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Il film che Sundance e SXSW non hanno voluto

Our Hero, Balthazar di Oscar Boyson escluso da Sundance e SXSW: il caso riapre il dibattito sul coraggio del cinema indipendente.

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C’è una cosa curiosa che succede ogni tanto nel cinema indipendente. Un film nasce, gira i festival, divide, provoca, e poi… resta fuori dai festival che dovrebbero accoglierlo per definizione.

È più o meno la storia di Our Hero, Balthazar, debutto alla regia di Oscar Boyson, passato dal Tribeca Festival ma respinto da due delle vetrine più prestigiose del circuito indie americano: Sundance Film Festival e SXSW.

Our Hero, Balthazar: Un debutto che non cerca di essere rassicurante

Una scelta che, raccontata così, sembra quasi un dettaglio di programmazione. In realtà è qualcosa di più interessante. Perché Our Hero, Balthazar non è il classico film invisibile che nessuno ha notato. È un film che ha fatto parlare di sé. E quando un film che fa parlare viene escluso da due festival che si presentano come la casa naturale del cinema rischioso, la domanda nasce spontanea.

Il film racconta la storia di un adolescente privilegiato che vive immerso nella cultura digitale, nell’attivismo online e nelle sue contraddizioni. Non è un racconto edificante, né un film che cerca di rendersi simpatico allo spettatore. Piuttosto osserva con un certo gusto per il disagio quella miscela di idealismo performativo, paranoia e confusione morale che attraversa una parte della generazione cresciuta dentro i social. Non è una caricatura, ma nemmeno un ritratto consolatorio. Ed è proprio questa ambiguità che rende il film interessante.

Quando il cinema indipendente diventa prudente

Nell’intervista rilasciata a IndieWire, Boyson ha commentato senza troppi giri di parole la mancata selezione. Sundance e SXSW, racconta, hanno semplicemente detto no. Non un grande dramma, ma nemmeno una sorpresa. Perché chi frequenta questi festival sa che l’indipendenza del cinema indipendente ha spesso dei confini abbastanza chiari.

Il punto, infatti, non è stabilire se il film sia riuscito o meno. Quello lo decideranno spettatori e critica. Il punto è un altro: capire perché un’opera che mette a disagio il proprio pubblico finisca fuori proprio dai luoghi che dovrebbero celebrare il rischio artistico.

Il paradosso dei festival “coraggiosi”

Sundance, storicamente, è stato il laboratorio del cinema americano più spigoloso. SXSW, almeno sulla carta, è il festival che ama i film imprevedibili. Eppure, quando arriva un progetto che non si allinea del tutto con il gusto dominante del circuito, la prudenza prende spesso il sopravvento.

Non è censura, sia chiaro. È qualcosa di più sottile. Una specie di autocontrollo culturale che porta i festival a preferire opere provocatorie fino a un certo punto, radicali ma non troppo, scomode ma sempre riconoscibili. Il rischio vero, quello che non sai bene come spiegare al pubblico o alla stampa, diventa improvvisamente più complicato da programmare.

Our Hero, Balthazar e il suo caso

Così succede che Our Hero, Balthazar trovi spazio altrove e che il dibattito, invece di nascere dentro i festival più influenti del cinema indipendente americano, finisca per svilupparsi fuori da quei contesti. Ed è forse questo il paradosso più interessante della vicenda: un film che parla della confusione morale e mediatica del presente finisce per raccontare, involontariamente, anche le esitazioni del sistema culturale che dovrebbe accoglierlo.

Alla fine non è neppure certo che Our Hero, Balthazar sia il grande film provocatorio dell’anno. Potrebbe essere, come tanti debutti, un’opera imperfetta ma curiosa. Ma proprio per questo sarebbe stato interessante vederlo nei luoghi dove il cinema indipendente dovrebbe misurarsi con i propri limiti.

Perché, alla fine, la questione non riguarda solo un film respinto. Riguarda una domanda più grande: quanto è disposto a rischiare, oggi, il cinema che si definisce indipendente?

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