Dal 6 marzo su NetflixThe Dinosaurs, un viaggio nella preistoria prodotto da Steven Spielberg e narrato da Morgan Freeman. Con una regia divisa tra Nick Shoolingin-Jordan, Jolyon Sutcliffe, Amber Cherry Eames e Darren Williams, questo documentario naturalistico ci conferma quanto possa essere potente il mito dei dinosauri, i giganti che hanno abitato il pianeta e che spesso abbiamo ritrovato sul grande schermo.
Negli ultimi decenni il mondo dei dinosauri è stato spesso al centro del racconto cinematografico.
Mitizzati dalla settima arte, hanno conquistato l’immaginario del cinema contemporaneo. Questo documentario prova invece a restituire loro un tocco di realtà, riportandoli dentro una dimensione più scientifica senza comunque rinunciare al linguaggio cinematografico.
The Dinosaurs: total immersion
La narrazione di Morgan Freeman non si limita infatti a spiegare quel mondo: lo racconta, lo narra. Lo spettatore viene catapultato al centro degli scontri fisici tra questi animali preistorici, prendendone parte anche grazie all’uso di inquadrature soggettive e di una CGI eccezionale. Il risultato è un prodotto che supera la semplice dimensione del documentario: resta divulgativo, ma non rinnega l’aspetto spettacolare né una costruzione narrativa capace di favorire l’immersione. In diversi momenti ci sentiamo parte della scena, condividendo persino il punto di vista di queste creature.
In The Dinosaurs la struttura del linguaggio cinematografico resta centrale. Dopo aver introdotto il regno dei dinosauri di 66 milioni di anni fa, il racconto compie un salto indietro fino a 235 milioni di anni fa per comprenderne l’ascesa. La Terra appare allora come un mondo ancora più estremo: un unico continente, la Pangea, dominato da temperature altissime e popolato da grandi rettili. Una lunga fase di tempeste e cambiamenti climatici trasformò però quel paesaggio, sostituendo le distese desertiche con vaste foreste. Fu proprio questo mutamento a creare le condizioni per la nascita e l’espansione dei dinosauri. Il documentario costruisce così il racconto di un lento passaggio di consegne tra regni animali. Il tramonto dei grandi rettili lascia spazio all’ascesa di una nuova specie capace di adattarsi, evolvere e sfruttare le nuove condizioni ambientali. I dinosauri iniziano progressivamente a dominare questo mondo trasformato, sviluppando caratteristiche che permettono loro di sopravvivere e prosperare.
Divulgazione e narrazione
Divulgazione scientifica e narrazione si fondono così nella costruzione di piccole trame naturali che accompagnano l’evoluzione di questi animali. La narrazione ci accompagna, così, all’interno di brevi narrazioni “familiari”, lotte e domini. Il documentario segue la successione delle varie forme di vita: dai rettili erbivori fino ai primi dinosauri, anch’essi inizialmente erbivori, destinati però presto a condividere il loro habitat con nuovi predatori. I primi dinosauri carnivori fanno la loro comparsa, antenati lontani di creature come il Tirannosauro Rex. È l’inizio di una lunga rivalità tra erbivori e carnivori, un equilibrio fragile che definisce progressivamente la catena alimentare.
Il rischio della sintesi
Il racconto attraversa però una linea temporale che si estende per centinaia di milioni di anni e lo fa con un ritmo serrato. Una scelta che, se da un lato mantiene alta la spettacolarità del documentario, dall’altro rischia talvolta di frammentare la narrazione, costretta a condensare in pochi passaggi il susseguirsi di interi regni animali e dei loro equilibri. La storia della Terra viene così raccontata con un rapide successioni evolutive, con nuovi equilibri che si ridisegnano, favorendo così una forte tensione spettacolare. Infatti, nel corso degli episodi si amplia questa prospettiva mostrando un pianeta in costante trasformazione. Alla competizione tra le diverse specie si affiancano infatti catastrofi naturali capaci di ridisegnare la superficie della Terra: terremoti, eruzioni e gas tossici che modificano il volto della Pangea e mettono a rischio la sopravvivenza stessa della vita animale.
Da queste crisi all’espansione del regno dei dinosauri, il documentario offre un costante equilibrio tra rigore scientifico e spettacolarità narrativa e visiva. Ed è proprio questo il vero punto di forza di The Dinosaurs. Questa miniserie sceglie la precisione scientifica e la divulgazione, senza rinunciare al racconto cinematografico: ritmo, tensione e piccole storie naturali che si inseriscono all’interno dell’intera evoluzione. Il risultato è la capacità di interessare la platea ad un mondo così lontano, e così ancora poco conosciuto, ma senza dimenticare la forza di questo mito. Una lotta di sopravvivenza tra regni animali, una linea temporale di milioni di anni che conferma quanto questi giganti riescano ancora a dominare la nostra immaginazione.