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‘Monster House’: un horror non solo per bambini

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Uscito nel 2006 nelle sale cinematografiche, e disponibile su Netflix Italia, Monster House è un film che va capito. Capito e contestualizzato. Un horror per bambini, ma anche una pellicola per adulti. Un film fortemente calato nel suo tempo, ma che risulta godibile ancora oggi.

Monster House: la trama

DJ, il protagonista, è un ragazzino comune. Alle prese con la pubertà, è inquietato (e affascinato) dalla casa di fronte, e dal suo anziano inquilino. Nebbercracker è infatti un uomo aggressivo e solitario, che tiene alla larga dalla sua abitazione qualunque bambino si avvicini troppo.

Un giorno, DJ e il suo amico Timballo varcano il confine, nel tentativo di recuperare un pallone. Nebbercracker, furioso, li affronta ma sembra cadere morto per infarto. Tornati alla casa, i due amici scoprono che è viva, e pronta a inglobare dentro sé chiunque disturbi la sua quiete. Con l’aiuto di Jenny, una ragazzina che scopre come loro i poteri della casa, i ragazzi dovranno riuscire a scoprire il mistero che si nasconde dietro la minacciosa facciata.

Un nuovo tipo di film d’animazione

Un film ibrido come dicevamo, sin dalla sua realizzazione. Dopo aver girato con attori dal vivo per 42 giorni in un teatro di posa, per ottenere movimenti ed espressioni credibili, il regista Kenan ha poi animato al computer sia gli ambienti che gli attori, per conferire al film il suo aspetto distintivo. Si tratta del secondo film realizzato con la tecnica della performance capture dopo Polar Express, grande successo del 2004. E non è un caso che il regista di quest’ultimo, Robert Zemeckis, sia produttore esecutivo di Monster House, insieme a Steven Spielberg. Con due padrini di questo livello il film si presentava al pubblico fortemente legato a una qualità estetica e a una dimensione spettacolare. Lo spettacolo non manca: nell’entrare nella casa, soprattutto, i ragazzini sono posti in un ambiente che ricalca il corpo umano, con una lingua-tappeto, un pavimento pronto a ingoiare le vittime e finestre che fungono da occhi. Quando poi l’abitazione, nella notte di Halloween, si muove dalle sue fondamenta, lo spavento per i più piccoli è assicurato.

Un horror di formazione

Questo perché, come dicevamo, Monster House è un film più complesso di quanto possa sembrare. C’è la struttura in tre atti, ben riconoscibile. C’è il mondo straordinario, la casa infestata topos dell’horror classico. Ma c’è anche la morte, non solo come elemento fantastico, ma come tangibile e ancor più terrificante.

La casa è infatti mossa dallo spirito di una donna morta mentre cercava di difendersi dagli abusi subiti. Il tema fondamentale emerge proprio dal rapporto di Nebbercracker con la casa. Il vecchio non può e non vuole lasciarla andare. Se da una parte sentiamo DJ affermare di essere troppo cresciuto per fare dolcetto o scherzetto, dall’altra il suo incontro con l’anziano gli farà capire l’importanza del tempo. L’importanza di vivere la propria età senza fretta, e di far tesoro di quello che ha mentre la vita scorre.

In questo senso un momento, per quanto trascurabile, fondamentale è quanto la madre di DJ insiste con il padre affinché verbalizzi il suo affetto nei confronti del figlio. Nebbercracker diventa quindi un esempio per tutti i personaggi, un esempio di quanto le cose scivolino via improvvisamente.

Ovviamente Monster House non rinuncia alla leggerezza, e lo fa soprattutto attraverso il personaggio-spalla di Timballo. Allegro, apparentemente codardo, casinista, il ragazzino rappresenta la contro-parte di DJ, molto più serio e idealista. Ma la meraviglia risiede soprattutto nell’animazione. Le immagini in movimento hanno una fluidità notevole per l’epoca. Tuttavia, va sottolineato, a distanza di vent’anni sembrano tremendamente datate, se comparate a quanto di iper-realistico ci ha fatto vedere il digitale negli ultimi tempi.

Il cast di Monster House: voci celebri e importanti connessioni

Detto questo, Monster House risulta essere totalmente il film che ci si aspetta. Pieno di azione e colpi di scena, divertente, riflessivo e con un cast di voci celebri. Nell’originale, infatti, Steve Buscemi interpreta Nebbercracker, Maggie Gyllenhall dà voce alla babysitter prepotente, con la compianta Catherine O’Hara nel ruolo della madre e Mitchel Musso (celebre per Hannah Montana) in quello di DJ.

Interessante anche la scelta dei doppiatori italiani: a dare sostanza al personaggio di Jenny è infatti Letizia Ciampa, storica doppiatrice di Emma Watson e dunque voce di Hermione. Non è un caso. Variety stesso, all’epoca, notò che Monster House riprendeva le caratteristiche tipiche dei tre protagonisti di Harry Potter. DJ, serio e risoluto come Harry. Timballo, leale e buffo come Ron. Jenny, sveglia e coraggiosa come Hermione. Una somiglianza più che riscontrabile, ma dopotutto, come detto, questo film è figlio del suo tempo. Un tempo, quello di metà anni 2000, in cui il fantasy e il soprannaturale erano gli strumenti migliori per rivolgersi a una giovane generazione bisognosa di modelli.

Una generazione che può godersi nuovamente il film, con nostalgia e forse cogliendo qualcosa in più rispetto all’epoca, su Netflix. Un racconto di formazione che, candidato anche agli Oscar, merita sicuramente una chance.

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