56 giorni è la nuova serie Prime video tratta dal romanzo di Catherine Ryan Howard.
La serie, divisa in otto episodi, parte da un’idea molto semplice. C’è stato un’omicidio, e nel corso degli episodi verranno ripercorsi i cinquantasei giorni prima di quest’ultimo, per far luce sulle intricate dinamiche che hanno permesso il suo compiersi.
56 giorni: una serie che sorprende
Sin dalle prime puntate di 56 giorni la sceneggiatura si dimostra di buon livello. La direzione in cui 56 giorni inizia a muoversi sembra ricalcare il prevedibile clichédella “relazione finita male”. Alla fine, questo tropo viene arditamente ribaltato in un crescendo di intrecci e suspense che trae la sua forza da un accurato lavoro di caratterizzazione dei personaggi.
Una buona messa in scena
La regia di queste prime puntate di 56 giorni, inoltre, non si dimostra da meno. Alethea Jones mette in atto una reiterazione formale e tematica che rimanda al caos interiore dei personaggi, mostrando sulla scena degli oggetti distrutti. Evidente qui il parallelismo fra la frammentazione fisica ed il dissidio provocato dalla frammentazione interiore. Jones si dimostra anche abile nei raccordi tra le scene, sfruttando sia rimandi fra inquadrature uguali che dei più eleganti raccordi fra gli oggetti.
Una colonna sonora interessante
in 56 giorni, la colonna sonora dimostra di avere ottimi strumenti a sua disposizione, sfoggiando una tessitura sonora multiforme e ben sfruttata.Sentiamo dapprima unaspro e grave ribattuto degli archi, un’ottimo strumento per creare tensione, specie quando viene proposto assieme ad un montaggio sincopato.
Questa soluzione, infatti, viene proposta in apertura della prima puntata di 56 giorni, risultando nel complesso molto efficace nel comunicare spaesamento e tensione. Inoltre, la colonna sonora dimostra di sapersi spingere anche verso sensazioni più vicine all’onirico e al surreale. L’arrangiamento libera eterei ed ariosi fraseggi in tonalità minore che creano magistralmente un atmosfera di disagio.
56 giorni: un gran cast
Un plauso va alla coppia di poliziotti incaricata di seguire l’omicidio, interpretata da Karla Souza e Dorian Crossmond Missick. La loro relazione fatta di amicali sfottò e frequenti attriti a causa dei differenti caratteri funziona molto bene. Questa dinamica offre un buon contraltare alla dura tensione emotiva della storyline principale, incentrata sullo sviluppo del rapporto romantico fra fra Ciara Wyse (Dove Cameron) eOliver Kennedy (Avan Jogia).
Anche gli interpreti dei due amanti non sono da meno in termini di bravura. Entrambi interpretano dei personaggi con dei segreti, e in fuga dal loro passato. I due attori, quindi, indossano delle maschere spaventosamente credibili,portando in scena molto bene il peso di una lacerante dualità intrinseca.
56 giorni: metafore potenti
La regia di Alethea Johnson non usa il simbolismo solamente per rappresentare a livello visivo il nucleo tematico della serie. Attraverso dei potenti correlativi oggettivi, Johnson ricostruisce il passato di Ciara Wyse, creando un ponte ,attraverso il sotto testo, fra il denso contenuto ricco di segreti e contraddizioni e la visualità della messa in scena.
Interpretazioni lodevoli ma diverse
In 56 giorni, Dove Cameron ed Avan Jogia rappresentano molto diversamente il rapporto che intercorre fra i rispettivi personaggi ed il loro passato. Avan Jogia si dimostra un personaggio assai più problematico psicologicamente. Jogia tratteggia un abile dissimulatore che non riesce a vincere del tutto i tratti spigolosi del suo vero se.
Dove Cameron, invece, stupisce per la sua mimesi chirurgica. La scelta interpretativa dell’attrice vira su una dissimulazione totale e machiavellica che sembra quasi lasciar intuire che il personaggio di Dove Cameron sia a suo agio con la maschera che porta. Chi guarderà 56 giorni avrà poi modo di rendersi conto della profondità di quest’intuizione.
Avan Jogia è a tutti gli effetti un personaggio in fuga da se stesso, e se bene entrambe i personaggi vedano nella loro relazione uno spiraglio di normalità nel caos, Avan Jogia da voce ad un personaggio che è arrivato a mal sopportare l’eterna fuga dai suoi fantasmi.
56 giorni: una buona partenza
56 giorni è una serie avvincente con tutti gli ingredienti per poter essere un’opera memorabile.