A tre anni da Scordato, Rocco Papaleo torna dietro la macchina da presa con Il Bene Comune, un film che si muove tra introspezione e racconto corale scegliendo come spazio narrativo il silenzio della natura. Siamo nel Parco Nazionale del Pollino, tra paesaggi che sembrano sospesi fuori dal tempo, dove la presenza antica del Pino Loricato diventa il centro simbolico di una storia fatta di fragilità, incontri e possibilità inattese.
Il Bene Comune è un film che osserva i suoi personaggi senza fretta, accettando le loro contraddizioni e le loro crepe. Sono vite segnate quelle che abitano questo viaggio, ma mai completamente perdute. Piuttosto sospese in una zona grigia dell’esistenza dove il passato pesa e il futuro resta incerto.
Un’escursione che diventa racconto di resilienza e umanità
Biagio, guida escursionistica interpretata dallo stesso Papaleo, viene contattato da Raffaella (Vanessa Scalera). La donna lavora con alcune detenute coinvolte in un progetto teatrale e propone un’escursione speciale: accompagnarle fino a uno degli alberi più emblematici del Pollino. Da questa idea nasce un cammino che diventa presto qualcosa di diverso da una semplice esperienza nella natura.
Con loro ci sono Samanta (Claudia Pandolfi in un ruolo profondamente commovente), Gudrun (Teresa Saponangelo) e altre donne che portano sulle spalle storie difficili, scelte sbagliate e cicatrici ancora aperte. A unirsi al gruppo c’è anche il giovane nipote di Biagio (Andrea Fuorto), presenza che introduce uno sguardo più ingenuo e disarmato. Il viaggio diventa così un incontro tra esistenze diverse, un piccolo gruppo improvvisato che si muove tra i sentieri del Pollino mentre, lentamente, emergono ricordi, confessioni e fragilità.
La natura come specchio dell’anima
Papaleo costruisce Il Bene Comune su una coralità discreta, lasciando che le storie si intreccino con naturalezza. I temi che attraversano il racconto — la violenza domestica, il senso di colpa, il tradimento, l’incertezza delle scelte — affiorano poco alla volta, senza mai trasformarsi in dichiarazioni esplicite. Il film resta in una dimensione più sfumata, dove ogni personaggio porta con sé un frammento di verità e lo consegna allo sguardo degli altri e si trasforma in una riflessione sull’imperfezione dell’esistenza e sulla fragile possibilità di guardare la propria vita da una prospettiva diversa.
Più che cercare soluzioni o conclusioni, il film segue i suoi personaggi mentre provano a rimettersi in movimento, passo dopo passo, dentro un percorso che resta aperto e profondamente umano.
Claudia Pandolfi
Come il pino loricato che domina il paesaggio, anche queste vite portano i segni del tempo e delle difficoltà. Eppure rimangono salde, sospese tra fragilità e resilienza.
Con Il Bene Comune, Papaleo realizza un’opera che respira con i suoi personaggi, un cinema che osserva con attenzione e delicatezza, lasciando spazio allo spettatore per confrontarsi con le imperfezioni e le sfumature dell’animo umano, trasformando la visione in un’esperienza di empatia e riflessione profonda.