È nella sezione documentari del SudestivalNino. 18 giorni, diretto da Toni D’Angelo e scritto insieme a Roberto Moliterni.
Un percorso interiore per colmare una distanza di 18 giorni, come ricorda il titolo di questo documentario, realizzato con l’amore di un figlio che riconosce sue le fragilità di un padre che si è sempre rialzato.
Nino. 18 giorni: lo scugnizzo dei bassi napoletani
Nino D’angelo negli anni Ottanta è stato il caschetto biondo più famoso d’Italia dopo Raffaella Carrà. Oggi non ha più il caschetto e non canta più quelle canzoni che lo resero famoso allora, come Nu jeans e na maglietta. I suoi capelli si sono ingrigiti, anche se a tagliarli è lo stesso barbiere.[sinossi ufficiale].
Toni D’Angelo racconta suo padre Nino
È 1986, quando a Palermo arriva una leggenda del jazz internazionale, Miles Davis. Il celebre trombettista statunitense è sbarcato in Sicilia perché da lì a poco si esibirà in un evento senza precedenti, il Jazz Estate Fusion Time. Il viaggio è stato lungo e in quel tassì dove si trova ha solo voglia di arrivare in albergo. Ma la radio trasmette una canzone che attira il suo interesse, la voce che la canta è quella di Nino D’Angelo. Davis viene immediatamente sedotto dallo scugnizzo dei bassi, il suo sound gli entra dentro e subito, nel mercato di Vucciria, acquista gli album, 12 musicassette, incise dal caschetto biondo più famoso d’Italia.
“A Santa Monica le feste iniziano con jazz e finiscono con i brani cantati da Nino D’Angelo”[Miles Davis]
Questo è solo uno dei tanti aneddoti della carriera di Nino D’Angelo, raccontati da suo figlio Toni in questo documentario in cui il presente rincorre un passato alla ricerca prima dell’uomo, poi dell’artista e infine di un padre che non si è mai arreso.
Toni D’angelo in Nino. 18 giorni mette insieme i suoi ricordi che emergono in un flusso di emozioni, dialogando, senza filtri, con il padre. Entrambi ripercorrono un’intera vita, anzi due, quella di Gaetano, il vero nome di Nino e la sua, quella di Toni, figlio di quel cantante che, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, divenne il beniamino del popolo, di donne e uomini comuni, giovani come lui a cui la vita aveva impedito di sognare.
Nino. 18 giorni: dalle feste di piazza a San Remo
Insieme Toni e Nino vanno alla ricerca delle proprie origini. Il figlio accompagna il padre dove tutto ebbe inizio. Un quartiere della periferia di Napoli, dove l’unica risorsa era la famiglia, che si estendeva a comunità con i vicini dei bassi adiacenti a quello dei D’Angelo. In queste umili origini, Nino trova la forza di realizzare il suo sogno: cantare. Con umiltà e sacrificio, quel ragazzo esile si fa largo e ben presto, i palchi delle feste di piazza vengono sostituiti dai grandi teatri musicali, come l’Olympia di Parigi e l’Ariston di San Remo.
Ripercorrendo la carriera artistica del padre, Toni D’Angelo fa emergere i suoi di ricordi. La celebrità del padre è motivo di orgoglio, con il trascorrere del tempo, però, diventa un peso, per essere considerato sempre il figlio di… in quella Napoli dove ogni miracolo è possibile. Una città capace di donare un amore immenso, ma allo stesso tempo pone dinnanzi scelte dolorose, come quella di lasciarla e trasferirsi tutti a Roma.
Nino. 18 giorniè un viaggio nel tempo, dove le immagini del passato si sovrappongono a quelle del presente. Un prima e un dopo che segnano un percorso circolare, costellato di successi, rinunce, cadute e rinascite. Emerge così un Nino D’Angelo pubblico che, a poco a poco, viene sostituito da quello intimo. Nino si fa da parte e il suo posto viene preso da Gaetano, incapace di vedere la luce dopo la prematura scomparsa della madre. Poi però, lo stesso Gaetano ritrova la forza di rialzarsi, attraverso l’amore di suo figlio e insieme lo raccontano in questo film documentario, sincero e affettuoso, come l’abbraccio tra un figlio e un padre.
Nino D’Angelo: cantante, uomo, padre
Per realizzarlo Toni D’Angelo offre al pubblico un ritratto inedito di suo padre Nino, apre il cassetto dei ricordi, per mostrare, inizialmente, la superficie, la patina d’orata dell’esistenza di un figlio di… Ma poi si immerge in profondità e, attraverso il padre, le sue fragilità, riconosce se stesso. La vita di Nino – Gaetano, si appoggia a quella di Toni e viceversa.
Il tutto avviene usando la pratica dell’ home movies, cioè il riutilizzo di filmati di famiglia, intervallati con quelle dei concerti di Nino D’Angelo e i suoi successi, come la vittoria del David di Donatello del 1998, per aver musicato il film Tano da morire, di Roberta Torre.
Dopo anni in cui la critica ufficiale aveva relegato il caschetto dorato al folklore partenopeo, negandogli ogni merito artistico, si ricrede e accoglie Nino nel panorama degli autori musicali italiani, pop, ma colto, capace di conservare le proprie origini e di sperimentare nuove sonorità. Così, allo stesso tempo, avviene anche il riscatto intimo del padre verso il figlio che, per troppo tempo, ha inseguito una strada opposta, per poi ritrovarsi con l’amore del padre. Un sentimento intimo che il regista Toni D’Angelo fa emergere con naturalezza, senza cedere alla tentazione della sdolcinatura.