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Ci lascia Pino Colizzi, pilastro del doppiaggio italiano

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Il 14 febbraio è stato un San Valentino infelice per il doppiaggio italiano. A 88 anni si è spento a Roma Pino Colizzi, una delle voci più iconiche, eleganti e versatili della nostra storia cinematografica.

Nato nella Capitale nel 1937, non è stato solo un “prestatore di voce”. Parliamo invece di un vero e proprio artista che ha saputo plasmare l’identità italiana di alcuni dei più grandi divi di Hollywood. Quella che lascia è un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo.

La sua eredità artistica continua attraverso la sua famiglia. Sposato con la collega Manuela Andrei, ha trasmesso la passione e il talento ai figli: Chiara Colizzi, oggi una delle doppiatrici più richieste (voce di Nicole Kidman e Kate Winslet), e Carlo Colizzi, anch’egli attivo nel settore.

Una carriera tra leggende e capolavori

La voce di Pino Colizzi è indissolubilmente legata a momenti che hanno fatto la storia del grande schermo. In Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli fu la voce di Robert Powell. Storico il suoChristopher Reeve nei primi tre storici film di Superman, per poi non dimenticare Martin Sheen nel tormentato viaggio del capitano Willard in Apocalypse Now.

Ma i suoi ruoli più iconici comprendono Michael Douglas, Jack Nicholson, James Caan e Richard Dreyfuss, oltre a Robert De Niro nel secondo capitolo de Il padrino.

Colizzi non ha vissuto solo nell’ombra della sala di doppiaggio. È stato un apprezzato attore di cinema, teatro e televisione. Molti lo ricordano nel film Un tè con Mussolini (1999), dove tornò a collaborare con l’amico Zeffirelli, o nelle numerose partecipazioni a sceneggiati Rai che hanno segnato un’epoca della nostra TV.

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