Bolzano Film Festival

‘Tuifl’: un ottimo e inquietante esordio

Una storia di angoscia e terrore

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Tuifl è diretto da Adina Barth, giovane regista al suo primo cortometraggio animato.  Il cortometraggio è stato proiettato al Bolzano Film Festival, entrando in concorso nella sezione Local Heroes. 

La storia di Tuifl  parla di una madre e suo figlio Jakob alle prese con un male orribile che si annida nel bosco, una creatura in grado di possedere animali ed esseri umani.

Il cortometraggio è costruito sul mito degli Skinwalker, entità demoniache in grado di possedere animali e umani attraverso il contatto visivo.  Adina Barth rielabora attraverso Tuifl una leggenda dei nativi americani e la ripropone in uno scenario europeo.

Tuifl: piccola storia, grande maestria 

La giovane regista si è immersa a fondo nella realizzazione della sua opera prima curandone personalmente vari aspetti. All’interno della produzione di Tuifl, infatti, Adina Barth ha ricoperto diversi altri ruoli oltre quello di regista dell’opera. Barth è stata sia produttrice non che Lead Animator e colorist del suo Tuifl. 

Con il suo impegno la giovane regista ha dato vita a una piccola ma potente storia dell’orrore. In Tuifl l’angoscia e la paura attanagliano lo spettatore grazie ad un ottima messa in scena. 

Barth, assieme ad Iris Maier, crea un’animazione estremamente ricca e dettagliata che accompagna fluidamente anche i più arditi movimenti della macchina da presa. In Tuifl la regia non è certo da meno a livello qualitativo. Adina Barth usa ottimamente spazi e soggettive per mantenere viva l’inquietudine nello spettatore, supportata dall’ottima musica di Leon Maximilian Bruckner. Il compositore riesce a creare tensione e disagio sfruttando sia note lunghe e tenute che fraseggi e soluzioni più complesse.  

Tuifl: una tensione interrotta 

L’unica vera grande criticità del progetto risiede nella sceneggiatura. È un vero peccato che la sceneggiatrice Jule Peuckmann non abbia saputo mantenere la tensione narrativa cosi faticosamente costruita nelle fasi iniziali di Tuifl. 

Verso il finale di Tuifl, infatti, la musica di Bruckner sembra saper gestire meglio il terzo atto a livello emotivo rispetto alla sceneggiatura. 

la stasi drammatica costruita da Peuckmann rende quasi di troppo le ottime musiche di Bruckner. Quanto detto poc’anzi si spiega perché il brusco arresto della costruzione del climax a livello narrativo non è presente a livello musicale. La musica costruisce un instabilità dinamica e crescente che manca del tutto a livello narrativo, e quindi in Tuifl si crea una spiacevole discrasia fra commento e contenuto. 

Tuifl: immagini potenti 

Un’altra arma a disposizione Adina Brath è la potente forza visiva che contraddistingue le sue immagini. Tuifl è ricco di immagini disturbanti che, sul finale, iniziano a giocare su un interessante contrasto tematico. Cosi facendo la regista ribalta a livello visivo due archetipi estremamente radicati nell’inconscio collettivo. 

In questa sede si osserverà il caso più interessante presente in Tuifl: la luce in contrapposizione al buio. 

Una storia di luce e oscurità

L’oscurità in Tuifl da corpo alle manifestazioni del male, obnubila la percezione dello spettatore facendo lavorare solo l’immaginazione di quest’ultimo, grazie alle inquietanti suggestioni degli effetti sonori. La scelta di non mostrare lasciando la costruzione della scena alla mente dello spettatore è molto funzionale e rende Tuifl un’opera estremamente immersiva. 

Nella parte iniziale del cortometraggio la regista contrappone all’inquietante oscurità la potenza salvifica della luce. La luce è usata dai personaggi per districarsi nella fitta tenebra in cui si muove il male. 

Ad un certo punto, però, nel finale di Tuifl la contrapposizione luce/ombra viene meno, e la luce diviene lo sguardo penetrante e inarrestabile delle forze dell’oscurità. Questa sapiente orchestrazione visiva smorza parzialmente i difetti di una sceneggiatura non propriamente brillante che sacrifica l’accortezza delle sue preparazioni. 

Un buon risultato 

Complessivamente, Adina Barth dimostra di avere la stoffa per poter intraprendere la strada della regia. In quest’opera già si avvistano ottimi spunti che potrebbero dar vita in futuro ad una forte voce autoriale.

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