della vita da quanto di più malsano le viene proposto e dove chi tenta di mantenere ancora viva la capacità di pensare e protestare viene irrimediabilmente fatto fuori (come accade al padre di Ray, che vediamo in un ricordo del figlio, venire ucciso direttamente dal Maggiore per le sue idee e per il fatto che divulgativa libri ormai proibiti dal regime).

Lungo la strada percorsa dai ragazzi in marcia, si susseguono desolanti immagini di povertà e devastazione: carcasse di animali morte, auto incendiate, donne e bambini che assistono indifferenti all’orrore delle esecuzioni dei concorrenti che non ce la fanno.

Una indifferenza che, ormai, ha colpito un’umanità incapace di reagire, e alla quale cercano di non soccombere i giovani protagonisti, accomunati da un destino tragico che li vorrebbe nemici per la rispettiva sopravvivenza ma che, al contrario, li spinge a mitigare le loro solitudini e le loro paure instaurando legami di amicizia e fratellanza.

Sicuramente, The Long Walk – Se ti fermi muori, film nel quale è quasi scontato ritrovare echi della situazione attuale, è fra i migliori adattamenti cinematografici tra i tanti che sono stati realizzati dai romanzi del “re dell’horror”. Nonostante alcune imperfezioni riscontrabili, soprattutto, nella scarsa capacità a sviluppare alcune delle psicologie dei protagonisti e senza affondare il coltello nel “cuore nero” di un paese senza più anima.

Gli articoli di Marcello Perucca

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