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James Gunn, la scheggia impazzita del cinema supereroistico

Ironia, dark humor, musica e famiglia: i pilastri del cinema di James Gunn

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James Gunn è nato nel Missouri (USA) nel 1966, sin dall’infanzia si appassiona al film guardando principalmente horror. Non si tratta di un interesse passeggero, tutt’altro, infatti nel 1984 si iscrive alla scuola di cinema della Loyola University Marymount a Los Angeles. Sempre in quegli anni Gunn si mette alla prova anche in un altro campo: quello musicale. La band da lui fondata nel 1989 si chiamava The Icons, un gruppo alt rock, gothic rock e new wave in cui ricoprirà il ruolo di cantante. La musica è un’altra importantissima passione che non smetterà mai di far parte dei progetti successivi di Gunn.

Cosa c’è dietro James Gunn, regista di Guardiani della Galassia? Quali sono le caratteristiche del suo cinema?

Il merito più grande di James Gunn, per quanto riguarda il cinema, è la personalità e l’ imprevedibilità che porta in ogni singolo progetto a cui ha preso parte. Il suo percorso cinematografico inizia con film horror indipendenti a basso budget per lo studio Troma Entertainment. Dopo essersi affermato nel cinema horror con successi come Slither e L’alba dei morti viventi, la sua carriera vira improvvisamente verso il mondo supereroistico nel 2010. Il suo primo lavoro nel genere è Super, film pregno del dark humor che caratterizza l’autore. Ma la consacrazione al grande pubblico arriva con Guardiani della Galassia, un prodotto del Marvel Cinematic Universe. Gunn in quel momento si trova nell’olimpo del cinema sui supereroi, un traguardo enorme per un regista con idee autoriali forti come le sue. Cos’è quindi che rende speciale il cinema di James Gunn? Quali sono i fattori irrinunciabili del regista?

Il dark humor di Gunn: una comunicazione leggera e folle

Questa forma di umorismo è una vera e propria un’essenza vitale nella filmografia di Gunn. Si tratta di una costante che è presente dagli inizi della carriera fino ai suoi ultimi lavori: da Slither fino a The Suicide Squad e tutto quello che sta nel mezzo. L’autore si rifiuta di aggiungere continuamente pesantezza e oscurità, di trattare tutto troppo seriamente.

Nei suoi lavori assistiamo nella stessa scena a combinazioni di eventi rare da vedere nel mondo cinematografico di massa. Gunn eccelle nel trasmettere un senso di realtà a qualcosa di irrealistico. Dove possiamo trovare una donna con il corpo così gonfio da star per esplodere, che fa anche da incubatrice a sanguisughe parassite? E un supereroe che immagina di essere violentato se finisse in prigione? In quale altro film Marvel appare un procione parlante legato a una sedia che deride istericamente un antagonista che si è appena proclamato Taser-Face, o Drax che dichiara di essere invisibile quando in verità è perfettamente invisibile? Gunn riesce a trasportare lo spettatore in una nuova realtà, distorta, ma che risulta chiara e diretta.

La sua impronta autoriale si percepisce anche nei progetti in cui ha lavorato anche solo come sceneggiatore, un esempio su tutti è il film live-action Scooby-Doo. In questo adattamento del cartone animato di Hanna-Barbera è stato iniettato tutto il dark humor e l’imprevidibilità di Gunn.

Gli effetti speciali svolgono un ruolo fondamentale nei film di Gunn, poichè aiutano a veicolare la visione del regista. Partendo da produzioni con budget molto limitato, Gunn ha potuto acquisire tutte le conoscenze necessarie alla realizzazione di un film, ingegnandosi a trovare compromessi quando messo davanti a sfide complesse. Il regista statunitense ha navigato nel mondo degli effetti speciali sin dai suoi primi giorni allo studio Troma, usando lo splatter e il gore in un modo da condurre lo spettatore a un senso di shock comico.

 

La musica: il mezzo di comunicazione più antico ed efficacie del mondo

Un’altra peculiarità del cinema di James Gunn risiede nell’attenzione maniacale posta nella scelta della colonna sonora. Nei suoi film troviamo un ampio assortimento di generi musicali, spesso accostati a scene completamente sconnesse da tali. Gli abbinamenti nascono con il fine di creare l’ironia iconica di Gunn, capace di veicolare il messaggio della scena. In un’intervista con Vulture, Gunn afferma:

“Voglio aiutare gli spettatori a immergersi nel film”

Questo è il sentimento principale che accompagnava il regista durante la scelta della colonna sonora di Guardiani della Galassia: Awesome Mix Volume 1. L’iconica colonna sonora include gemme degli anni Settanta come Hooked on a Feeling di Blue Suede e Moonage Daydream di David Bowie. Per il seguito dei Guardiani della Galassia, Gunn ha seguito le orme del lavoro precedente tenendo a mente le canzoni che la madre di Peter avrebbe potuto amare. L’attenzione nella scelta della musica, specifica per ogni personaggio, è un elemento cruciale per dare vita a un’esperienza cinematografica di rilievo. Un aspetto che Gunn ha compreso appieno.

Gunn ha rivelato che le canzoni vengono riprodotte anche durante le riprese. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto a come la maggior parte dei registi si approccia all’incorporazione musicale nelle produzione. Piuttosto che essere un aspetto secondario relegato alla fase di montaggio, la musica partecipa alle riprese come una parte essenziale della storia. In questo modo gli attori sono coinvolti maggiormente e permette loro di personificarsi anche nel pubblico che vedrà la scena in questione.

La cura estrema nella scelta musicale non si limita ai film di Gunn, bensì prosegue anche nelle serie. Un esempio perfetto di ciò è la dissonanza che avvertiamo nella sigla introduttiva di Peacemaker: esilarante, che ti invoglia a scatenarti sulla pista da ballo, per uno show dai toni decisamente più oscuri.

 

Il soggetto preferito di James Gunn: l’emarginato

Un altro elemento essenziale nella scatola degli strumenti di James Gunn è lo status dei personaggi centrali, spesso rappresentati come emarginati o anti-eroi.

All’annuncio di Guardiani della Galassia, molti si erano espressi con scetticismo riguardo il successo del film. Secondo questi, mancavano delle figure riconoscibili in cui immedesimarsi. Al contrario, il regista è riuscito a dissipare tutti i dubbi appena il film è uscito in sala, dando una boccata d’aria fresca al genere supereroistico. I lungometraggi di Gunn non hanno successo perché si concentrano su individui ai limiti della società. Bensì perché aggiungono un ulteriore livello di rappresentazione al non-rappresentato.

Frank Darbo nei panni di Crimson Bolt in Super

Frank Darbo, conosciuto anche come Crimson Bolt, del crudo e amato Super, si aggira semplicemente per le strade picchiando persone con una chiave inglese. Il tono proposto è altamente più drammatico e crudo rispetto a quello che avremmo visto nei film Marvel di Gunn. Il film parla di un uomo, a disagio con la società e con una bussola morale distorta, che basa le sue azioni sul profondo amore che prova per sua moglie. In lui vediamo una sorprendentemente complessa rappresentazione di un uomo distrutto che cerca di tenere insieme i pezzi della sua vita, mentre prova a diventare un supereroe .

Peter Quill o, come gli piace essere chiamato, Star-Lord, è equiparabile a Crimson Bolt per complessità: sua madre muore di cancro quando lui era ancora un bambino e il padre si rivela essere un alieno ossessionato a ricreare l’universo a sua immagine e somiglianza. Starla di Slither è così profondamente intrappolata in una relazione tossica che farà di tutto pur di riabilitare il marito abusivo. Polka Dot Man di The Suicide Squad ha un trauma internalizzato che gli causa la visione di sua madre al posto dei nemici. Infine Peacemaker sta disperatamente cercando un modo di combattere i demoni del passato e di ottenere l’approvazione di suo padre The White Dragon, malvagio e suprematista bianco.

Il punto in comune di tutti questi personaggi è che nessuno di loro è bianco o nero, buono o malvagio. Gunn scrive meticolosamente i suoi personaggi con la stessa attenzione messa nella scelta musicale. Oltre ai classici personaggi umani, Gunn ha un talento nell’umanizzare le creature mostruose. L’albero extraterrestre Groot, la gigantesca e senziente stella marina Starro, o più semplicemente, un procione sfacciato, sono alcune delle creature che James Gunn è riuscito a rappresentare con un livello di cura mai visto prima d’ora in una produzione live-action.

Le produzioni supereroistiche non sono famose per i personaggi dalle forti e ben delineate personalità. Di solito sono gli scontri o i poteri il fulcro dei lungometraggi. Eppure Gunn decide di voler porre la lente d’ingrandimento proprio sull’umanità dei suoi personaggi piuttosto che sul “super” che c’è in loro.

 

La famiglia come legame fluido e libero

Forse il tema più caro a James Gunn come persona, è quello di famiglia allargata. Ogni suo lavoro potrebbe essere descritto come un insieme elevato dagli stretti legami che si formano tra i personaggi. La loro caratterizzazione non è nulla senza un tramite attraverso cui incanalare le loro eccentricità. I rapporti familiari nei film di Gunn sono spesso rappresentati come connessioni personali piuttosto che veri rapporti di sangue. Il concetto di famiglia allargata riverbera attraverso i lavori tutti i suoi lavori principali.

(Partendo da sinistra) Gamora, Peter Quill, Drax e Rocket di Guardiani della Galassia

Coloro con cui instauriamo maggiormente un rapporto non devono per forza essere la nostra famiglia naturale. Invece le persone, o creature, con cui condividiamo esperienze, traumi, o altri fattori, possono risultare in un famiglia ancora più unita. I guardiani della galassia si sono formati inizialmente solo per la necessità di evadere da una prigione intergalattica. Ognuno di essi è un criminale in una maniera o in un’altra. Solo successivamente si svilupperà un cameratismo familiare quando si devono scontrare con Ronan.

La Suicide Squad viene formata da Amanda Waller, ma i legami che formeranno in futuro non sono nemmeno percettibili la prima volta che scendono sul campo di battaglia. Il gruppo di sopravvissuti al centro de L’alba dei morti viventi è obbligato a stare insieme nel mezzo di un’apocalisse, scoprendo un nuovo senso di comunione e complicità. Nei momenti più oscuri, il cuore può avvicinarci in modi difficili da spiegare.

Gunn stesso, nel corso della sua lunga carriera, ha formato una famiglia allargata con interpreti e addetti ai lavori. Sono svariati i volti che appaiono più volte nei suoi progetti: Michael Rooker, Sean Gunn, Nathan Fillion e Gregg Henry sono tutti collaboratori stretti di Gunn avendo lavorato con lui in almeno quattro dei suoi film. Si tratta della stessa dinamica di Tim Burton con Johnny Depp ed Helena Bonham Carter, o Martin Scorsese con Robert De Niro e Leonardo Di Caprio.

Si tratta di vita che imita l’arte, o forse, addirittura arte che imita la vita. La cerchia di persona raccolte da James Gunn gli permette di esprimersi al meglio e  creare personaggi amabili e realistici per cui fare il tifo.

 

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