Disney+ SerieTv

‘Paradise 2′ cosa funziona (e cosa no) nei primi episodi della seconda stagione

Published

on

Paradise è arrivata nel panorama streaming su Disney+ nel febbraio 2025 quasi in sordina. Eppure ha catturato fin da subito l’attenzione degli spettatori grazie a un primo episodio capace di offrire uno dei plot twist televisivi più sorprendenti degli ultimi anni, trasformando un apparente thriller politico in un fitto mistero post-apocalittico. Creata da Dan Fogelman, autore della serie di successo This Is Us, la serie mescola sci-fi e thriller costruendo un racconto che gioca costantemente con le aspettative del pubblico. La prima stagione è stata accolta positivamente, raccogliendo nomination agli Emmy Awards e consolidando il proprio successo grazie a un forte passaparola online.

Ora, a partire dal 23 febbraio, Paradise torna con nuovi episodi distribuiti settimanalmente, con una missione tutt’altro che semplice: non solo replicare il successo iniziale, ma espandere un mondo narrativo che nel finale della prima stagione ha completamente cambiato scala. Riuscirà a farlo?

Dove siamo rimasti: la verità dietro Paradise

Il finale della prima stagione ha segnato una svolta nella natura stessa della serie. Quello che sembrava un thriller politico ambientato in una comunità perfettamente controllata si è rivelato più complesso: nonostante il nome, Paradise non si è rivelata una città modello, ma un bunker sotterraneo costruito dopo una catastrofe globale, fondato su decisioni moralmente discutibili e su una verità accuratamente nascosta ai suoi abitanti. L’agente dei Servizi Segreti Xavier Collins, interpretato da Sterling K. Brown (This Is Us), dopo aver scoperto le reali origini del progetto, prende una decisione radicale: con la possibilità che sua moglie sia ancora viva, decide di lasciare Paradise e affrontare l’ignoto, spinto dalla rivelazione che il mondo esterno potrebbe non essere del tutto scomparso. L’ultimo colpo di scena non rappresenta soltanto l’ennesima svolta narrativa, ma segna un vero cambio di prospettiva, ampliando il respiro della serie da thriller prevalentemente politico a racconto sci-fi e post-apocalittico.

Paradise 2: i nuovi personaggi oltre il bunker

Paradise Disney+

La seconda stagione si apre con l’introduzione di due nuovi personaggi. Annie Clay, interpretata da Shailene Woodley (Divergent, Big Little Lies), è una ex guida turistica di Graceland, la storica residenza di Elvis Presley a Memphis, sopravvissuta alla catastrofe e testimone diretta di un mondo esterno molto diverso da quello raccontato agli abitanti del bunker. Accanto a lei conosciamo Link, interpretato da Thomas Doherty, leader di un gruppo di sopravvissuti che sembra possedere informazioni cruciali sull’esistenza e sulla funzione di Paradise.

È una scelta narrativa coraggiosa quella di dedicare l’intero primo episodio a personaggi completamente nuovi, sospendendo temporaneamente la continuità con quanto visto finora. La scommessa, almeno inizialmente, funziona: il personaggio interpretato da Woodley risulta emotivamente coinvolgente e l’episodio costruisce tensione e mistero, culminando in un plot twist finale che conferma la volontà della serie di reinventarsi ancora una volta. 

Alla ricerca di un nuovo equilibrio

Paradise Disney+

Nei primi tre episodi la timeline si espande sensibilmente. Il racconto alterna il periodo immediatamente successivo all’apocalisse, mostrando la sopravvivenza nel mondo esterno, al percorso di Xavier Collins dopo l’uscita dal bunker, facendo convergere le linee narrative al termine del secondo episodio. Il terzo cambia nuovamente prospettiva riportandoci all’interno di Paradise, dove nel frattempo la crisi di potere lasciata dal finale della prima stagione è esplosa apertamente e gli equilibri politici appaiono sempre più instabili.

Se l’introduzione dei nuovi personaggi risulta inizialmente efficace, l’ambizione narrativa della stagione inizia presto a mostrarne anche i possibili rischi. La scelta di sviluppare contemporaneamente tre prospettive diverse — il mondo esterno post-apocalittico, il viaggio di Xavier e la crisi interna al bunker — amplia certamente l’universo della serie, ma finisce per mettere in secondo piano il nucleo emotivo che aveva reso così coinvolgente la prima stagione, relegando per un po’ ai margini proprio Xavier Collins.

Non è una strategia inedita: chi ha amato Lost, l’iconica serie creata da J.J. Abrams, ricorderà come la seconda stagione aprì il racconto a nuovi personaggi e alle prospettive di altri sopravvissuti, senza però perdere il cuore della narrazione. Paradise, almeno in questi primi episodi, sembra invece ancora alla ricerca di un equilibrio. Resta quindi da vedere se la serie riuscirà davvero a espandere il proprio mondo senza smarrire la propria identità, con nuovi capitoli in arrivo ogni lunedì su Disney+.

Exit mobile version