Gli zombie invadono la Corea (e Firenze) anche in versione animata. Al Florence Korea Film Fest, arrivato quest’anno alla sua 24esima edizione, arriva infatti Seoul Station, film scritto e diretto da Yeon Sang-ho, per una speciale rassegna dedicata proprio alle opere del cineasta. Si tratta di uno spin-off prequel del celeberrimo Train to Busan, diretto sempre dallo stesso regista, uscito anch’esso nel 2016. Il film, inoltre, recupera lo stile d’animazione tipico dei primi lavori del cineasta, quali King of Pigs e The Fake.
Seoul Station, la trama in breve
Mentre scende la sera su Seoul, alla stazione dei treni si aggira un anziano senzatetto agonizzante per un morso sul collo. Non è che uno dei focolai della terribile epidemia che si sta diffondendo in città: chiunque viene morso da un individuo già infetto si trasformerà in uno zombie. Mentre il panico prende il sopravvento e le autorità si dimostrano incapaci di fronteggiare la situazione, una ragazza sola lotta per mettersi in salvo.
Tra azione e tensione per le strade di Seoul
Lo stile animato che contraddistingue le opere di Yeon Sang-ho potrebbe non piacere a tutti. Di primo impatto, potrebbe addirittura risultare ostico per un pubblico abituato alla precisione dei film d’animazione statunitensi o giapponesi. L’impressione che si ha guardando Seoul Station, infatti, è quella di vedere un manhwa (il tipico fumetto coreano) che prende vita sotto ai nostri occhi, sia nei suoi pregi (un tratto realistico e pulito) sia nei suoi difetti (animazioni macchinose e poco fluide). Ma laddove il film può peccare di mancanze tecniche, il regista lavora di grazia sulla messa in scena e sul montaggio, riuscendo a coprire suddette mancanze.
Seoul Station è infatti un film adrenalinico, ricco di azione e di pathos. Un film che intrattiene lo spettatore per tutta la sua durata, grazie a un ritmo veloce e a sequenze dinamiche. Aiuta, in questo senso, una struttura narrativa suddivisa in più linee, tipica di certi film che fondono l’action con l’horror, che mantiene alta la tensione. In particolare, possiamo qui seguire le vicende della giovane Hye-sun in costante fuga da questo pandemonio zombie, da una parte, e quelle di Ki-woong, il suo compagno, e di Suk-gyu, il padre di lei, alla ricerca della ragazza, dall’altra. La trama del film, quasi un semplice pretesto per mettere in scena l’azione, è in grado di regalare comunque varie sorprese.
Il ruolo sociale dello zombie
Yeon Sang-ho, però, in questo suo divertissement zombie, non dimentica come questa figura orrorifica abbia sempre avuto una certa valenza socio-politica. Il regista coreano, in particolare, recupera la lezione di George A. Romero, il padre dello zombie cinematografico, che nei suoi film, da La notte dei morti viventi a Survival of the Dead, ha sempre raccontato, sotto varie vesti, questa creatura come alterità, per veicolare forti messaggi di critica sociale. Anche il cineasta coreano, dunque, rappresenta lo zombie come alterità sociale, per affrontare quei temi di disuguaglianza socio-economica, tanto cari ai registi della Corea del Sud, come Bong Joon-ho e Park Chan-wook.
Non è un caso, infatti, che l’epidemia zombie parta da un senzatetto. La piaga che colpisce Seoul nasce dunque dall’emarginazione sociale e dal disinteresse verso le classi più povere, gli ultimi degli ultimi della società coreana. Questa non è di certo la traccia principale del film, ma si tratta comunque di un punto importante e significativo, soprattutto nella prima parte del lungometraggio. Seoul Station non si presenta, dunque, solo come una visione di alto intrattenimento, dinamica ed emozionante, sul tema dello zombie, ma anche come una piccola riflessione sulla condizione dei meno fortunati all’interno della società coreana.