Sundance Film Festival

‘The Huntress’ La vendetta che porta pace

The Huntress narra la storia di una donna decisa a vendicarsi chi le ha fatto del male e minaccia la sua famiglia.

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Al Sundance Film Festival 2026, nella sezione World Cinema Dramatic Competition, The Huntress di Suzanne Andrews Correa è un’opera potente e molto sentita, su uno spaccato sociale purtroppo ancora attuale e terribile. Ispirandosi a eventi realmente accaduti, la cineasta messicana lo fotografa con estrema durezza e lucidità, permettendo al pubblico di impattare con una realtà lontana ma impellente, con la quale fare i conti e su cui puntare la luce dei riflettori. La pellicola può inoltre contare sulle performance di due grandi artiste, quali Adriana Paz (Emilia Perez) e Teresa Sánchez.

The Huntress | La trama

Luz (Paz) ha un conto in sospeso con uomini che le hanno fatto del male, segnandola sulla pelle e nello spirito. Le ferite con le quali convive non le permettono di affrontare l’esistenza con leggerezza e serenità, come accade invece – fortunatamente – per la figlia teenager (Leidi Gutiérrez). Proprio al pensiero della ragazza, e con la ferrea volontà di proteggerla, evitando che possano accaderle cose simili a quelle toccate a lei, Luz mette in piedi un piano solitario e pericoloso. Il primo obiettivo lo identifica su un bus: dopo aver scelto un travestimento insospettabile, la donn fredda l’uomo mentre è alla guida del mezzo.

Qual è il modo giusto?

Il problema sono i postumi di un evento così traumatico. Togliere la vita a un altro essere vivente non è mai semplice, nonostante tutte le sue colpe. Eppure Luz ha una missione, e non può fermarsi fino a che non saprà la figlia e le altre donne come lei al sicuro. Nel frattempo, da circa un anno, proseguono infatti le ricerche sulle 27 scomparse nei pressi del Navajo Creek, di cui non vengono rinvenute ancora informazioni certe.

Tra thriller e film d’inchiesta

The Huntress segue la scia dei film d’inchiesta, profondamente radicati nella società che viviamo e capaci di smuovere qualcosa nel fondo delle coscienze. Almeno così si spera. La regia della Correa, che torna al Sundance con un’opera degna di nota, mostra una forza narrativa indiscutibile. I fari della luce che illuminano i volti dei passeggeri del bus, i profili delle montagne nella penombra del crepuscolo. Ogni inquadratura racconta, e a volte simboleggia, uno stato d’animo. Che si tratti di esseri umani o della Natura circostante, tutti siamo allo stesso modo chiamati a partecipare o a essere testimoni di ciò che avviene. Ma, a differenza della terra, il compito degli uomini è quello di non rimanere in silenzio.

Il vero potere è vivere senza conseguenze.

Lo sa bene la regista e sceneggiatrice, che sceglie di raccontare una storia piena di verità e di dolore, specchio di una realtà non così difficile da immaginare. Tra abusi di potere, minacce e intimidazioni, segreti e incubi di cui non ci si può liberare, Luz e le altre donne hanno, forse, una sola via d’uscita. E non è delle più semplici. Ma la vendetta può tramutarsi in giustizia? E, soprattutto, potrà mai esserci una fine a tanta crudeltà? Se la violenza non porta a nulla di buono, la fuga resta un’utopia per i tanti e le tante che non hanno possibilità.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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