C-MOVIE Film Festival
C-MOVIE 2026: una nuova edizione del festival arriva a Rimini
Il festival che permette il dialogo tra cinema e autobiografia
Published
2 mesi agoon
Si svolgerà a Rimini dal 12 al 14 marzo 2026 la terza edizione di C-MOVIE Film Festival, manifestazione organizzata da Kitchenfilm con la direzione artistica della regista e distributrice Emanuela Piovano, in collaborazione con la Cineteca di Rimini.
Tre giorni di proiezioni, incontri, testimonianze e dibattiti, tra la Cineteca e il Cinema Fulgor, confermano C-MOVIE come uno spazio di dialogo tra cinema d’autore, letteratura e pensiero contemporaneo. Tutto ciò tenendo saldi i tre concetti fondamentali che accompagnano la manifestazione dalla sua prima edizione: Cinema, Corpi e Convivenze.
Edizione 2026: storie private e lo sguardo sul mondo
Per l’edizione 2026, il filo conduttore è il rapporto tra cinema e autobiografia, tra storie private e storia collettiva. Queste non devono essere intese come semplici racconti dell’io, ma come assunzioni di responsabilità, prese di posizione etica e politica, forme di testimonianza. Tale concetto prende forma nel variegato programma di questa terza edizione.
Con le anteprime di questa edizione abbiamo voluto aprire C-Movie con un gesto preciso: mettere al centro il tempo come materia viva. Per questo abbiamo pensato l’ouverture come un movimento a tre voci. Intorno a Lidia Ravera, che il tempo lo attraversa da sempre senza nostalgia né compiacimento — un coro contemporaneo: la voce di Alec Trenta, giovanissimo fumettista che in ”Storia di come sono nato due volte” racconta il proprio coming out con intelligenza e ironia, e quella di Luca Raffaelli, critico e profondo conoscitore dell’immaginario disegnato, chiamato a fare da traghettatore tra generazioni e linguaggi. Non è un omaggio al passato, ma un dialogo tra tempi diversi. Perché il tempo non si ammazza: si attraversa. commenta Emanuela Piovano.
Proiezioni: storie di identità, crescita e incontro
Il programma di anteprime e proiezioni ruota intorno a tre titoli del listino Kitchenfilm, prossimamente in uscita nelle sale italiane. Le proiezioni serali si aprono con The Shape of Momo, diretto dalla regista Tribeny Rai, alla presenza dello sceneggiatore Kislay. Il film costituisce un ritratto intimo di tre generazioni di donne ambientato in un isolato villaggio femminile nel cuore dell’India.
Il regista belga Valery Carnoy sarà a Rimini per presentare il suo La Danse des Renards (Wild Foxes), vincitore dell’Europa Cinemas Cannes Label alla 57ª edizione della Quinzaine des Cinéastes. La pellicola è ambientata all’interno di un collegio belga dove i ragazzi ambiscono a diventare campioni di pugilato, offrendo una riflessione sulle dinamiche del maschile e della violenza.
La chiusura del festival sarà invece affidata a Songs of Forgotten Trees, premiato all’ultimo Festival di Venezia con la Miglior Regia nella sezione Orizzonti, alla presenza della regista Anuparna Roy. Il film è il racconto dell’incontro di due donne migranti a Mumbai che condividono un appartamento e scoprono, pur nelle differenze, una profonda empatia.
Tra il mito e la realtà: l’India nel cinema italiano
Oltre al film di chiusura, C-Movie 2026 dedicherà una particolare attenzione al rapporto cinematografico tra Italia e India, attraverso un percorso di visioni e incontri che interroga il mito dell’India nell’immaginario italiano. Tra gli appuntamenti, l’incontro con Italo Spinelli (autore della voce Treccani sul cinema indiano), e la proiezione del film da lui diretto ambientato in India, Gangor, storia di un fotoreporter inviato in un villaggio indiano per raccontare con le sue immagini lo sfruttamento delle tribù locali: la fotografia di una giovane madre del luogo genererà un forte scandalo. Si prosegue con la visione di Vrindavan Film Studios di Lamberto Lambertini con Enzo Decaro, opera metanarrativa che mette in scena la storia di un ragazzo italiano che si reca in India per girare un film tratto da antichi racconti mitologici indiani insieme a un regista locale.
Archivi vivi: il cinema come custode della memoria
Altro tema che attraversa il percorso di visioni di C-Movie 2026 è l’incontro tra Cinema e Generazioni. Archivi, testimonianze e memoria ne costituiscono il filo conduttore, a partire dal restauro di Vite di ballatoio di Daniele Segre, documentario che racconta la quotidianità di un gruppo di transessuali immigrati dal Sud Italia, residenti nei palazzi popolari della Torino degli anni Ottanta. La proiezione sarà accompagnata dalla storica del cinema Donata Pesenti alla presenza di Elena Bosio, moglie del regista, scomparso nel febbraio 2024.
Il dialogo tra epoche e sguardi proseguirà con la proiezione di La camera di consiglio di Fiorella Infascelli, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma che vede tra i protagonisti Sergio Rubini e Massimo Popolizio, film ambientato nel 1987 durante l’atto conclusivo del Maxiprocesso di Palermo: otto giurati, quattro donne e quattro uomini, vengono isolati per trentasei giorni con il compito di deliberare condanne o assoluzioni per oltre quattrocento imputati, in un racconto che intreccia responsabilità civile e coscienza individuale. In occasione della proiezione verrà organizzato un incontro dal titolo Giustizia e Responsabilità, con l’assessore Francesco Bragagni e l’Osservatorio sulla criminalità organizzata, nata per diffondere “una cultura della legalità” nella provincia di Rimini e una rappresentante di Soroptimist Italia.
Testimonianze del Novecento: diari, archivi e cinema
Da l’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano verrà proiettato il corto documentario Zappaterra, diretto da César Augusto Meneghetti ed Elisabetta Pandimiglio, uno degli undici documentari prodotti da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo tratti dalle testimonianze raccolte nell’Archivio. Il corto nasce a partire dall’autobiografia di Margherita Ianelli, in cui la scrittrice ripercorre il Novecento italiano, la sua infanzia contadina, l’occupazione tedesca che l’Italia ha dovuto affrontare e il dopoguerra. La proiezione sarà seguita dall’incontro con Natalia Cangi, direttrice organizzativa della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. e con Patrizia Di Luca, Unirsm, Istituto storico della Resistenza di Rimini.
Dall’archivio delle origini del cinema emerge, invece, un film muto del 1920, The Tiger’s Coat di Roy Clements, che vede protagonista l’attrice Tina Modotti, Il film, che verrà proiettato al festival, è una testimonianza preziosa della prima fase americana della diva, una delle figure più emblematiche e poliedrica del XX Secolo, in collaborazione con la Cineteca del Friuli che lo ha da poco restaurato.
Ospiti e incontri:
Ospite d’eccezione della terza edizione di C-MOVIE 2026 sarà Lidia Ravera, protagonista della serata inaugurale. Scrittrice da sempre attenta alla narrazione generazionale e autobiografica, Ravera rappresenta una voce centrale nel dialogo tra scrittura, cinema, corpo e memoria.
In occasione del cinquantesimo anniversario di Porci con le ali, romanzo del 1976 scritto a quattro mani con Marco Lombardo Radice, caso editoriale che ha segnato un’epoca raccontando la complessa relazione tra due adolescenti, la scrittrice sarà protagonista di un incontro che intreccia arte, testimonianza e riflessione sul corpo come spazio politico e narrativo. Il panel, concepito come dialogo intergenerazionale, vedrà Ravera affiancata dall’autore Luca Raffaelli, che presenterà il suo ultimo romanzo Lo spazio dentro, storia di una donna e di un uomo che, protetti dall’anonimato di una chat, imparano a raccontarsi nell’intimità. Attraverso un confronto progressivamente più profondo, tra attrazione e fragilità, i due protagonisti mettono a nudo desideri e paure, interrogandosi sul senso stesso del sentimento amoroso e su ciò che davvero chiamiamo amore.
In dialogo con loro anche Alec Trenta, giovane fumettista romano, autore di Barba. Storia di come sono nato due volte, la sua prima graphic novel, in cui, sotto alter ego, racconta il suo percorso di transizione.
Cinema e memoria: l’eredità del Sessantotto
Sul tema cinema e generazioni, anche un panel dedicato al Sessantotto e alle sue eredità, a partire dalla proiezione di Ammazzare il tempo di Mimmo Rafele, tratto dall’omonimo romanzo di Lidia Ravera, in dialogo con la regista Fiorella Infascelli, e la presentazione del progetto CLOSE (a cura di Maresa D’arcangelo del Festival Internazionale di Cinema e Donne), e Accademia Albertina (a cura del professore di Cinema Francesco Ranieri Martinotti) a cui parteciperanno studenti e docenti in un percorso che unisce cinema e memoria.
Distribuire ad oggi: il cinema indipendente tra sale e pubblico:
Non mancherà un focus sull’aspetto distributivo del cinema, attraverso un panel dal titolo “Distribuire oggi, Cinema indipendente tra sala e pubblico”, incontro che avverrà alla presenza di Mario Mazzetti, dirigente FICE e storico direttore della rivista Vivilcinema, insieme a Elena Zanni, esercente di due storici cinema riminesi, Fulgor e Settebello.
Il poster di C-MOVIE 2026 è firmato da Shut Up Claudia, illustratrice e designer dal segno audace e colorato. L’opera, So many faces, so many stories, riflette una ricerca visiva libera e fuori dagli schemi, dedicata ai temi dell’identità e della pluralità dei racconti.