Nel non sempre qualitativo catalogo Netflix ogni tanto fanno capolino film che hanno scritto la storia del cinema. Sulla scia de I dieci comandamenti una visione da non perdere è sicuramente quella de La regina d’Africa, capolavoro d’avventura del 1951, diretto dall’immortale John Houston e tratto dal romanzo omonimo di Cecil Scott Forester. Riscopriamo insieme questo capolavoro che vede nel cast Humphrey Bogart, che vincerà il Premio Oscar per la sua interpretazione, e Katharine Hepburn a completare un trittico leggendario con Houston in regia, per uno dei più grandi film degli anni ’50.
La regina d’Africa: sinossi
Africa Orientale Tedesca 1914, Samuel Sayer, interpretato da Robert Morley, e sua sorella Rose sono due missionari inglesi in un villaggio nei pressi del fiume Ulanga. L’unico contatto con la “civiltà” è rappresentato dal burbero capitano canadese Charlie Allnut che con il suo battello, l’African Queen, fornisce ai due gli approvvigionamenti e la corrispondenza. La distruzione del villaggio da parte dell’esercito tedesco, e la conseguente morte di Samuel, costringono Rose e Charlie a mettersi in salvo sul battello. I due vivranno un’avventura incredibile che li unirà anche sentimentalmente.
La regina d’Africa: un’avventura microcosmica
Per capire l’importanza di un film come La regina d’Africa basterebbe riportare due dati estremamente significativi. Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al 17º posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al 65º posto. Già solo questo dovrebbe bastare per far comprendere l’importanza del film di Houston. La regina d’Africa non è solo un semplice film d’avventura, ma una vera e propria epopea umana condensata in poco più di 90 minuti. Guerra, amore, sacrificio, speranza; non sono solo i grandi temi che il film propone, macroscopicamente, dal punto di vista narrativo, ma anche quelli che vengono proposti nel microcosmo che rappresenta il battello abitato e vissuto dai due protagonisti. Ed è proprio in questa sineddoche che il film conquista e si apre all’universale. L’African Queen diviene un “campo di battaglia” sul quale si scontrano umanità ed esperienze diverse così come l’Africa è, tristemente, campo di battaglia di ideologie e di eserciti.
Houston, Bogart, Hepburn: il trio delle meraviglie
Il grande successo de La regina d’Africa non è ovviamente limitato alle proprie qualità narrative, anzi. Ciò che dona lo spunto decisivo all’intero film sono la regia di Houston, sempre chiara e a servizio della storia e dei suoi interpreti, e la qualità di questi ultimi. Per la prima volta e unica volta assieme sul grande schermo, Humphrey Bogart e Katharine Hepburn, all’apice delle rispettive carriere, donano delle interpretazioni maestose. Ogni gesto e ogni battuta diventano oro attraverso i corpi e le voci delle due star hollywoodiane. La Hepburn incarna sullo schermo tutta l’energia di una donna di fede senza rinunciare a quell’elegante ironia e sensualità che hanno contraddistinto la sua immensa carriera. Allo stesso modo Bogart si conferma non solo un attore da ruoli “duri”, ma un interprete grandioso e versatile capace di passare da un registro ironico ad uno drammatico con una naturalezza e una credibilità sconvolgente. L’alchimia che si crea tra i due permette così al film di spiccare il volo, in una travolgente storia piena di avventura, ironia ed emozioni.
In conclusione
La regina d’Africa è una di quelle visioni obbligatorie non solo per gli amanti del cinema d’avventura, ma per tutti coloro i quali cercano un’opera in grado di mescolare i vari ingredienti che hanno fatto grande il cinema classico di Hollywood. La regia, la scrittura e le interpretazioni conquistano gli spettatori anche a distanza di più di settanta anni; confermando ancora una volta che la grandezza del cinema non si basa sulle innovazioni tecniche, che pur aiutano, ma sulla capacità di creare opere che prima di tutto colpiscano il cuore di chi guarda.