Lois Weinberger – Ruderal Society è un omaggio a Lois Weinberger,uno degli artisti più all’avanguardia del suo tempo. Markus Heltschl ha personalmente creato questo particolare documentario, curando ogni fase della sua realizzazione.
Il film è stato proiettato al Bolzano Film Festival, entrando in concorso nella sezione Local Heroes.
Lois Weinberger – Ruderal Society: tra genesi e poetica
Lois Weinberger – Ruderal Society indaga attraverso la lente di ingrandimento del documentarista le due grandi anime dell’arte di Weinberger. Da un lato abbiamo l’estetica del riuso, e dall’altro abbiamo la riconfigurazione del rapporto uomo-natura.
Mentre quest’ultima è senz’altro importante per il contenuto dell’opera e quindi per la definizione del corpus dell’artista, l’estetica del riuso è fondamentale per la genesi di Lois Weinberger – Ruderal Society. Markus Heltschl rende omaggio all’artista in modo sentito e profondo, adottando la sua tecnica compositiva e traslandola sul discorso filmico.
Un’opera-mosaico
Markus Heltschl pone l’accento sull’atto ricompositivo della post produzione, in cui dal riassemblaggio di elementi slegati si compie una nuova ricerca di senso che culmina, poi, in un significato. Il significato in questo caso è nel ritratto di un artista complesso e profondamente attuale che prende corpo attraverso il documentario.
Tra natura e cultura
L’altra anima dell’arte di Weinberger non è però del tutto distante dalla genesi creativa del documentario. La riconfigurazione soprammenzionata è certamente parte del contenuto di Ruderal Society, ma prima di tutto è presente nella concezione dell’opera.
Weinberger è stato l’autore di un’arte concettuale e complessa, che in un’epoca di immediatezza non arriva a dovere, per la complessità del suo messaggio. Del resto, quella di Weinberger è un tipo di arte che richiede un alto grado di sensibilità a chi sta guardando. Weinberger rende nuovamente partecipi l’una dell’altra la natura e la società, e, similmente, il regista è interessato a ricostruire un rapporto tanto quanto lo era Weinberger.
Il tipo di rapporto che interessa Heltschl in Lois Weinberger – Ruderal Society è non meno importante. Si tratta di un dialogo riacceso fra sensibilità, fra coscienze, e fra modi di vedere il mondo. Heltschl reinserisce nel circuito culturale, e quindi nel dibattito contemporaneo, un artista le cui tematiche sono tutt’altro che superate.
Lois Weinberger – Ruderal Society è quindi un atto salvifico per la sopravvivenza di uno sguardo originale e disincantato come quello dell’artista a cui l’opera si ispira. Heltschl, così come l’uomo grazie a Weinberger si riconnette alla natura, riconnette il pubblico con un modo di fare arte diverso, e con dei temi di cui non si parla abbastanza, ricostruendo un legame che nel tempo forse porterà alla concretizzazione di un risultato in grado di ridefinire il panorama culturale.
Lois Weinberger – Ruderal Society è quindi il folto gruppo di semi che poi, dopo anni, potrebbe germogliare e ripopolare metaforicamente gli ambienti di una qualche città, dove saranno sbocciate consapevolezza e nuovi orizzonti di espressione artistica grazie al documentario di Heltschl.
Il ritorno alla natura come rito
Analizzando le scelte musicali compiute dal regista in Lois Weinberger – Ruderal Society, emerge chiaramente anche un aspetto più propriamente rituale. Esiste una duplice accezione della dissonanza all’interno del documentario. La dissonanza è anzitutto da intendersi come la ricerca di un’esperienza nuova. È come se il regista volesse mantenere a livello sonoro l’arditezza e lo sperimentalismo che hanno contraddistinto l’arte di Weinberger. Nel documentario i fraseggi vanno incontro a un’alterità sonora che rompe le convenzionalità della scala diatonica, aprendo la strada a nuove possibilità.
Schönberg, il padre della musica atonale e dodecafonica, vede appunto nuove possibilità nell’accostamento di suoni in modo diverso dall’ordine diatonico. L’atmosfera che si crea in Lois Weinberger – Ruderal Society, a causa di questa particolare percezione dietro al suo corpo sonoro, è un’atmosfera di urgenza, estraniamento e attesa. Queste sensazioni vengono costruite nel tempo attraverso la reiterazione di note ribattute e dissonanze molto forti.
Le tensioni della musicaci portano verso qualcosa che inizia con l’opera di Heltschl ma che non finisce con quest’ultima. La chiave di lettura, ancora una volta, è da ricercare in relazione all’oggetto stesso del documentario.
Una delle opere di Weinberger che appaiono in Lois Weinberger – Ruderal Society era proprio costruita sull’aspetto di una nuova consapevolezza guadagnata attraverso un atto rituale. Heltschl sta facendo la stessa cosa a livello filmico, per trasmettere un’urgenza tematica con la massima efficacia possibile. Il rituale è in questo caso lo stesso documentario, che diviene un’esperienza sensoriale immersiva. Alla fine di questa esperienza, lo spettatore ha impresso dentro di se una nuova consapevolezza.
Quando autore e contenuto si fondono
Markus Heltschl fa qualcosa di molto particolare nel mettere insieme il suo documentario. Nel parlare di un artista del calibro di Weinberger , durante il processo di ricerca, il regista finisce per assorbire la sua poetica, a tal punto da rendere il pensiero dell’artista parte integrante della genesi dell’opera.
Lois Weinberger – Ruderal Society parla di un artista pensando in parte come l’artista di cui parla. Il regista adatta il suo linguaggio alla particolare caratura espressiva dell’oggetto della sua analisi. Markus Heltschl ci regala un’opera che è al contempodocumento, cimelio, sfida e denuncia. Firma una riflessione destinata a una società che sembra aver perso di vista quello che conta davvero.