Bolzano Film Festival

’18 Buracos para o Paraiso’: lotta di classe nel Portogallo del sud

Un film in cui i legami famigliari diventano metafora della contemporaneità

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Quello della lotta di classe, all’interno delle narrazioni che la storia del cinema ha offerto lungo gli anni, è uno dei conflitti più raccontati: dai film di Ejzenstejn a quelli del più recente Park Chan-wook; stili, modi e forme diverse al servizio di un’unica e sola denuncia sociale.

Un tema che continua a essere eterno all’interno del mondo del cinema . 18 Buracos para o Paraiso, lungometraggio del regista João Nuno Pinto , presentato in anteprima al Bolzano Film Festival, è uno degli ultimi film che si inserisce all’interno di questo grande filone.

Un caldo torrido che scuote…

La storia del film di Pinto tratta di una famiglia borghese che, nel mezzo di un caldo torrido, si riunisce,  nel sud del Portogallo, nella villa che il padre dei protagonisti – ormai defunto – ha lasciato ai figli. La questione è semplice: l’idea di Catarina (Beatriz Batarda) e Lourenço (Jorge Andrade) è di vendere la tenuta e i territori adiacenti per sbarazzarsi dei costi che impone. Al suo posto verrebbe costruito un campo da golf. L’argomento crea inevitabilmente tensioni all’interno della famiglia: da una parte c’è Francisca (Margarida Marinho) che, rispetto ai suoi due fratelli, è contraria alla vendita; dall’altra c’è invece la più umile impiegata Susana (Rita Cabaco) che, dal canto suo, vorrebbe ricevere una quota del ricavato della vendita poiché la madre, ormai affetta da demenza, ha vissuto nella casa accudendo e crescendo i tre fratelli. A fare da contorno a tutto ciò c’è un pericoloso incendio che sembra minacciare il già precario equilibrio della famiglia.

Il film si prende il suo tempo per offrire i punti di vista dei principali attori del dramma procedendo per una narrazione non lineare. Una soluzione di sceneggiatura interessante ma che risente di un’esposizione con poco impatto: non si riesce a stabilire un reale contatto con i personaggi ed è difficile, di conseguenza, entrare nel mondo che 18 Buracos para o Paraiso vuole mettere in scena.

…ma non abbastanza

Una critica che si manifesta attraverso la creazione di questo ecosistema umano che, nella sua particolarità, funge da modello archetipo per ragionare su una scala universale: ogni paese – o famiglia – è mondo. Ecco allora che il film di Pinto si impregna di simboli e metafore che rimandano alla nostra realtà affetta da  bulimia da consumo e profitto.

E , sullo sfondo, un incendio che, per i nostri protagonisti, diventa sempre più minaccioso, e che richiama probabilmente una progressiva perdita di valori che affligge i fratelli, come anche la società.

Il regista mette in scena una storia dal taglio realistico, alternando telecamera a mano a inquadrature che mostrano composizioni pensate fino al millimetro, forse anche troppo. Il rischio è che, in questo caso, il film scivoli a più riprese nell’essere un’operazione puramente estetica piuttosto che narrativa. Esempio cardine di ciò è il finale che, senza anticipazioni, risulta essere un po’ brusco e fine a sé stesso. Pinto opta per la giocata estetica e concettuale finendo la storia in un momento in cui si poteva finalmente raccogliere ciò che, drammaturgicamente, si era seminato in precedenza. Nonostante ciò, complessivamente 18 Buracos para o Paraiso è comunque un lungometraggio che può dire la sua, mostrando uno spaccato – quello del Portogallo del sud – che si fa terreno di battaglia delle idiosincrasie dell’essere umano.

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