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Cannes 2026, la lista dei desideri (degli altri)

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Cannes non ha ancora annunciato la selezione ufficiale; che arriverà il 9 aprile, come da liturgia, ma nel frattempo qualcuno ha già fatto la lista. Non degli invitati, ma dei desideri. Una specie di letterina a Babbo Frémaux, dove mettiamo in fila i film che dovrebbero esserci. Che è un po’ come fare un governo prima delle elezioni: affascinante, spesso inutile, ma sempre molto rivelatore.

Il festival prima del festival

Il Festival di Cannes 2026 si terrà dal 12 al 23 maggio, con giuria presieduta da Park Chan-wook, e già questo basterebbe a promettere cinema di peso, sguardi radicali e, si spera,  meno tappeti rossi e più idee.

Ma Cannes, si sa, è anche un gioco di aspettative. E IndieWire entra a gamba tesa con la sua wish list: una selezione di autori e titoli che racconta più lo stato del cinema che quello del festival.

Gli autori e i soliti sospetti

Tra i nomi che circolano; o meglio, che si spera circolino, ci sono i soliti “irriducibili” del cinema d’autore: da Terrence Malick a Pedro Almodóvar, passando per Nanni Moretti e Asghar Farhadi.

Il punto non è tanto chi ci sarà, ma chi deve esserci. Perché Cannes, ormai, funziona così: una parte di sorpresa e una parte di rendita. Gli autori tornano come le stagioni, primavera, estate, Malick.

E poi ci sono i titoli che già sembrano scritti per il festival: opere monumentali, drammi familiari, epopee esistenziali. Film che, ancora prima di esistere davvero, sembrano già pensati per la standing ovation.

La wish list del natale passato

Tutto questo ci dice che il cinema “che conta” continua a orbitare attorno agli stessi nomi, agli stessi circuiti, agli stessi festival. Un ecosistema chiuso, dove l’autore è una garanzia, ma anche, talvolta, una comfort zone.

E allora il rischio è sempre quello: che Cannes non scopra il nuovo, ma celebri l’esistente. Che non sorprenda, ma confermi.

Tra desiderio e realtà: chi decide davvero

Naturalmente, la realtà sarà diversa. Come sempre.
Perché tra quello che si desidera e quello che arriva in selezione c’è di mezzo tutto: strategie distributive, equilibri produttivi, geopolitica culturale.

Cannes non è solo cinema. È diplomazia.
È mercato.
È, per dirla male, una specie di G7 con le cineprese.

Il festival prima del verdetto

Alla fine, tutto questo serve a una cosa sola: ricordarci che il cinema vive anche di attese. Di film che ancora non abbiamo visto ma che già immaginiamo, discutiamo, critichiamo.

E forse è questo il vero spettacolo:
non quello sullo schermo,
ma quello che lo precede.

Il resto lo dirà la selezione ufficiale.
Poi, come sempre, fingeremo di sorprenderci.

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