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La seconda stagione di ‘The Artful Dodger’ e la costruzione di un universo dickensiano

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Con The Artful Dodger, Hulu ha scelto fin dall’inizio di non realizzare un adattamento diretto di Oliver Twist, ma di utilizzare l’opera di Dickens come base narrativa da espandere. La serie sposta l’attenzione sull’Artful Dodger, reinventato come Jack Dawkins (Thomas Brodie-Sangster), e lo colloca in un contesto inedito: l’Australia coloniale, lontana dalla Londra vittoriana ma non dalle sue dinamiche di potere, marginalità e sopravvivenza. Questo approccio consente alla serie di esplorare temi come identità, mobilità sociale e la costruzione di sé in un contesto post-imperiale, senza dover seguire passo passo le vicende del romanzo originale.

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La seconda stagione e il peso delle conseguenze

La seconda stagione, su Disney+, consolida questa impostazione e lavora soprattutto sulle conseguenze delle scelte compiute nella prima. Il racconto si apre in una fase di apparente stallo per Jack, costretto a confrontarsi con il peso del proprio passato e con un sistema istituzionale che non gli consente una reale emancipazione. Più che sul colpo di scena iniziale, la stagione costruisce la propria tensione sul dopo: sulle ripercussioni emotive, sociali e professionali che derivano da quella sospensione. Gli autori, infatti, si concentrano sul concetto di “doppia eredità”: quella personale di Jack e quella letteraria del personaggio dickensiano, intrecciando le due linee per creare un racconto più stratificato.

Jack e Belle: il melodramma come conflitto sociale

Al centro rimane il rapporto tra Jack e Lady Belle Fox (Maia Mitchell), che la serie utilizza come campo di battaglia tematico. La seconda stagione insiste sul conflitto tra aspirazione individuale e compromesso sociale, soprattutto per quanto riguarda il percorso di Belle. La medicina, per lei, non è solo una vocazione, ma una sfida strutturale a un mondo che continua a limitarne l’autonomia. In questo senso, la serie rilegge il melodramma storico come spazio di tensione politica, più che puramente sentimentale, e mostra come i legami personali siano spesso intrecciati a dinamiche di potere e ruolo sociale.

Riscrivere i personaggi femminili oltre il canone

Un elemento rilevante della nuova stagione è l’ampliamento del discorso sui personaggi femminili. Il percorso di Fanny, sorella di Belle, prende una direzione inattesa e contribuisce a spostare l’equilibrio narrativo, allontanandosi dai ruoli tradizionali assegnati alle figure femminili nel canone dickensiano. The Artful Dodger continua così un lavoro di riscrittura che non si limita a modernizzare i personaggi, ma ne mette in discussione la funzione narrativa originaria. Le scelte dei personaggi femminili diventano centrali nello sviluppo dei temi principali, inclusi autonomia, ambizione e influenza morale all’interno della comunità coloniale.

Un’evoluzione formale dell’Australia coloniale

Sul piano formale, la seconda stagione segna un’evoluzione evidente. I nuovi innesti nel comparto registico, scenografico e nei costumi contribuiscono a una rappresentazione dell’Australia coloniale più ricca e stratificata, meno esotica e più funzionale al racconto. La scenografia e la fotografia enfatizzano tanto la bellezza quanto le tensioni del contesto coloniale, creando un mondo narrativo visivamente coerente. Anche l’introduzione di nuovi personaggi e antagonisti, provenienti da altri romanzi di Dickens, rafforza l’idea di un universo narrativo condiviso, più che di una semplice derivazione letteraria, e permette di esplorare conflitti di classe, morale e ambizione personale.

Fagin come costante morale e narrativa

Figura chiave resta Fagin (David Thewlis), unico vero elemento di continuità morale tra le due stagioni. Il personaggio incarna l’impossibilità di una redenzione lineare e funge da costante perturbante, sia sul piano narrativo che tematico. La sua presenza sottolinea uno dei nodi centrali della serie: il passato non è mai davvero superabile, ma solo rinegoziabile. La dinamica tra Fagin e i personaggi più giovani, come Jack e Fanny, esplora anche la trasmissione del potere e dell’influenza in contesti sociali marginali, aggiungendo ulteriore profondità al racconto.

Un universo dickensiano in espansione

La seconda stagione di The Artful Dodger conferma dunque l’ambizione della serie di costruire un racconto seriale che utilizza Dickens come materiale vivo, non come reliquia. Più che raccontare una storia di ascesa o redenzione, la serie lavora sulle fratture, sulle contraddizioni e sulle zone grigie dei suoi personaggi, ampliando ulteriormente le possibilità del suo universo narrativo. L’inserimento di nuovi antagonisti e la rielaborazione di figure esistenti dimostrano come la serie sappia combinare continuità narrativa e sperimentazione, mantenendo coerenza interna e offrendo spunti di riflessione sui temi della moralità, dell’identità e della giustizia sociale.

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