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‘En el barro’: la lotta per la sopravvivenza

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Creata e ideata da Sebastián Ortega e diretta principalmente da Alejandro Ciancio En el barro è un dramma carcerario argentino che prende vita nell’universo narrativo di El Marginal ma si afferma con una voce tutta sua, potente, cruda e incentrata sul mondo delle donne private della libertà.

Da outsider a “Las Embarradas”

En el barro comincia con il trasferimento delle detenute verso il carcere femminile di La Quebrada. Un incidente mortale durante il viaggio le unisce in modo forzato, trasformandole da estranee in una comunità forgiata dalla sofferenza e dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza. In un mondo dominato da regole non scritte, fazioni contrapposte e una gerarchia spietata, le protagoniste cercheranno di trovare un posto di potere, rispetto e dignità mentre affrontano violenza, corruzione, trame interne e relazioni complesse con i secondini e tra loro stesse.

La prima stagione si concentra su questo processo di trasformazione e adattamento, mentre nella seconda stagione le tensioni raggiungono nuovi picchi: nuovi personaggi entrano nella prigione, alleanze si incrinano e l’equilibrio di potere dentro La Quebrada è tutto tranne che stabile.

Dona la scena alle donne… ma non solo

Una delle forze principali della serie sono proprio le protagoniste femminili, interpretate da un cast denso di personalità intense e versatili. Ana Garibaldi è il cuore della narrazione nel ruolo di Gladys “La Borges” Guerra, una figura che oscillare tra vulnerabilità e ferocia strategica. Valentina Zenere dà corpo alla giovane Marina Delorsi, costretta ad adattarsi in fretta alla brutalità del sistema. Lorena Vega, Carolina Ramírez, Rita Cortese, Ana Rujas e molti altri ampliano il mosaico umano del carcere con storie individuali che spesso entrano in conflitto tra loro.

La seconda stagione introduce volti nuovi e carismatici come Eugenia “La China” Suárez nei panni di Nicole, una figura enigmatica che scuote ulteriormente gli equilibri, e Inés Estévez come nuova direttrice o antagonista di rilievo.

Attraverso queste personalità, la serie dipinge un microcosmo complesso dove ogni scelta — dalla leadership alla sopravvivenza quotidiana — è carica di tensione, tradimento e fragilità emotiva.

Una morsa narrativa claustrofobica

En el barro porta con sé la durezza e la crudezza che i fan di El Marginal conoscono bene, ma la trasporta in un ambiente più interno, concentrato sulle dinamiche di genere e sulle relazioni tra donne in cattività. La prigione diventa un teatro dove si giocano potere, identità e sopravvivenza, con una estetica visiva e narrativa forte e claustrofobica.

Il ritmo è serrato ma non privo di momenti di riflessione: le scenografie, le scelte di regia e il montaggio sottolineano l’idea che il carcere è più di un luogo fisico — è una costrizione mentale, una lotta di ogni giorno per non perdere se stesse. Tuttavia, a la narrazione può risultare densa e a volte caotica, sacrificando coerenza drammaturgica in favore del tono e della crudezza espressiva.

Uno sguardo che graffia

Sebastián Ortega e il team di regia non si limitano a raccontare una storia carceraria “popolare”: intendono esplorare il sistema di controllo sociale e psicologico che una prigione produce, specialmente per le donne. Il risultato è un ritratto che non si limita alla violenza fisica, ma tenta di mappare la violenza istituzionale, gerarchica e interna ai rapporti umani.

Una visione intensa, imperfetta ma avvolgente

En el barro è una serie che non lascia indifferenti: potente nell’esecuzione, ambiziosa nella sua intenzione e ricca di personaggi memorabili. Chi cerca una narrazione sociale con uno sguardo critico sulle strutture di potere e le relazioni umane troverà molto da apprezzare. Al contempo, chi predilige storie più lineari o meno brutali nel modo di rappresentare la violenza potrebbe percepire alcune scelte stilistiche come eccessive o sovraccariche.

En el barro è molto più di un semplice dramma carcerario: è una riflessione sulla resilienza, sulla solidarietà e sulla lotta per mantenere la propria umanità “in mezzo al fango”. Disponibile su Netflix.

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