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‘Lo sguardo di Emma’ Un’opera prima che anticipa i tempi

Ambientato in Svizzera nel 1943, Lo sguardo di Emma racconta una storia intima e intensa.

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Presentato all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, sbarca nelle sale italiane, grazie a Trent Film che lo distribuisce, Lo sguardo di Emma (À bras-le-corps). L’intensa opera segna il debutto dietro la macchina da presa per la giovane Marie-Elsa Sgualdo. La cineasta svizzera racconta una storia di vita e di rivendicazioni, al cui centro troviamo una protagonista determinata e antesignana delle donne moderne. A prestarle il volto, la sorprendente Lila Gueneau, già apprezzata in Eat the night.

Lo sguardo di Emma | La trama

Emma (Gueneau) ha quindici anni, due sorelle minori a cui badare da quando la mamma (Sandrine Blancke) le ha lasciate e un impiego presso la famiglia del pastore Robert (Grégoire Colin). Qui ha stretto amicizia con la coetanea Colette (Sasha Gravat), con cui sogna di diventare un’infermiera, trovando così una sua stabilità economica e sociale. Peccato che, come spesso accade, la vita abbia in serbo qualcos’altro per lei. Sebbene il suo aiuto con i calcoli e con le faccende domestiche sembri indispensabile per la famiglia in questione, è costretta a lasciare tutto quando scopre di essere rimasta incinta.

Cosa è rimasto di Dio in questo mondo?

Dopo una giornata all’aria aperta, in compagnia di Colette e dei suoi ospiti, Emma finisce infatti a essere circuita da un avvenente fotografo (Cyril Metzger). Il giovane, consapevole del fascino esercitato sulla ragazzina e del fatto che nessuno verrà mai a chiedere conto delle sue intenzioni, ne approfitta, lasciandola in lacrime sul prato. Ciò che credeva di aver costruito nella sua breve esistenza crolla improvvisamente, portandola a intraprendere un percorso differente, costellato di ostacoli, diffidenza e difficoltà, dal quale però uscirà ancora più forte.

Una protagonista moderna e altruista

Ambientato nella Svizzera del 1943, mentre il mondo è impegnato a combattere un conflitto mondiale, Lo sguardo di Emma sceglie di concentrarsi su una vicenda privata, che fa da specchio a quello che circonda la protagonista. Decisa a non lasciarsi sopraffare dagli eventi infausti della sua vita – dall’abbandono della madre alla violenza subita – Emma si rivela una ragazza alquanto moderna. Anticipando i tempi che saranno, costruisce, passo dopo passo, una realtà di cui lei è il centro. Sebbene le convenzioni, le regole, i pregiudizi siano tantissimi, la giovane capisce presto come volgerli a suo vantaggio, non senza fatica o dolore.

Il suo spirito, profondamente altruista, non la abbandona mai, anche se a volte finisce per ferire chi le sta intorno. Con il sogno di restituire l’aiuto ricevuto, Emma sembra interrogarsi, talvolta, sul complicato equilibrio tra ciò che sarebbe giusto e ciò che vorrebbe fare per se stessa. Complici la vicinanza e i sermoni di Robert, la protagonista diviene sempre più consapevole del suo ruolo nel mondo, nel frattempo sconvolto da deportazioni e bombardamenti. La neutralità del suo paese non le si addice esattamente, perché lei sa da che parte stare e sa come prendersi ciò che le spetta, seppur a costo di qualche sacrificio.

E se, narrativamente, la pellicola mantiene un tono drammatico potente e incisivo, a livello registico si traduce in uno stile attento alle differenze, anche infinitesimali, tra i giochi di colori e luci, così da sottolineare sensazioni e stati d’animo.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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