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‘Stranger in the park’: un lunga chiacchierata sugli anni passati

Su Netflix l’incontro dei due anziani mette a fuoco una riflessione sul tempo.

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“Questa storia potrebbe essere ambientata nel 2030, o nel 1984 o anche nel 500 d.C. […]”

Ed è questo l’inizio di Stranger in the Park (Parque Lezama), un intro che suggerisce come il film possa essere ambientato in qualsiasi epoca. Quella che ci racconta il regista Juan José Campanella, premio Oscar per I segreti dei suoi occhi e assente da quasi dieci anni sugli schermi, è la storia di un’improbabile amicizia tra due persone completamente opposte. La trovi nel catologo Netflix.

Strangers in the Park: il bello della differenza

La premessa che il regista inserisce all’inizio del film è simbolica: la vita di due anziani, con una routine differente dall’altra, che finiscono per incontrarsi. Effettivamente la loro è un’unione che trascende il tempo, perché in ogni epoca qualcuno di completamente diverso dall’altro finisce per sentirsi in qualche modo legato all’altro.

Del resto, cosa ci lega a un’altra persona? È possibile trovare qualcosa in qualcuno che è distante da noi a livello culturale e sociale? È un’indagine interessante quella che pone il regista. Il rapporto tra i due protagonisti è anche il riflesso di un Paese, l’Argentina, che ha vissuto diverse spaccature, in particolare sin dai tempi delle guerre civili, fino all’instaurazione della Repubblica Conservatrice e poi al ritorno alla Democrazia.

Il tempo che ci resta

Una delle questioni che Strangers in the Park pone, attraverso i suoi personaggi, è cosa possiamo fare del nostro tempo negli ultimi momenti della vita. È questo l’interrogativo che solleva la pellicola, sfruttando i suoi due protagonisti: Antonio, un ex militante comunista che ancora crede nella lotta sociale contro le ingiustizie, e León, un umile uomo che sta però per perdere il suo impiego come sovrintendente edile.

A ciò si aggiungono i rimpianti della giovinezza: ciò che si sarebbe potuto fare, le “fumate” mai fatte in tutti quegli anni, gli amori mai vissuti, oltre alle lotte combattute per un ideale sociale più giusto. Quello che il regista vuole porre al centro è la riscoperta di ciò che stiamo perdendo nelle nostre vite e dei rimpianti che dovremmo limitare per poter vivere pienamente il presente.

È anche per questo che l’inizio del film si apre con quella frase: il dialogo tra i due protagonisti è una storia universale che attraversa il tempo, destinata a ripetersi ciclicamente e ad adattarsi perfettamente a qualsiasi epoca.

Strangers in the Park: due attori che reggono l’opera

Uno dei grandissimi pregi del film, che rappresenta la vera colonna portante dell’opera, sono i due attori protagonisti. Luis Brandoni ed Eduardo Blanco, che interpretano i due anziani, sono formidabili nel caratterizzare i loro personaggi, in particolare nel mettere in luce le loro differenze. Entrambi sono personaggi strambi, fuori dal tempo e incapaci di comunicare con il presente, in quanto figli della loro epoca e del loro vissuto. I due attori riescono a restituire perfettamente questa dimensione.

Una lunga chiacchierata

Ciò che potrebbe risultare dispersivo per il pubblico, e che alla lunga può cedere, è la continua sensazione di assistere a una lunga chiacchierata che si estende per tutta la giornata. Perdendo anche solo un passaggio del discorso, si rischia di perdere la concentrazione e l’interesse per il racconto.

Quello a cui si assiste è infatti un racconto teatrale sotto forma cinematografica, con un’unica location e pochi personaggi. Se non si è avvezzi a questa tipologia narrativa, potrebbe risultare difficile per un pubblico poco attento. Ciò che però rimane allo spettatore sono i due attori con i loro personaggi, capaci di catturare l’attenzione per la loro umanità e simpatia.

In conclusione, Strangers in the park di Juan José Campanella è una riflessione su ciò che rimane della nostra vita quando si diventa anziani: le amicizie, i ricordi e le ultime possibilità che possiamo ancora cogliere. Se si riesce a seguire tutta la narrazione lineare dell’opera, si esce dalla visione arricchiti.

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