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‘Mario Bava collection’ in blu-ray
Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio
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2 mesi agoon
All’interno della collana Midnight Classics di Plaion pictures non poteva certo mancare una Mario Bava collection. Un’edizione mediabook a tiratura limitata e numerata per celebrare in alta definizione sei dei lungometraggi diretti dal cineasta originario di Sanremo Mario Bava. Sono infatti sei i blu-ray che, insieme a sette card da collezione, occupano questo prestigioso cofanetto dedicato ad un autentico pioniere della celluloide di genere tricolore. Pioniere che, nato come direttore della fotografia, ha saputo fare dell’uso delle luci e degli artigianali effetti speciali due dei propri marchi di riconoscimento. A cominciare dal proprio debutto dietro alla macchina da presa avvenuto nel 1960 con La maschera del demonio, girato in bianco e nero. Sebbene, non accreditato, già avesse offerto il proprio contributo in fase di regia all’interno di altre pellicole concepite nella seconda metà degli anni Cinquanta. Da I vampiri a Caltiki il mostro immortale di Riccardo Freda, passando per il fantascientifico La morte viene dallo spazio di Paolo Heusch. E ancora Ercole e la regina di Lidia di Pietro Francisci e La battaglia di Maratona di Jacques Tourneur e Bruno Vailati. Con cinque cartoline da collezione incluse nella confezione e oltre cinque ore di contenuti speciali. Con oltre otto ore di contenuti speciali esclusivi ad arricchire il tutto, rappresenta dunque un autentico oggetto del desiderio per cinefili questa Mario Bava collection.
Ercole al centro della Terra (1961)
Incarnato da Reg Park, il forzuto Ercole penetra nell’Averno affiancato da Teseo e dal goffo Telemaco, ovvero Giorgio Ardisson e un caricaturale Franco Giacobini. Il motivo? Recuperare una pietra da poteri miracolosi e salvare l’amata Deianira dal volto di Leonora Ruffo. La donna, figlia del re dell’Ecalia, è stata infatti imprigionata dal malvagio Lico, che le ha fatto perdere la memoria dopo averle ucciso il padre. Il Lico che, dalle fattezze di un Christopher Lee nel pieno del successo dei suoi Dracula, lascia immediatamente intendere il tenore del peplum in questione. In quanto risulta evidente che, pur rientrando l’insieme nel filone fanta-mitologico, Bava tenda a proseguire la personale linea gotica inaugurata tramite La maschera del demonio.
Del resto, al di là del personaggio diavolesco di Lico, la visione s’immerge in una cupa e fumosa atmosfera funerea tirando progressivamente in ballo elementi horror.
Tanto che, oltre ad un essere di roccia, il muscoloso protagonista si trova ad affrontare addirittura dei morti viventi svolazzanti. Forse i primi proposti dalla Settima arte italiana, anticipando addirittura quelli del Roma contro Roma di Giuseppe Vari, di tre anni più tardi. Con sezione extra comprendente titoli di testa inglesi, tre trailer stranieri e cinquanta minuti di conversazione con Lamberto Bava, figlio di Mario e anch’egli regista. Più quasi ventisei minuti di intervista ad Ardisson e al critico cinematografico Fabio Melelli.
Quante volte… quella notte (1971)
Tina e Gianni, ovvero Daniela Giordano e Brett Halsey si conoscono e, poco dopo, lui tenta di abusare di lei. Che fugge e racconta l’accaduto a sua madre. Da qui, prende il via quella che rappresenta di sicuro una tappa atipica della filmografia baviana, dovuta a quanto pare a motivi economici. Una pellicola erotica non priva, comunque, d’ironia testimoniata in particolar modo da alcuni dialoghi grotteschi. Girata nel 1969 ma distribuito soltanto sette anni dopo a causa di grossi problemi di censura dovuti al contenuto sessuale. Compreso il nudo della Brigitte Skay che sotto la direzione del maestro della paura ha poi interpretato Reazione a catena. Ma, con tanto di atmosfere torbide, la particolarità dell’operazione sta nella scelta di raccontare l’accaduto attraverso diversi punti di vista. Sulla scia dell’Akira Kurosawa nel suo Rashomon, di circa vent’anni prima.
Quindi, nell’ordine, assistiamo alla versione di Tina, poi a quella di Gianni, che torna dagli amici vantandosi di aver conquistato la ragazza.
In seguito a quella del portiere guardone dello stabile in cui abita l’uomo, e, infine, ad una ricostruzione del tutto differente attuata da uno psicanalista. Fino all’inaspettato epilogo di una oltre ora e venti impreziosita dalle consuete ottime scelte cromatiche del regista e da un certo lavoro di ricerca visiva. Basterebbe pensare all’uso dello zoom o alla soggettiva attraverso un vaso di vetro rosso. Con il trailer internazionale e ventotto minuti di intervista a Lamberto Bava a fare da contenuti speciali. Insieme al prezioso documentario datato 2000 Mario Bava – Maestro of the macabre, ricco di testimonianze di cineasti internazionali e collaboratori del regista. Da Joe Dante a Tim Burton, passando per John Carpenter, Daria Nicolodi, l’effettista Carlo Rambaldi e il produttore Samuel Z. Arkoff. Solo per citarne alcuni.
Reazione a catena (1971)
Un’anziana contessa costretta sulla sedia a rotelle viene uccisa in casa da un individuo che, immediatamente dopo, vediamo in volto. Il quale viene assassinato a sua volta. Da qui, con quattro giovani turisti nel mucchio, inizia un massacro ai danni di tutti coloro che gravitano attorno ad una baia isolata. Fino alla geniale rivelazione finale di quello che possiamo tranquillamente classificare come uno dei massimi capolavori di Bava. Nato con il titolo Antefatto e anche conosciuto come Ecologia del delitto. Un capolavoro che parte da un’idea alla Agatha Christie per trasformarsi in un violentissimo giallo dal taglio fortemente moderno e grondante liquido rosso. In quanto, con un plot appena accennato, è su una certa ferocia degli omicidi che si costruisce l’evoluzione narrativa dell’insieme. Tanto che Reazione a catena è giustamente considerato uno dei principali anticipatori del filone slasher.
Filone improntato su una serie di uccisioni ai danni di un gruppo di persone in uno spazio più o meno chiuso.
Filone creato dagli americani attraverso Black Christmas – Un Natale rosso sangue di Bob Clark e Halloween – La notte delle streghe di John Carpenter. Rispettivamente del 1974 e del 1978. Per non parlare del fatto che la saga Venerdì 13 ne abbia riproposti fedelmente sia l’ambientazione nei pressi di un lago che alcuni omicidi. A cominciare da quello della coppia infilzata con lancia durante la copula presente nel secondo capitolo del franchise jasoniano. Il tutto con un ricco cast che sfoggia Luigi Pistilli, Claudine Auger, Isa Miranda, Claudio Volonté, Leopoldo Trieste e la pasoliniana Laura Betti. Con il trailer, tredici minuti di intervista a Nicoletta Elmi (la bambina nell’epilogo) e quasi diciassette allo sceneggiatore Dardano Sacchetti quali extra. Senza contare i venti minuti di featurette L’arte del delitto. In cui, tra l’altro, si riflette giustamente sul modo in cui il grande lavoro di zoom e fuori fuoco giovi alla resa visiva del film.
Gli orrori del castello di Norimberga (1972)
Antonio Cantafora è Peter Kleist, ospitato a Vienna dallo zio Karl Hummel alias Massimo Girotti e intento a scoprire la storia di un suo antenato. Il barone Otto Von Kleist, ricordato come il “Barone sanguinario”, maledetto da una strega dopo che la condannò a morte. Insieme alla studentessa Eva Arnold, ovvero Elke Sommer, conosciuta proprio nel castello del defunto, il giovane lo riporta in vita attraverso un sortilegio. Senza immaginare che il redivivo, dal volto mostruoso, cominci ad andarsene il giro nel posto mietendo vittime. In quanto, sebbene il lungometraggio rappresenti per Bava un ritorno al gotico puro, è bene o male di uno slasher ante litteram che possiamo parlare. Soprattutto se teniamo in considerazione la fantasia sfoggiata nelle piuttosto cruente uccisioni. Tra pugnalate, impiccagioni e il Peter Lorre italiano Alan Collins (all’anagrafe Luciano Pigozzi) rinchiuso nella vergine di Norimberga, antico strumento di esecuzione.
Omicidio, quest’ultimo, che testimonia in un certo senso per il regista un’autocitazione rivolta al suo La maschera del demonio.
Man mano che, con consueti giochi cromatici ad infarcire il tutto, nel cast ritroviamo anche la piccola Nicoletta Elmi di Reazione a catena. Mentre Joseph Cotten veste i panni dell’invalido Alfred Becker che acquista l’immobile intenzionato a restaurarlo e usarlo come proprietà privata. Nel corso di un’ora e trentasette minuti di visione che, oltretutto approdante ad una conclusione zombesca, come nel caso degli altri dischi non risulta priva di extra. Dal trailer italiano a trentaquattro minuti di intervista a Lamberto Bava, Cantafora, la Sommer, l’attrice Pilar Castel e l’autore della colonna sonora Stelvio Cipriani. Passando per venti minuti di location tour e sedici di intervista a Lamberto Bava, Joe Dante, Roy Bava e i critici cinematografici Alberto Pezzotta e Steve Della Casa. Ma la ciliegina sulla torta è rappresentata dalla versione del film – in lingua inglese sottotitolata in italiano – distribuita dalla American International Production, più breve di sette minuti.
Lisa e il diavolo (1973)
Dopo Gli orrori del castello di Norimberga, Elke Sommer torna ad essere diretta da Mario Bava. Stavolta per ricoprire il ruolo della Lisa suggerita dal titolo, la quale si imbatte in un antico affresco durante un viaggio a Toledo. Affresco raffigurante il Diavolo che porta via i morti e che è curiosamente somigliante il misterioso Leandro che incontra in un negozio. Il Leandro che sta lavorando su un manichino con i baffi e che, dopo una serie di circostanze, ritrova come maggiordomo all’interno di una villa decadente. Villa dove, perdutasi per le strade della città, trova rifugio insieme ad altre tre persone che le hanno offerto un passaggio. Villa in cui vivono una contessa cieca dai connotati di Alida Valli e il figlio Massimiliano alias Alessio Orano.
Quest’ultimo destinato a confondere continuamente Lisa con Elena, una donna appartenente al suo passato.
Perché, tra visioni e atmosfera pseudo-onirica, non è la tematica della necrofilia a mancare in Lisa e il diavolo. Che va a concludersi in un finale privo di speranza a bordo di un aereo decisamente originale per l’epoca. E vi è una particolare curiosità che riguarda la pellicola. In quanto pare che Telly Savalas, che interpreta Leandro, abbia cominciato su questo set la sua passione per il lecca lecca. Poi divenuta caratteristica fondamentale del tenente Kojak ricoperto nell’omonima serie televisiva. Se ne parla anche nei contenuti speciali del blu-ray. Contenuti spazianti da nove minuti di intervista a Lamberto Bava e trentuno alla Sommer. Più il trailer internazionale e una scena tagliata di sesso ai limiti dell’hard che vede accoppiarsi Sylva Koscina e Gabriele Tinti. Scena probabilmente non girata direttamente da Bava e concepita per qualche edizione estera di Lisa e il diavolo.
La casa dell’esorcismo (1975)
Qui ci troviamo nientemeno che dinanzi ad un rimaneggiamento di Lisa e il diavolo voluto dal produttore Alfred Leone e firmato Mickey Lion. Il motivo? Presentato al Festival di Cannes nel 1973, il film non venne accolto con entusiasmo e non ebbe mai una distribuzione cinematografica. Di conseguenza, dopo l’enorme successo riscosso da L’esorcista di William Friedkin, Leone decise di modificarlo e di cambiare il titolo ne La casa dell’esorcismo. Aggiungendo ovviamente sequenze di esorcismo con un Robert Alda prete e la Sommer, ma anche variando in buona parte la trama. Stavolta, infatti, la protagonista dà segni di squilibrio dopo aver perso conoscenza perché Leandro ha colpito al collo un manichino che la raffigura. E, finita in ospedale, capiamo pian piano che è posseduta; mentre, legata al letto, rivede una vita passata.
Quella di Elena, donna diabolica data in sposa ad un uomo instabile di mente.
Quindi, con bene o male lo stesso cast dell’altro lungometraggio, si concretizza un’operazione meno autoriale e più commerciale. Aspetto testimoniato soprattutto dagli elementi sensazionalistici aggiunti che vanno da una sequenza con serpenti a vomitate di liquido verdastro e rane. Il tutto, comunque, con il coinvolgimento di Lamberto Bava in qualità di aiuto regista. Il quale prende la parola nella sezione extra nella featurette di quasi venticinque minuti L’esorcismo di Lisa. Insieme a Roy Bava, Alberto Pezzotta e lo sceneggiatore Roberto Natale. Ma non è finita, in quanto abbiamo anche il trailer internazionale e trentuno minuti di trailer delle fatiche di Mario Bava. Più i sette minuti di Trailers from hell, in cui figure note dell’horror americano commentano un trailer di un’opera del maestro. Quindi Larry Cohen parla de La maschera del demonio, Mick Garris de I tre volti della paura e Joe Dante di Lisa e il diavolo.