Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) è un film del 1970 diretto da Ettore Scola, presentato al 23° Festival di Cannes, che valse a Mastroianni il premio per la Migliore interpretazione maschile.
L’opera, scritta con Age & Scarpelli (già autori di film come I soliti ignoti, La grande guerra e Sedotta e abbandonata), si colloca nella fase di piena maturità della commedia all’italiana e inaugura idealmente il decennio più importante della carriera di Scola stesso, quello che porterà a titoli di spessore come C’eravamo tanto amati e Una giornata particolare.
Triangolo amoroso tra testimonianze e memorie
Ambientato in un’Italia che cambia rapidamente, il film segue il triangolo amoroso tra tre esponenti del sottoproletariato romano. Tutto ha inizio quando Oreste (Marcello Mastroianni), muratore impegnato politicamente e legato a una donna più grande, perde la testa per la fioraia Adelaide (Monica Vitti), al punto da lasciare tutto per lei. Il loro legame, tuttavia, viene scosso dall’arrivo di Nello (Giancarlo Giannini), un giovane pizzaiolo toscano che scatena una spirale di passione e gelosia.
La storia prende forma attraverso dei ricordi e delle testimonianze che emergono durante un processo, lasciando lo spettatore a ricostruire lentamente ciò che è accaduto davvero. Ne viene fuori un racconto frammentato, quasi teatrale, in cui la verità resta sospesa fino alla fine, mentre il tono oscilla continuamente tra commedia e tragedia.
La disillusione nella commedia anni Settanta
Il film nasce all’inizio degli anni Settanta, in un’Italia che si lasciava alle spalle il boom economico, ma che vive una progressiva regressione sociale con un aumento delle distanze tra ricchi e poveri. La commedia all’italiana di quel periodo guardava con disincanto a questa società, abbandonando la leggerenzza degli anni ’50-60 per una visione più cupa segnata da precarietà e conflitti esistenziali.
Mentre I soliti ignoti e Il sorpassoraccontano l’italiano medio tra aspirazioni di modernità e ricadute nel conformismo, Dramma della gelosia ne accentua l’amarezza utilizzando una struttura apparentemente leggera per delinare l’impotenza e disillusione politica di una classe che non riesce ad emanciparsi nè sul piano economico nè su quello affettivo.
Uno degli aspetti più significativi della pellicola è la sua struttura interlocutoria, che trasforma la visione in un vero e proprio dibattimento processuale. Attraverso la sistematica rottura della quarta parete, i protagonisti si rivolgono direttamente alla macchina da presa per esporre la propria versione dei fatti al giudice e, di riflesso, allo spettatore.
Questa scelta narrativa costruisce una narrazione tripartita, in cui ogni racconto è parziale, contraddittorio e profondamente segnato dal punto di vista emotivo di chi lo enuncia. Ne deriva un intreccio instabile, che trova la sua espressione più evidente nel triangolo Oreste–Adelaide–Nello: un sistema relazionale in continuo squilibrio, dove i ruoli si ribaltano e ogni personaggio oscilla costantemente tra vittima e carnefice.
Desiderio, possesso e identità di classe
Il film affronta la gelosia non come semplice ‘passione privata’ ma come dispositivo che catalizza il desiderio, possesso e identità di classe. Oreste tenta di razionalizzare l’interesse di Adelaide per Nello con categorie politiche, leggendo la sua fuga come una resa al fascino del benessere economico.
Emblematica è la presenza del moscone che lo accompagna: una figura insistente e fastidiosa, che sembra ricordargli costantemente le proprie origini e, allo stesso tempo, incarnare il suo turbamento interiore e la sua impotenza.
Una sofferenza d’amore, può essere, in qualche modo collegata alla lotta di classe?
L’oscillazione continua di Adelaide fra i due uomini non è solo segno di leggerezza sentimentale, ma la manifestazione di un desiderio che non trova un luogo sociale stabile in cui incarnarsi, stretto tra le aspettative romantiche e la dura realtà materiale. La gelosia, più che difesa dell’amore, appare come il sintomo di una soggettività fragile, incapace di accettare il carattere contingente e non proprietario del desiderio.
Rispetto a C’eravamo tanto amati, che pochi anni dopo ripercorrerà trent’anni di storia italiana intrecciando amicizia, amore e militanza, Dramma della gelosia adotta una narrativa più ristretta ma già contiene la tensione fra memoria privata e storia collettiva. L’incompiuta politicizzazione dei drammi sentimentali di Oreste anticipa le contraddizioni dei protagonisti di C’eravamo tanto amati, incapaci di far coincidere ideali resistenziali e compromessi del presente.
In conclusione
Il film si impone come una delle espressioni più lucide e amare della commedia all’italiana di passaggio tra gli anni ’60 e ’70. Riesce a trasformare un intreccio sentimentale in un’indagine sulle dinamiche sociali e sull’identità individuale. Ne emerge un’opera che, dietro l’apparente leggerezza, restituisce un ritratto e ancora attuale dell’incapacità di conciliare desiderio, amore e realtà dei fatti.
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