Un viaggio intenso e poetico nelle aree interne d’Italia, tra memoria, paesaggio e futuro possibile. Ritorno al tratturo, scritto e diretto da Francesco Cordio, arriva in anteprima alla 17ª edizione del Bari International Film & TV Festival nella sezione “Per il cinema italiano” fuori concorso. Il film vede la partecipazione straordinaria di Elio Germano e nasce da un’idea condivisa con Filippo Tantillo. La proiezione è fissata per il 23 marzo alle 18:00 al Multicinema Galleria di Bari, con un Q&A insieme al regista e ai produttori.
Il progetto, prodotto e distribuito da Own Air, arriverà poi nelle sale italiane dal 29 aprile 2026.
Un viaggio tra territori dimenticati
Girato tra Isernia e Campobasso, il documentario segue i tratturi, antichi percorsi della transumanza che per secoli hanno collegato Europa e Mediterraneo. Il viaggio di Ritorno al tratturo attraversa paesaggi e comunità, tra le montagne di Frosolone e i sentieri di Pietracupa. Qui emergono storie di contadini, allevatori, artigiani, studenti e piccoli imprenditori. Il Molise diventa così un simbolo concreto: un territorio fragile ma vivo, sospeso tra radici e cambiamento.
Le aree interne, che coprono oltre metà dei comuni italiani ma ospitano solo il 20% della popolazione, mostrano tutte le loro contraddizioni. Spopolamento, servizi carenti e migrazione giovanile convivono con risorse culturali e naturali ancora poco valorizzate.
Ritorno al tratturo: il racconto corale
Elio Germano guida il racconto e torna nei luoghi delle sue origini. Incontra le persone che ci vivono, le ascolta e osserva. Con lui ci sono Filippo Tantillo e Silvia Di Passio, impegnati a cercare nuove possibilità per questi territori. Ritorno al tratturo costruisce un racconto corale, che dà voce a comunità spesso ignorate dal dibattito pubblico.
Il titolo richiama Ritorno al futuro di Robert Zemeckis, ma cambia prospettiva: qui il viaggio rallenta e guarda a uno sviluppo più sostenibile. Immagini, parole e musica si intrecciano anche nel brano Vento, scritto da Luca Bussoletti e Leonardo Polla De Luca e interpretato da Lavinia Mancusi, che accompagna il film come simbolo di trasformazione e appartenenza.