“Che cos’è il vetro?”. Con questa domanda, spiazzante e filosofica, si è aperta la masterclass di Alexandr Sokurov che ha avuto luogo alla Blow-up Academy di Ferrara. Svoltasi nelle giornate di mercoledì 25 e giovedì 26 marzo, l’iniziativa ha offerto ai giovani cineasti dell’accademia l’opportunità di confrontarsi direttamente con il Maestro, portatore di un tipo di cinema profondamente sincero e pulsante. Accanto al Maestro, come assistente e traduttrice, è stata fondamentale la presenza di AlionaShumakova, che ha accompagnato e reso possibile il dialogo, facilitando la comunicazione e contribuendo alla fluidità dello scambio tra il Maestro e gli studenti.
Al termine dell’evento è arrivata anche la conferma che Aleksandr Sokurov sarà il nuovo Ultramaster della seconda edizione di UltracinemaArt Festival (qui il sito ufficiale), prevista per la fine del 2026. Una notizia che suggerisce già una possibile direzione del festival, soprattutto alla luce di opere intense e viscerali come I giorni dell’eclisse (1988), Madre e Figlio (2002) e il più recente Fairytale – Una fiaba (2022).
Tra i temi emersi durante l’incontro tornano l’arte nelle sue molteplici forme, la natura della letteratura e il valore della fiducia all’interno di un set, riflessioni sviluppate a partire dalla visione e dall’analisi di Blow-Up, opera che dà il nome all’accademia e firmata da MichelangeloAntonioni, tra le voci più influenti del cinema del Novecento e originario proprio di Ferrara.
Il cineasta, scrittore e direttore artistico di Ultracinema Art Festival Jonny Costantino e il regista Aleksandr Sokurov allo Spazio Antonioni di Ferrara. Foto gentilmente concessa da Blow-up Academy.
Blow-Up e l’esplorazione di un cinema vivo
Nella città delle biciclette e dei cappellacci alla zucca, ma soprattutto del Cinema, possono nascere legami inaspettati, ma proprio per questo genuini e potenti. A Ferrara, città natale di artisti come lo scrittore GiorgioBassani, il cineasta FlorestanoVancini e i pittori CosmèTura e GiovanniBoldini, l’arte è da sempre un punto d’incontro tra visioni potenti e sensibilità diverse, un luogo che unisce forza interiore ed empatia.
Solo vivendoci è possibile percepire sulla propria pelle la bellezza e l’autenticità dell’energia ferrarese. Aleksandr Sokurov ha mostrato un interesse profondo per questa culla dell’arte rinascimentale, visitando musei e luoghi simbolici della città patrimonio UNESCO. Insieme a Jonny Costantino, cineasta, scrittore e direttore artistico di Ultracinema Art Festival, ha reso omaggio al grande maestro ferrarese all’interno dello SpazioAntonioni, soffermandosi davanti agli acquerelli della serie Le montagne incantate, a Monica Vitti ne Il deserto rossoe al leggendario piano sequenza finale di Professione: reporter, tra i suoi titoli più amati di Michelangelo Antonioni.
Tra i riferimenti condivisi in questo dialogo non poteva mancare il film scomposto durante la masterclass: Blow-Up, ambientato nella Londra degli anni Sessanta. L’opera è costruita attorno a un fotografo che, osservando alcune immagini scattate in un parco, crede di aver colto indizi di qualcosa di nascosto. Da lì si sviluppa un’indagine sempre più ambigua, in cui il confine tra ciò che è reale e ciò che si interpreta si fa progressivamente labile e mette in primo piano il dubbio come elemento centrale dell’esperienza dello spettatore.
Il cineasta, scrittore e direttore artistico di Ultracinema Art Festival Jonny Costantino, il regista Aleksandr Sokurov e la traduttrice Aliona Shumakova allo Spazio Antonioni di Ferrara. Foto gentilmente concessa da Blow-up Academy.
Cos’è veramente l’Arte?
Una domanda complessa, che non ha una sola risposta. I giovani studenti della Blow-up Academy hanno indagato il concetto di Arte, di Letteratura e del loro legame con il proprio mestiere insieme al Maestro Sokurov. Quando si ha una visione, qualcosa da esprimere con tutte le proprie forze, dove si trova la perseveranza per continuare a lottare? Cosa ci spinge a farlo? È possibile accontentarsi? La filosofia dietro a queste domande è solo una: la VitArte (con una crasi di JonnyCostantino), una filosofia e una condizione esistenziale che concilia l’arte con il proprio vivere, unendoli in un percorso che si contamina strada facendo, senza separare esperienza e professione.
Come il vetro, che esiste solo nella tensione tra stati completamente opposti, l’arte vive nel passaggio continuo tra intuizione e fissazione, tra libertà e struttura. Ogni volta che si arriva a una forma, si compie anche una rinuncia: ciò che è stato scelto esclude tutto il resto. Anche la nostra comprensione funziona allo stesso modo: quando si afferra un concetto, si solidifica nella mente e viene assorbito. Ciò accade quotidianamente, fa parte di noi stessi. Sono queste scelte a formarci e a renderci chi siamo, a forgiare la nostra etica e, con essa, il nostro cinema e la nostra Arte.
Il colore, in questo contesto, non è usato come decorazione, ma come decisione. È ciò che guida la percezione, orienta il significato, altera la realtà invece di limitarsi a rappresentarla. Cambiare un tono significa cambiare la lettura di un’immagine, spostarne l’equilibrio emotivo, modificarne il senso. Da qui la distanza tra mestiere e arte. Il primo garantisce controllo e competenza, la seconda introduce attrito e dubbio. L’atto creativo coincide con la capacità di sostenere una visione anche quando entra in conflitto con il contesto, le condizioni o le aspettative (sia altrui che proprie). È in questo attrito che un’opera smette di essere solo ben fatta e diventa profondamente necessaria per l’autore.
Il regista Aleksandr Sokurov, la traduttrice Aliona Shumakova e il cineasta, scrittore e direttore artistico di Ultracinema Art Festival Jonny Costantino allo Spazio Antonioni di Ferrara. Foto gentilmente concessa da Blow-up Academy.