Festival del Cinema Tedesco

‘PUPIDRAMA’: un delirio di cui avevamo un disperato bisogno

Al Festival del cinema tedesco

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PUPIDRAMA — Dalla Notte Contemporanea è un cortometraggio tedesco di 23 minuti ad opera di Andrea Winkler & Stefan Nanhans, che sfugge a qualsiasi classificazione tradizionale. A metà tra cinema sperimentale e videoarte, il film, presentato alla kermesse del Festival del Cinema Tedesco di Roma, costruisce un universo visivo caotico e stratificato, mescolando riferimenti culturali, montaggi frenetici e una riflessione radicale sulla contemporaneità. Il risultato è un’opera che disorienta, provoca e, soprattutto, costringe lo spettatore a fare i conti con il presente.

Un teatro fuori controllo

Dimenticate la narrazione lineare. Qui siamo altrove.

Il corto prende in prestito l’immaginario del Teatro dei Pupi siciliano e lo catapulta in una dimensione che non è teatro cinema. È un limbo. Un palcoscenico mentale dove guerrieri, paladini, saraceni e creature mitologiche si risvegliano senza sapere esattamente perché combattono.

E infatti la domanda non è “chi sono?”, ma “perché continuiamo?”.

“sono così stanco”

Da subito il film chiarisce la sua natura: non racconta una storia, costruisce un cortocircuito.

Bradamante in PUPIDRAMA — Dalla Notte Contemporanea

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Montaggio come arma

Il dispositivo è brutale.

 PUPIDRAMA  mostra un montaggio frenetico, immagini di guerra reale, spezzoni di altri film, videogiochi, rendering 3D. Tutto si sovrappone, collide, implode. Non c’è respiro. Non c’è ordine.

Eppure, dentro questo caos, una logica esiste.

Perché il film non vuole essere bello. Vuole essere aggressivo. Vuole stordire. Vuole replicare esattamente il bombardamento visivo in cui viviamo ogni giorno.

Non è estetica. È strategia.

La farsa del presente

Poi arriva il colpo di genio.

Il corto inserisce, a intervalli regolari, una parodia di videoclip hip hop. Un elemento apparentemente fuori posto che invece diventa il cuore ironico dell’opera.

Funziona. Eccome se funziona.

Perché mentre tutto implode, quella parentesi pop diventa uno specchio deformante. Un momento quasi da festival come il Seeyousound, ma più sporco, più disturbante.

Non alleggerisce. Amplifica il disagio.

Capitalismo: il vero protagonista

Il bersaglio di PUPIDRAMA è chiaro. E non fa prigionieri.

Il film lo dice senza girarci intorno:

Il capitalismo è l’unica forma sociale alla quale non interessa di che colore è la tua pelle, purché paghi.”

Fine della discussione.

Da qui si sviluppa una satira feroce: divise militari firmate Prada, altre targate Bershka, in un cortocircuito che richiama apertamente estetiche totalitarie del Reich. Il risultato è grottesco, ma mai innocuo.

Perché la risata, qui, è sempre accompagnata da un retrogusto amaro.

Tra Ariosto e Nietzsche

Nel caos emergono coordinate precise.

Una marionetta si chiama Bradamante. Non è un caso. È un riferimento diretto all’Orlando Furioso. E quando si parla di andare sulla luna a recuperare il senno del mondo, il gioco diventa esplicito.

Ma non basta.

Tra le immagini sembra affiorare anche Also sprach Zarathustra. L’eco kubrickiana non è nostalgia cinefila. È un segnale.

Il corto non cita per sfoggiare cultura.
Cita per dire che il passato è ancora qui. E che non abbiamo imparato nulla.

Pirandello nel tecno-feudalesimo

Ma stiamo trascurando l’aspetto fondamentale di questa narrazione, ovvero i nostri attori/performer. Le marionette.

Non sono solo personaggi e sono ben altro che semplici maschere. Sono corpi svuotati. Sono individui che cercano senso in un sistema che li usa e li consuma.

Pirandello aleggia ovunque, ma filtrato attraverso un presente dominato da quello che il film definisce, implicitamente, un tecno-feudalesimo neoliberista.

Il risultato è spietato: identità frammentate, valori evaporati, realtà che non distingue più tra autentico e artificiale.

PUPIDRAMA — Dalla Notte Contemporanea

Il paradosso finale

E in mezzo a tutto questo?

Le marionette vogliono solo andare in spiaggia.

Sembra una battuta. Non lo è.

È il cuore tragico del film.

Perché mentre il mondo implode tra guerre, capitalismo e perdita di senso, l’unico desiderio rimasto è qualcosa di semplice, quasi banale.

Umano.

Troppo umano.

Insomma quale era la Password?

Ma quindi di cosa parla questo corto? è proprio qui che sta il punto. PUPIDRAMADalla Notte Contemporanea è un corto punk nel senso più autentico del termine.

È sporco, eccessivo, a tratti insopportabile. Ma è anche lucido. Lucidissimo.

Vomita immagini, parole, riferimenti. Dice tutto; ma proprio tutto, e lo fa con una consapevolezza rara.

Non è un film per tutti.

Ma è esattamente il tipo di cinema che serve oggi.

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