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‘Cattiva Strada’ a Bari tra criminalità e voglia di riscatto

In Concorso al BIF&ST l’opera prima di Davide Angiuli . In sala dal 26 Marzo

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Cattiva Strada è un film del 2026 diretto da Davide Angiuli. In concorso a Bari al Bif&st nella sezione per il cinema italiano, è un’opera prima che mescola criminalità, degrado urbano e voglia di riscatto.

Nei cinema italiani il 26 marzo 2026, distribuito da Notorious Pictures.

Cattiva Strada

Siamo a Bari, tra il quartier San Nicola e il mare, nella città che il regista conosce intimamente. Ma il contesto è universale, potremmo essere infatti in qualunque grande città mediterranea.

Donato (Malich Cissè) ha poco più di diciottanni, vive con la nonna malata di Alzhaimer (Lucia Zotti) e fa i turni in un garage del centro. Una sera, aggredito da Agust (Giulio Beranek), è costretto ad abbandonare il garage lasciandolo incustodito. Il giorno dopo il proprietario, senza sentire ragioni, lo licenzia e lo mette in mezzo alla strada. Senza punti di riferimento, Donato finisce per cercare aiuto proprio dal suo aggressore. È consapevole che questo significa entrare nel mondo della piccola criminalità ma si sente allo sbando e non intravede alternative.

Agust vive di piccoli furti e ricettazione. Non fa parte di un gruppo anche se si sente parte della sua comunità. Abita con la madre e la sorella: le mantiene e le protegge come un capofamiglia. È sempre sopra le righe, per lui il mondo è una guerra continua. Con Donato al suo fianco intravede la possibilità di alzare il tiro dei suoi affari. In due è più facile organizzarsi, soprattutto se il secondo ha qualcosa che ad Agust manca, un’automobile.

Un racconto di formazione

L’incontro con Agust è per Donato uno spartiacque, la sua vita con lui cambia direzione e non solo perché perde il lavoro e quel minimo di stabilità economica che aveva, ma perché si trova immerso in una nuova realtà sociale e affettiva. Di furto in furto Agust tira a campare, è sicuro di sé, la fede che lo guida è il codice di diritto albanese “kanun”: un codice tramandato di generazione in generazione in cui onore, vendetta, parola data e faide familiari regolano ogni tipo di rapporto.

Donato ormai non ha più una famiglia: la nonna è nella deriva della malattia, i genitori sono spariti da tempo. Si sente tremendamente solo ed emarginato per cui anche se non ha niente da condividere con Agust e il suo mondo, si lascia conquistare. Per essere accolto infrangerà i limiti della legalità, ben sapendo che il percorso può essere irreversibile ed estremamente pericoloso. La cattiva strada si rivela inevitabile.

Donato, frequentando Agust, entra in contatto anche con la sua famiglia. A casa conosce e inizia timidamente a frequentare Erina (Romina De Giglio), la sorella del suo amico. Non è un colpo di fulmine ma tra i due si intravede la possibilità di una storia. La cronaca dei fatti sembra correre troppo velocemente per prenderne consapevolezza ma il finale lascia aperto questo desiderio.

Prigioni

Il rapporto tra criminali che diventa fraterno e solidale è un topos della letteratura cinematografica dei film di gangster suburbani. Attorno a questo nucleo il regista crea una città assente. Gli abitanti e le forze dell’ordine stanno sullo sfondo, quasi come dei comprimari. Gli abitanti per esempio non emergono se non come impassibili proprietari di case da svaligiare. La polizia fa capolino solo come una luce lampeggiante a inizio film; è un pericolo percepito ma non entra direttamente nella storia. Il film è tutto intorno a Donato e Agust.

A Davide Angiuli interessano le avventure dei protagonisti, interessa affondarli nella loro solitudine e nella consapevolezza che la salvezza è quasi impossibile. Agust sembra non avere alcuna prospettiva di lungo termine. Donato invece è diverso, non si arrende. In lui cresce l’immagine di un futuro diverso magari da realizzare scappando con Erina e lasciando la nonna nella sua deriva ineluttabile e la città nel suo declino, è giovane, volitivo e disperato.

«Con Cattiva Strada ho voluto raccontare il rito di passaggio di Donato all’età adulta»

afferma il regista, che rimarca anche di aver cercato «uno sguardo rigoroso e senza manierismi su una periferia e su un’auto che è una gabbia insieme soffocante e protettiva, metafora di una giovinezza sospesa tra il desiderio di cambiare e la paura di essere travolti dal mondo».

La realtà per entrambi è infatti quella di una prigione senza sbarre e l’auto di Donato ne è appunto il simbolo fisico e metaforico. È per via dell’auto che Agust sequestra Donato, è dentro l’auto che i due si nascondono e sfuggono alla polizia. Lì dentro l’attività criminale cresce e si realizza. Ma l’automobile, al rovescio, accompagna anche il declino della loro avventura. Un incidente porta in fibrillazione una situazione complicata. Fuori e dentro l’auto, Agust e Donato si lasciano e si riprendono. A volte l’auto manifesta addirittura una propria volontà: il motore non parte sul più bello, i personaggi rimangono bloccati, gli sportelli si incantano, non si aprono e alla fine lasciano Donato solo e prigioniero in mezzo a una strada.

Dal punto di vista stilistico Davide Angiuli ha girato Cattiva Strada con un unico obiettivo, 50mm, e stando sempre addosso ai personaggi, senza campi larghi o panoramiche distensive. Con una luce prevalentemente oscura e una soffocante colonna sonora fatta di musica techno. Il risultato ha  aggiunto ansia e urgenza alla storia. Il film corre così per un’ora e mezza mostrando tutta l’abilità del regista e consegnandoci un’opera prima senza dubbio interessante.

Crediti

Cattiva Strada è prodotto da Mario Mazzarotto per Movimento Film, Francesco Lopez per Oz Film, Daniele Mazzocca per Verdeoro e Guglielmo Marchetti per Notorious Pictures in collaborazione con Rai Cinema. È stato sviluppato in collaborazione con Fondazione Anica Academy e realizzato con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, Coesione Italia 21-27 Puglia, Unione Europea, Repubblica Italiana, Regione Puglia e Fondazione Apulia Film Commission.

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