Lovers Film Festival

‘Iván & Hadoum’: tra desiderio e identità

Tra corpi, lavoro e appartenenza, un legame che resiste alle categorie imposte

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Iván & Hadoum è l’opera prima presentata da Ian De la Rosa al Lovers Film Festival. Un racconto d’amore che utilizza il desiderio come lente per esplorare temi come: classe, lavoro e identità.

Il film è stato presentato in anteprima internazionale il 13 febbraio alla 76ª edizione della Berlinale, in cui era in concorso alla sezione Panorama, che gli è valso il Teddy Award (premio assegnato ogni anno durante il festival del cinema di Berlino a film con soggetti legati a tematiche LGBT, ndr).

Dentro le serre industriali

La storia segue le vicende di Ivàn (Silver Chicón), uomo trans che lavora in una serra industriale nella Spagna nel sud (Almería), e quelle di Hadoum (Herminia Loh), donna spagnolo-marocchina da poco entrata nello stesso ambiente lavorativo.

Tra i due nasce un’intesa che si trasforma progressivamente in un legame più profondo. Tuttavia, la relazione è costantemente messa alla prova: dalle tensioni familiari che riflettono differenti modelli culturali e aspettative, fino alle dinamiche oppressive del lavoro e a un contesto sociale che fatica ad accogliere ciò che sfugge alle categorie prestabilite.

Il desiderio nasce dentro un contesto di precarietà e appartenenza, e proprio lì acquista peso politico.

Un legame di sguardi e corpi

Al centro dell’opera non troviamo una narrazione didascalica, ma la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione contro le rigide categorizzazioni imposte dalla società.

Questo tema si riflette nella naturalezza con cui vengono trattate le identità dei protagonisti: la transessualità di Ivàn e le origini marocchine di Hadoum non sono casi tematicizzati, ma componenti autentiche del loro vissuto.

Il legame tra i due scaturisce da un’intesa immediata, che la regia cattura attraverso l’uso di primi piani intensi. È proprio in questo clima di nascente complicità che si inserisce una nota dissonante: l’offesa del proprietario del bar, che appella Ivàn come “ibrido”.

Sebbene l’impatto emotivo di questo insulto non sia immediatamente evidente allo spettatore, il suo peso specifico emerge e si consolida gradualmente, diventando sempre più tangibile man mano che la narrazione procede.

Serre e organicità dei corpi

La macchina da presa di De la Rosa resta vicina ai corpi, ne cattura respiri, esitazioni e silenzi, valorizzando le interpretazioni dei due protagonisti, la cui chimica appare autentica e pulsante. L’uso della luce naturale amplifica i contrasti tra l’artificialità delle serre e l’organicità dei corpi, generando sequenze visivamente potenti e cariche di tensione sensoriale.

Come titolo da Lovers Film FestivalIván & Hadoum ha il merito di parlare d’amore senza separarlo dal lavoro, dalla classe e dalla costruzione dell’identità.

 

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