Intervista a Stefan Panhans e Andrea Winkler: l’arte della follia
Dal corpo come performance ai glitch dei videogiochi: Stefan Panhans e Andrea Winkler raccontano il loro cinema tra videoarte, neoliberismo e identità contemporanea.
All’interno del Festival del Cinema Tedesco di Roma 2026, vetrina sempre più attenta alle forme ibride e alle traiettorie meno addomesticate del cinema contemporaneo, l’incontro con Stefan Panhans e Andrea Winkler, che propongono il loro lavoro composito: PERFORMO PERFORMI PERFORMA! in sala dal 20-03-2026, si inserisce in un contesto che sembra fatto apposta per accoglierli. Tra opere che sfidano i confini tra linguaggi e dispositivi, i loro lavori emergono come una delle proposte più radicali del programma: un cinema che non si limita a raccontare il presente, ma lo smonta e lo ricompone, trasformando lo spazio festivaliero in un terreno di confronto vivo tra immagine, corpo e realtà. In questa dimensione ci siamo trovati a poter interrogare i diretti interessati:
PERFORMO PERFORMI PERFORMA! attraversa videoarte, performance e cinema senza fermarsi mai in una forma sola. Per voi questa ibridazione è una scelta estetica oppure è l’unico modo onesto per raccontare un presente in cui anche l’identità sembra ormai una performance continua?
“I think it’s both.”
Per Panhans e Winkler, l’ibridazione nasce da una doppia spinta. Da un lato è una scelta estetica legata anche ai contesti espositivi:
“We are often invited to exhibitions and show our videos as part of installations. This creates another layer, another kind of experience compared to cinema.”
Dall’altro lato, però, è una conseguenza diretta del presente:
“Identities today are never fixed and always flexible.”
Il loro lavoro si muove quindi tra cinema, installazione e performance senza stabilizzarsi mai.
“We like to be always in between the genres.”
Anche perché, come sottolineano, oggi ogni spazio è già un palcoscenico:
“Social media is a tool to perform for everybody.”
PERFORMO PERFORMI PERFORMA!
Corpi, lavoro immateriale e pressione neoliberista
Nel vostro lavoro tornano spesso temi come l’auto-rappresentazione, la pressione produttiva e il linguaggio del neoliberismo che colonizza perfino i corpi. Questo progetto rappresenta un’estremizzazione o una svolta più politica?
La risposta non indica una rottura, ma una continuità.
“These are topics that are part of our ongoing artistic research.”
Il loro cinema insiste da tempo su alcuni nodi precisi: lavoro immateriale, auto-ottimizzazione, iper-mediazione.
“We have immaterial labor, self-optimization… and what digitalization and hyper-mediatization are doing to our bodies, our language, our minds.”
Non c’è quindi un cambio di direzione, ma una progressiva intensificazione di una ricerca già avviata.
PUPIDRAMA: il passato che continua a combattere
In PUPIDRAMA – Dalla Notte Contemporanea usate il Teatro dei Pupi per parlare di tecno-feudalesimo e militarismo. È un contrasto tra tradizione e contemporaneità o qualcosa di più?
“Not only contrast. There are so many deeply rooted wars that unfold again and again.”
Le connessioni con il presente sono evidenti:
“We have similar stories in cinema, in computer games.You can split their heads or cut arms… it’s like an archaic special effect.”
Un effetto speciale primitivo che dialoga direttamente con la spettacolarizzazione contemporanea.
Ma il vero gesto è narrativo:
“They always win… and we wanted to write a very different story.”
Nel loro film, infatti, i personaggi entrano in crisi.
“They wake up and don’t know where they are, if it’s a dream or reality.”
Il mito smette di rassicurare e comincia a vacillare.
Pupidrama
Freeroam À Rebours, Mod#I.1: il corpo come glitch
Partite dai glitch degli avatar nei videogiochi per trasformarli in gesti reali. Volevate tradurre un errore digitale o riflettere su corpi umani che sembrano ormai interfacce inceppate?
“It’s always both. We were fascinated by glitches. They have a kind of uncanniness. We are trained to live like in a perfect game… everything has to go smooth.”
Ed è proprio contro questa ossessione per la perfezione che interviene il film.
“We love failure scenarios because they represent something totally human.”
Il meccanismo è paradossale: attori che imitano errori di avatar che imitano esseri umani.
“It’s about learning not only perfection, but also inadequacy from the machine.”
Un ribaltamento che diventa quasi una proposta utopica.
Videogioco, controllo e gesto contemporaneo
D. Nei vostri lavori il videogioco non è mai solo immaginario pop, ma un laboratorio del presente. Freeroam rappresenta un punto centrale della vostra ricerca su performance e controllo?
“No. It doesn’t peak out from the rest of our films. These are recurring topics in our works.”
Temi che attraversano installazioni, film e progetti futuri.
“We’re always working with music too… we are planning a new project.”
Il loro cinema non costruisce vertici. Costruisce traiettorie.
Freeroam À Rebours, Mod#I.1
Follia si, ma quanto bella?
Panhans e Winkler non cercano una forma definitiva. Non vogliono nemmeno offrirla.
Costruiscono immagini instabili, attraversate da linguaggi diversi, che riflettono un presente in cui identità, corpo e rappresentazione sono già in crisi.
E allora il loro cinema fa una cosa semplice e radicale: non semplifica.
Si muove, cambia forma, si inceppa, riparte.
Proprio come il mondo che prova a raccontare.
Proprio per questo è indispensabile la loro presenza ad un evento significativo come il Festival del Cinema Tedesco di Roma. Serve un fenomeno come la coppia Panhans e Winkler, serve credere che la follia astratta possa liberarci.