Nel 1953 Fred Zinnemann, popolare regista già autore di film fra i quali Atto di violenza, Il mio corpo ti appartiene e Mezzogiorno di fuoco, porta sullo schermo Da qui all’eternità, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore statunitense James Jones.
Una pellicola che annovera fra gli interpreti numerose star impegnate in una grande recitazione corale e vincitrice di otto premi Oscar, tra cui quelli per la miglior regia e per i migliori interpreti non protagonisti, sia maschili che femminili, rispettivamente a Frank Sinatra e Donna Reed.
Il film è ora disponibile in streaming su RaiPlay.
Hawaii, 1941. Alla vigilia dell’attacco a Pearl Harbour
La vicenda si svolge nel 1941 alla vigilia del bombardamento giapponese a Pearl Harbour che sancì l’ingresso degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale. Il film è ambientato a Fort Shafter, una base dell’esercito americano alle Hawaii, presso il quale viene trasferito il soldato semplice, trombettiere ed ex-pugile Robert Prewitt, detto “Prew” (Montgomery Clift). Qui Prew, dopo aver ritrovato Angelo Maggio (Frank Sinatra), suo vecchio commilitone e amico, fa la conoscenza del severo ma onesto e giusto sergente Milton Warden (Burt Lancaster) e del capitano Holmes (Philip Ober) appassionato di boxe al quale, più che della propria compagnia di soldati, sembra importare soprattutto della vittoria all’imminente campionato di pugilato dell’esercito.
Holmes, a conoscenza del passato da boxeur di Prew, cerca di convincerlo in tutti i modi a riprendere i guantoni e a entrare a far parte della squadra di pugilato della caserma. Tuttavia, nonostante le insistenze da parte del capitano, Prewitt rifiuta a causa di un tragico episodio che lo ha visto protagonista in passato, a seguito del quale un suo amico, durante un incontro, aveva perso la vista, facendogli decidere di abbandonare per sempre la boxe.
A causa dei persistenti rifiuti, Prew è così fatto oggetto di ripetute angherie da parte dei vari sergenti, tutti boxeur, che lo costringono alle corvée più umilianti e a faticosissime esercitazioni militari, negandogli spesso i permessi per la libera uscita.
Parallelamente, si assiste al nascere di due relazioni sentimentali, tanto passionali quanto complicate. La prima fra il sergente Warden e Karen (Deborah Kerr), la moglie del capitano Holmes, ripetutamente tradita dal marito, e la seconda fra Prewitt e Alma (Donna Reed) – inspiegabilmente ribattezzata Anna nella versione italiana doppiata – una ragazza conosciuta in un club privato della vicina cittadina in cui lavora come intrattenitrice.
Il difficile e coraggioso adattamento del romanzo di James Jones
Il film di Zinnemann scorre quindi su un doppio binario mostrando, da un lato, la vita all’interno della base militare, con i soprusi a cui spesso i militari sono soggetti da parte dei sottufficiali: oltre a Prew a farne le spese sarà anche Maggio, condannato a scontare sei mesi nella dura prigione della base comandata dallo spietato sergente “Fatso” Judson (Ernest Borgnine); dall’altro le due tormentate storie d’amore che, fin da subito virano su toni mélo che ne evidenziano l’impossibilità a concretizzarsi e a durare nel tempo.
Con il realizzare Da qui all’eternitàFred Zinnemann e lo sceneggiatore Daniel Taradash hanno mostrato notevole coraggio nell’adattare il romanzo di James Jones. Un’opera letteraria che, per la crudezza del linguaggio, la descrizione impietosa della vita militare (che Jones conosceva bene per aver partecipato in prima persona alla guerra nel Pacifico) e i numerosi riferimenti al sesso, sia etero che omosessuale, andò incontro a numerosi tagli prima di poter essere pubblicata.
Considerato quindi il testo letterario dal qual il film è tratto, il coraggio degli autori è tanto più evidente se si pensa che, nel 1953, anno dell’uscita del film, negli Stati Uniti era ancora in vigore il famigerato “Codice Hays”, per cui i testi filmici dovevano essere edulcorati da qualsiasi cenno a comportamenti devianti e a riferimenti troppo espliciti al sesso, soprattutto se di natura omosessuale.
Zinnemann e Taradash compiono quindi un grosso lavoro di limatura delle situazioni più scabrose osteggiate dalla censura americana, eliminando la scurrilità del linguaggio spesso utilizzata da Jones e qualsiasi cenno a rapporti omosessuali, riuscendo allo stesso tempo a mantenere intatta la componente della violenza e della soverchieria umana, nonché di quella erotica. In particolare, in quest’ultimo caso, è divenuta iconica la scena in cui i corpi bagnati e seminudi di Warden e della signora Holmes si stringono sulla spiaggia con le bocche unite in un bacio prolungato e passionale, mentre la risacca inquieta dell’Oceano Pacifico riflette il profondo tormento del loro amore clandestino.
Un dramma di denuncia che non rinuncia a sottolineare la necessità dell’amore, dell’amicizia e della solidarietà umana
Da qui all’eternità si rivela essere un film con l’ambizione di denunciare la violenza insita nella vita militare e, in generale, in quella esercitata dal più forte sul più debole, inserendo delle sottotrame che esaltano sentimenti quali l’amore, l’amicizia e la solidarietà. Indimenticabile, a tal proposito, la scena in cui Prew suona alla tromba, con le lacrime agli occhi e nella quiete notturna della caserma, il “Silenzio” in onore del suo amico Angelo, ucciso dalle botte del sergente Judson.
Purtroppo la versione proposta da RaiPlay è quella che è circolata in Italia alla sua uscita, privata della sequenza in cui, nell’ombra di un vicolo, Prew svela a “Fatso” Judson di stare per ucciderlo con lo stesso coltello che il sergente aveva tirato fuori precedentemente, cercando di ammazzare Maggio. Tale sequenza è reperibile solo nella versione in dvd ed esclusivamente in lingua inglese.
Nonostante ciò, la proposta di RaiPlay permette di recuperare un ottimo film girato in maniera impeccabile da un regista di valore e che si avvale di una grande prova di attori. In particolare quella di Montgomery Clift che, con la sua interpretazione, evidenzia la profonda solitudine che attanaglia il proprio personaggio, che lotta fino alla fine per non cedere alle proprie idee e non perdere la propria dignità di uomo.