Approfondimenti

‘Il testamento di Ann Lee’: un’epopea femminile in musica

Come ‘Il testamento di Ann Lee’ ha riconfigurato gli elementi del musical

Published

on

Le grandi epopee del cinema sono spesso state appannaggio di protagonisti maschili. Molti, infatti, sono i cosiddetti antieroi, personaggi scomodi e imperfetti ma per cui è impossibile non provare una sorta di ammirazione. Di meno, invece, sono gli esempi di grandi narrazioni in cui a essere scomoda è una protagonista femminile. È questo il caso de Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee, Mona Fastvold, 2025) che, dopo aver sconcertato il pubblico della scorsa Mostra del cinema di Venezia, è arrivato nelle sale italiane con Searchlight Pictures.

Definire Il testamento di Ann Lee

Attribuire un’etichetta a questa pellicola sarebbe, come nella stragrande maggioranza dei casi, riduttivo e poco interessante. Allo stesso tempo, la centralità della colonna sonora e delle relative performance è innegabile. Ann Lee (1736 – 1784), infatti, è stata la madre del movimento degli shakers, nel quale il dialogo con Dio si manifestava soprattutto con danze e canti collettivi. Fastvold ha trasformato ciò che sarebbe potuto rimanere un mero elemento narrativo in una vera e propria necessità, rendendo la colonna sonora di Daniel Blumberg una componente imprescindibile per raccontare la storia della predicatrice.

Se un genere non basta a definire Il testamento di Ann Lee, è possibile indagarlo focalizzandosi sul suo tratto più essenziale: la musica.

Amanda Seyfried and ensemble in THE TESTAMENT OF ANN LEE. Photo courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Una protagonista diversa dal solito

Per descrivere Ann Lee si può prendere in prestito l’introduzione che Michela Murgia dedicava a ogni Morgana del suo celebre podcast. Donne

controcorrente, quelle che nella percezione comune sono strane, pericolose, esagerate

e, continua, che

vogliono piacersi, non compiacervi.

È questo l’elemento che distingue l’epopea della protagonista de Il testamento di Ann Lee. Le idee della donna, considerata dagli shakers come l’incarnazione femminile di Cristo, non sono facilmente condivisibili, ma è proprio questa difficoltà a rendere dirompente la sua perseveranza nel perseguirle.

Ann Lee secondo Amanda Seyfried

A definire la Ann Lee di Mona Fastvold è indubbiamente la sua interprete, Amanda Seyfried. Per analizzare il ruolo della musica nel film, infatti, è utile considerare anche la carriera dell’attrice. Arrivata alla ribalta grazie alla versione cinematografica del musical cult Mamma Mia!, Seyfried è sempre stata riconosciuta per il suo aspetto quasi angelico e la sua voce da usignolo. Sono queste caratteristiche a contraddistinguere i personaggi di Sophie in Mamma Mia! (Phyllida Lloyd, 2008) e, soprattutto, Cosette ne Les Misérables (Tom Hooper, 2012). Nonostante la vitalità del primo personaggio e la saggezza del secondo, però, le performance di Seyfried in questi film paiono corrispondere a due figure femminili sostanzialmente perfette. A un certo punto, questa parabola sembra essere arrivata a un bivio: l’attrice, infatti, non ha ottenuto il ruolo di Glinda in Wicked (Jon M. Chu, 2024-2025), poi ricoperto da Ariana Grande; con Il testamento di Ann Lee, invece, la sua carriera sembra aver assunto una piega differente.

La voce di Ann Lee

Nonostante il successo del musical durante la Golden Age hollywoodiana, oggi il genere non è tra i più amati. Caratterizzato da un’estetica spesso eccessiva e camp, col tempo è stato relegato in una nicchia di appassionati in grado di “sopportare” l’incredulità generata dall’utilizzo di danza e canto come veicolo di narrazione (e non solo). Al di là di eccezioni come La La Land (Damien Chazelle, 2016) e il recentissimo Wicked, che si sono mossi in un crinale molto delicato, il musical non è più mainstream da tempo.

Non sorprende, dunque, che sia proprio la musica l’elemento più sovversivo e respingente del percorso di Ann Lee. I canti, infatti, sono preponderanti e danno inizio alla narrazione. Come accade in titoli di Broadway quali Natasha, Pierre & The Great Comet of 1812 o Hamilton, il brano iniziale (The Testament of Ann Lee) mette tutti gli elementi sul tavolo. Mary Partington (Thomasin McKenzie), amica e seguace fedele, è la narratrice deputata per il racconto – forse trasfigurato – delle imprese di Ann Lee. Nel film, dunque, la musica degli shakers non è un semplice elemento di verosimiglianza, bensì una necessità. La colonna sonora extradiegetica, che Blumberg compone richiamando i veri inni degli shakers, si intreccia alle danze e ai canti che, in apertura come nel resto del film, i personaggi mettono in scena.

Christopher Abbott and Amanda Seyfried in THE TESTAMENT OF ANN LEE. Photo courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Una colonna sonora fatta di inni

Distinguere la colonna sonora originale di Blumberg dai canti degli shakers diventa piuttosto difficile. Suoni e rumori di scena, voci del cast e strumenti musicali si avvicendano per costruire un mondo sonoro unico e inscindibile. Musica diegetica ed extradiegetica, infatti, si avvicinano fino a confondersi come accade con realtà e immaginazione. Questo labile rapporto tra colonna sonora e inni originali, film e fatti, si traduce anche a livello narrativo. Come anticipato, Il testamento di Ann Lee nasce dalla narrazione da parte della fedele sorella Mary. I racconti riguardanti esponenti della religione e della fede, spesso tramandati per secoli, hanno riscritto la realtà tanto da sostituirsi a essa. Così, Fastvold mette in scena liberamente la vita di Ann Lee senza interpretare gli eventi né come miracolosi né come scientificamente giustificabili.

Le immagini tra musica e danza

Il testamento di Ann Lee è un film composto da confini rarefatti. Colonna sonora e musica diegetica, come realtà e immaginazione, sono impossibili da discernere. Altrettanto indefinita è anche la natura delle danze che spesso accompagnano i canti.

Nella tradizione degli shakers, infatti, la preghiera prevede inni e danze. Mona Fastvold e il cast mettono in scena la natura performativa di questi momenti per mezzo di un’interpretazione estremamente significativa. Sin dalla prima volta che Ann si avvicina alla pratica della setta quacchera, i canti e le danze non appaiono come formule istituzionalizzate, ma piuttosto la diretta espressione di un disagio interiore che, per mezzo della voce e del movimento, viene espiato e consente al fedele di avvicinarsi a Dio (Wardleys).

È in questo caso che la performance di Seyfried, come del resto del cast, risulta particolarmente efficace. Durante un brano come Worship, grazie alle coreografie di Celia Rowlson-Hall, la spontaneità quasi selvaggia dei canti e dei movimenti dei fedeli si inserisce in un quadro più ampio fatto di immagini fortemente pittoriche e inquietanti, a tratti colossali.

Melodie sfuggenti

Nonostante la presenza dei canti sia giustificata dalla narrazione, non mancano occasioni in cui la loro natura appare meno definita. In questo caso, a mescolarsi sono i confini tra musical diegetico e non diegetico. Se, come in altri film musicali biografici, Il testamento di Ann Lee presenta una forte motivazione per la presenza di inni e danze, questa viene meno nel momento in cui i canti interpretati dai personaggi corrispondono ai loro moti interiori. Quando in prigione una delirante Ann canta l’inno Hunger & Thirst, sembra di trovarsi davanti alla scena de Les Misérables nella quale Anne Hathaway, nei panni di Fantine, interpreta I Dreamed a Dream. Gli elementi che avvicinano questa sequenza al genere musical sono due. In primo luogo, la preghiera è – o dovrebbe essere – un atto intrinsecamente legato allo stato emotivo di chi la recita; secondo, il canto di Ann in questo frangente corrisponde a una sua presa di coscienza spirituale che culminerà nelle sue visioni.

Amanda Seyfried in THE TESTAMENT OF ANN LEE. Photo courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

L’istituzionalizzazione della pratica degli shakers

Con l’avanzare del viaggio di Ann Lee, dall’avvicinamento al gruppo fino alla diffusione negli Stati Uniti, anche il modo di “interpretare” la preghiera cambia. Dopo le sequenze folli e concitate del periodo inglese, durante il viaggio in nave verso gli Stati Uniti la preghiera diventa un momento scandito da una danza trascinante ma dalle movenze quasi militari, tanto da essere condotta in ginocchio (All is Summer).

A costituire un momento decisivo è la sequenza in cui William (il fratello di Ann interpretato da un sorprendente Lewis Pullman) e John (David Cale) esplorano il New England alla ricerca di un terreno dove insediarsi (John’s Running Song). John, spinto da una forza invisibile, canta durante una corsa sfrenata verso il territorio che ospiterà la prima comunità americana degli shakers. Si tratta di un pezzo originale di Blumberg e Fastvold che, per la prima e unica volta nel film, sembra completare una vera e propria sequenza musical.

Quando la comunità si stabilisce negli Stati Uniti, però, la preghiera diventa un momento di unione fortemente disciplinato, con le donne da un lato e gli uomini dall’altro, attraverso coreografie molto diverse da quelle iniziali. È con questo cambiamento che si testimonia la radicalizzazione dei principi alla base della comunità, ovvero la castità e il rifiuto della proprietà privata.

Amanda Seyfried and ensemble in THE TESTAMENT OF ANN LEE. Photo courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Una minaccia al potere costituito

In mano agli shakers, quindi, la musica assume una valenza politica e inizia a essere percepita come una minaccia. Osteggiati e costretti a lasciare la Francia prima e l’Inghilterra poi, il versante più estremo della credenza degli shakers sta nella resistenza a qualsiasi tipo di autorità. In Inghilterra Ann viene arrestata, mentre negli Stati Uniti il rifiuto di prendere le parti dello schieramento americano durante la Guerra d’indipendenza ha causato ulteriore ostilità verso il gruppo; questa volta con conseguenze disastrose. I canti degli shakers, nella terza parte del film, scandiscono il lavoro quotidiano della comunità tra la cura dell’insediamento e la diffusione del credo. Gli inni sono ormai una presenza costante nella vita del gruppo.

Amanda Seyfried in THE TESTAMENT OF ANN LEE. Photo by Searchlight Pictures/Balázs Glódi, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures All Rights Reserved.

Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto

Questa frase, ripetuta da Ann Lee e dalla sua comunità per tutto il film, fornisce una valida chiave di lettura. In ognuno dei tre blocchi che lo compongono (La ragazza, La donna, La madre), musica e danza assolvono a una funzione precisa. All’inizio sono una manifestazione quasi incontrollabile, nella seconda sezione un mezzo di rivelazione e, infine, riti attorno ai quali il gruppo può raccogliersi. Ed è proprio qui che emerge un’ulteriore assonanza fra Il testamento di Ann Lee e il genere musical. Nei grandi musical americani, i numeri corali non solo sono fondamentali ma esplicano anche il fine ultimo dell’azione: la costruzione di una comunità. Nel film di Fastvold, la musica e la danza sono gli strumenti grazie ai quali Ann afferma le proprie convinzioni e riesce a diffonderle fino al consolidamento delle comunità shakers, insofferenti a ogni manifestazione di potere terreno e lontani dal concetto di famiglia tradizionalmente inteso.

Ma nonostante ne Il testamento di Ann Lee la musica sia sempre al posto giusto, la sua natura rimane sfuggente. È questa l’ultima e sostanziale prova della profonda rilevanza della colonna sonora. L’elemento musicale, infatti, cambia e cresce insieme alla protagonista stessa, contribuendo alla costruzione di un film dalla difficile definizione proprio come la vita della stessa Ann Lee.

Exit mobile version