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‘Una vita a metà’: intervista a Francesca Cavallin e Saverio Raimondo

Un docufilm di divulgazione e sensibilizzazione sulla malattia dell’emicrania

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Alla Casa del Cinema di Roma abbiamo incontrato Francesca Cavallin e Saverio Raimondo, rispettivamente voce narrante e attore-testimone del docufilm Una vita a metà. Il documentario distingue il comune mal di testa dalla patologia neurologica dell’emicrania, attraverso il racconto di chi la combatte da molti anni.

Una narrazione affidata a Francesca Cavallin

Una vita a metà rivela la realtà dell’emicrania, un dolore invalidante che spezza le giornate e costringe al buio per giorni. Con le testimonianze di Saverio Raimondo, Matteo Sartori e Monica Guerzoni, guida il viaggio Francesca Cavallin. Nonostante i sacrifici, i protagonisti scelgono di non arrendersi, raccontando il loro percorso tra sogni e resilienza.

Come racconta ai nostri microfoni, Francesca Cavallin ha sofferto in prima persona di emicrania e il suo lavoro nel film è stato un percorso catartico e uno studio attivo, per lei, della sua stessa malattia.

Il film documentario scritto e diretto da Donatella Romani e Roberto Amato, si inserisce proprio in questo spazio: quello in cui il dolore invisibile prova finalmente a trovare un linguaggio condiviso. Presentato l’8 aprile, il film affronta il tema dell’emicrania scegliendo una strada precisa: non spiegare soltanto, ma far entrare lo spettatore dentro le vite di chi convive con questa condizione. E già nei primi minuti diventa chiaro che non si tratta di un semplice malessere passeggero. “Non è una scusa”, dice l’attrice di The Nest, nel film, riportando il discorso a un punto essenziale: il riconoscimento. Perché tra la realtà dell’emicrania e la sua percezione comune resta ancora una distanza evidente.

Saverio Raimondo: “Non ho rinunciato a nulla!”

All’interno dell’intervista che abbiamo riportato, abbiamo conversato anche con Saverio Raimondo, attore e standupper, che racconta il suo rapporto con la malattia. “Non ho rinunciato a nulla e auguro a chi ne soffre di non soffrire”: ci dice l’attore, con ironia e intelligenza. All’interno del documentario l’attore racconta come l’emicrania abbia fatto strada nella sua vita già all’età di 13 anni, con un particolare senso di nausea. Da allora non è mai andata via. E sì, perché l’emicrania come patologia neurologica invalidante attacca, come tutte le altre malattie, e toglie luce. Ma ciascuno reagisce in modo soggettivo, adottando il percorso più adatto a sé per conviverci. Testimonianze come quella di Saverio, infatti, ci dimostrano che con la giusta terapia farmacologica si può vivere serenamente, senza, appunto, rinunciare a nulla.

Il documentario presentato per la prima volta nella cornice della Villa powered by Giffoni Innovation Hub, in occasione della 82ª edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, arriverà su La 7, mentre è già disponibile su Amazon Prime Video. La pellicola apre così una finestra luminosa su questa malattia, da anni invisibile, e adesso, grazie all’arte e alla scienza, alla luce del sole.

Il film è prodotto da Telomero Produzioni e realizzato con il contributo non condizionante di AbbVie.

 

 

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