Interviews
‘People and meat’ intervista con il regista Yang Jong-hyun
Published
4 ore agoon
È People and meat del regista Yang Jong-hyun ad aprire la 24esima edizione del Florence Korea Film Fest. Una commedia densa di riflessioni che ha come protagonisti tre anziani che cercano di vivere il momento.
Nella cornice del festival fiorentino abbiamo fatto alcune domande al regista Yang Jong-hyun.
People and meat di Yang Jong-hyun
I tre protagonisti si potrebbero definire come tre invisibili nella società di oggi, nel senso di emarginati. Credi che ultimamente ci sia stata una sorta di evoluzione per dare loro più spazio, soprattutto al cinema e renderli meno invisibili? Mi viene in mente per esempio un film come Perfect Days di Wim Wenders dove un invisibile diventa protagonista assoluto (ma se vogliamo anche Nomadland).
Sono sorpreso dall’uso di questo termine (invisibili). Fino a ora ho pensato solo a persone emarginate, isolate, però l’invisibilità è effettivamente un termine che mi ha colpito. Possiamo dire che ci ritroviamo in un periodo storico in cui la disperazione è forse maggiore della speranza di per sé. Anche lo slogan va a integrare quella che è la mancanza.
Quanto al resto ho notato anche io la tendenza di questi ultimi tempi nel settore cinematografico di trattare questi temi che riguardano le persone invisibili, e credo che sia dovuto al fatto che più persone adesso si mettono nella posizione di pensare che bisogna fare qualcosa per questi invisibili. Ma il fatto stesso che più persone si adoperino per questo e che ci siano più movimenti per fare un qualcosa significa che forse ci sono molti più invisibili di quanti non ce ne fossero in passato. Quindi ho paura che il mondo sotto questo punto di vista stia solo peggiorando.
People and meat fa riflettere anche sull’evoluzione della società e sulla tecnologia. I protagonisti sono tre anziani, ma non è solo questo ad averli trasformati in invisibili. Potrebbe essere anche la troppa tecnologia considerando che la Corea è un paese molto all’avanguardia da questo punto di vista?
È un’osservazione correttissima. Credo che la Corea del Sud sia un paese piuttosto divertente e interessante perché è un paese con tante ricchezze, tanto potenziale. Hanno questa ossessione verso la tecnologia e il sistema tecnologico. Immaginiamo, per esempio, una coppia di anziani che vuole andare a vedere un film e poi a cena fuori. Ecco, una cosa così semplice al giorno d’oggi per una coppia anziana non è così facile senza l’intervento di un giovane. Questo perché per qualsiasi cosa è richiesto comunque un passaggio tecnologico ed è una cosa anche interessante e curiosa, perché alla fine coloro che approvano questi sistemi e queste innovazioni sono persone anziane anche loro. Quindi la domanda è: perché decidere e scegliere una via che va a ostacolare se stessi alla fine?
È un punto piuttosto curioso per me.
Tre o quattro protagonisti?
Volevo chiederti delle scene nei ristoranti e quelle subito dopo che corrispondono alle loro fughe. Oltre che essere costruite come scene d’azione (ma che avendo loro come protagonisti risultano quasi comiche), secondo me servono anche per mostrarci una Corea che è a tutti gli effetti protagonista. Si può parlare di quattro protagonisti? Sei d’accordo?
Sono molto sorpreso in maniera positiva dalle domande perché sono punti sui quali non ho mai riflettuto. In conferenza dicevo che il completamento del film avviene col pubblico, ecco sei un ottimo pubblico.
La loro fuga dai ristoranti diventa un’evasione dalla monotonia e dalla vita che li aspetta. Naturalmente è tutto portato all’estremo, ma si potrebbe considerare come un insegnamento: quello di vivere ogni momento, senza fermarsi troppo a riflettere? Alla fine il nipote, giovane, rimane spaesato dal loro comportamento e prima si arrabbia e poi li perdona.
Devo dire che è stato intenzionale inserire questo fatto del vivere il momento. Ai giorni nostri, per come siamo fatti noi e per il sistema nel quale viviamo, è impossibile slegarsi completamente dal passato e non aggrapparsi al futuro. Ho fatto, però, questa osservazione: per le persone anziane, considerando che vivono già in una realtà in cui hanno sacrificato tanto e hanno rinunciato a tanto, forse è più facile poter vivere il momento e il presente.
Riguardo ai ruoli che si sono scambiati, invece, tra nipote e nonna, era effettivamente quello che ho voluto dirigere. Volevo far riflettere su questo, però mi sembra di capire che forse è venuto fuori addirittura più divertente e più interessante di come l’avevo prevista.
Il titolo scelto da Yang Jong-hyun
People and meat è anche un gioco di parole. People and meat e People and meet. In effetti l’incontro tra i tre diventa fondamentale per loro e per noi spettatori e il fatto di mangiare insieme la carne diventa un rituale. La traduzione corrisponde al titolo originale? E c’è questo intento metaforico?
Sì, la traduzione corrisponde al titolo originale. People quindi non anziani, ma persone che quindi possono essere anziani, ma anche bambini o comunque di qualsiasi tipo di età, sono tutte persone. Ci tenevo a far rappresentare questo aspetto anche per ricordare che in realtà le persone anziane non sono state sempre anziane. Volevo anche far leva su questo e sottolineare meglio questo punto.
Poi c’è da dire che in Corea, soprattutto nei ristoranti di barbecue coreano è impossibile poter andare a mangiare singolarmente, per forza è richiesta una compagnia e quindi è comunque un momento di incontro, di legame.
A proposito del titolo approfitto per raccontare un aneddoto. Il nostro team di marketing in Corea, non so se volutamente o meno, ha giocato sul titolo perché quella and tra People e meat l’ha scritto con un carattere molto piccolo che quasi non si leggeva. È diventato, quindi, People meat, tipo carne umana. Praticamente un titolo un po’ ambiguo che, però, ha suscitato un po’ di curiosità tra le persone che non capivano di cosa parlasse questo film.