Rieti International Film Festival

‘Le cascate del salto’ o di come trovarsi perdendosi

È proprio vero che il viaggio è la vera meta.

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Al Rieti International Film Festival, in anteprima per la sezione Italia Fiction Under 35, è stato presentato il 19 febbraio Le cascate del salto, corto diretto da Flavio Stano, scritto con Annapaola Ragno e prodotto da Tramare Film. A prima vista, sembra il racconto di un piccolo viaggio di due ragazzi, ma nasconde forse un significato più profondo?

Le cascate del salto: da dove inizia il viaggio?

Marcello (Jacopo Casalino) e Gioele (Giovanni De Maria) sono due amici. Durante le monotone serate in città, Gioele propone a Marcello di partire alla volta delle leggendarie Cascate del Salto. Dopo un’iniziale esitazione, Marcello accetta e il mattino seguente i due si mettono in cammino, ignari di ciò che li attende lungo l’escursione.

Passo passo

Da un iniziale stile urban, le vicende di Marcello e Gioele si spostano nei boschi del Centro Italia, che diventano spazi liminali e di transizione.

Le riprese fanno un forte uso del fuori fuoco e delle aberrazioni cromatiche, ponendo al centro la figura di Marcello e conferendo alle immagini un’estetica onirica e sospesa. La macchina da presa osserva con calma, mantiene un ritmo disteso. Non c’è dramma nella storia, si assiste piuttosto a una pacata e dolce scoperta del sé.

Questo emerge soprattutto nello stile registico, che segue i personaggi durante l’escursione fino quasi a farne percepire i passi. Lo sguardo talvolta si ferma, riposa, respira. A colpire maggiormente sono i momenti apparentemente morti, che in realtà restituiscono uno sguardo giovanile incantato, sovrappensiero, sospeso a fissare il vuoto.

Lo spettatore diventa un osservatore silenzioso che, come i ragazzi, partecipa al viaggio senza sentirsi mai un terzo incomodo. I primi piani, intimi e delicati, mostrano i protagonisti con uno sguardo genuino, mai invasivo né giudicante.

I paesaggi ricchi di verde sono valorizzati da una fotografia accuratamente studiata, che si piega agli sfondi e, attraverso lo sfocato, li trasforma in immagini quasi impressioniste, spesso illuminate da una luce solare calda e diffusa.

Limiti

Il percorso che Marcello affronta è quasi letterale: un cammino a piedi che diventa anche un tragitto di accettazione della propria sessualità. Le Cascate del Salto, quasi un MacGuffin hitchcockiano, non vengono mai mostrate e non rappresentano il vero fulcro del racconto. Sono una meta evocata da Marcello come mitologica, forse persino immaginaria.

Al contrario, Gioele appare più sicuro, è convinto non solo di poterle trovare, ma anche di sapere dove si trovino. Ha già raggiunto una più matura autoconsapevolezza e assume il ruolo di Virgilio e Caronte, accompagnando Marcello nel viaggio nei boschi e nel viaggio interiore.

La liminalità del percorso culmina nell’attraversamento di una galleria. È qui che Marcello, finalmente, comprende sé stesso e inizia a riconoscere che il sentimento che prova per Gioele va ben oltre l’amicizia.

Scoperte

La ricerca delle cascate conduce infine al raggiungimento della meta, ma è soprattutto un approdo interiore. Marcello si scopre più a suo agio con sé stesso, mentre Gioele non deve più nascondere i propri sentimenti per l’amico. Nonostante performance talvolta rigide e un po’ robotiche, i due protagonisti appaiono veramente in sintonia. La delicatezza del viaggio – sostenuta da una rada colonna sonora synth, spesso sostituita dal silenzio nei momenti cruciali – permette di avvicinarsi ai personaggi con pienezza, nonostante la brevità del corto.

Se Stand by Me è un coming of age sulla scoperta del diventare grandi, Le cascate del salto è un viaggio interiore altrettanto fanciullesco, che mette in scena la necessaria presa di coscienza di un adolescente incapace, fino a quel momento, di riconoscersi. Il raggiungimento delle cascate diventa allora secondario alle esperienze avvenute nel tragitto.

Le cascate del salto insegna che le più grandi scoperte avvengono lungo il cammino, non alla destinazione.

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