Sundance Film Festival

‘Hanging by a Wire’ Un documentario dal sapore hollywoodiano

Al Sundance Film Festival, Hanging by a Wire sfrutta le potenzialità del documentario, a cui unisce quelle del cinema d’azione.

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Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2026, nella sezione World Cinema Documentary Competition, Hanging by a Wire racconta una vicenda incredibile, che ha tenuto sospesi – alcuni nel vero senso della parola – uomini e donne da tutto il mondo. L’apprezzato Mohammed Ali Naqvi realizza un documentario ad altissima tensione, che gioca consapevolmente con i canoni del miglior cinema d’azione hollywoodiano.

Durante la lavorazione – ed è un fattore che dona molto realismo al racconto – lo stesso cineasta ha sperimentato una delle cable car che ogni giorno attraversano le vallate in una delle regioni più sperdute del Pakistan. L’esperienza gli ha permesso di comprendere quanto vissuto dai suoi protagonisti e di (far) riflettere su come la vita del luogo sia strettamente legata a simili usanze. Ciononostante la prospettiva scelta è quella dei salvatori, veri e propri eroi di tutti i giorni, per quanto inaspettati.

Hanging by a Wire | La trama

La mattina del 22 agosto del 2023, otto persone (tra cui sei studenti) rimasero bloccate all’interno di una cable car, sospesa a quasi 300 metri d’altezza sopra una vallata, con un solo fil di ferro a sostenere il loro peso. Mentre gli abitanti del luogo, compresi i genitori dei ragazzi, si mobilitano intorno al punto di partenza della vettura, c’è chi contatta il giornale locale. Sarà proprio grazie all’intuizione di una reporter che tutto il mondo, in breve tempo, conoscerà cosa sta accadendo a Buttongay.

È il paradiso sulla terra… Ma è isolato.

La mobilitazione è immediata, da parte dei media di ogni parte del globo, così come quella delle forze dell’ordine del posto. Il problema principale era capire come portare in salvo i passeggeri, senza rischiare di mettere in pericolo altre persone. Il fattore tempo divenne determinante, poiché con il sopraggiungere dell’oscurità sarebbe stato impossibile agire. Inoltre, aleggiava la domanda a cui in pochi sapevano rispondere: quanto ancora avrebbe potuto reggere quell’unico filo?

Una comunità partecipe, un pugno di eroi

Se la forza di Hanging by a Wire sta nella storia che propone, a dar manforte al progetto c’è sicuramente anche lo stile utilizzato da Naqvi per raccontarla. Tra interviste, ricordi, video di repertori e riprese da droni, il documentario riesce a creare una vera e propria narrazione, dentro cui lo spettatore viene immerso e reso partecipe. Soprattutto se non si conosce l’esito della vicenda. L’impressione di rimanere sospesi a centinaia di metri dal suolo si percepisce forte, grazie anche all’entrare dentro la cable car e all’osservare i volti, le posizioni, i muscoli in tensione di chi vi era intrappolato.

Tutto puo succedere.

In poco più di 70 minuti, è condensata un’intera giornata: mentre la situazione via via precipita, con l’avvicinarsi del tramonto, cambiano le espressioni dei ragazzi e sale la preoccupazione di chi ha il compito di portarli in salvo. La mobilitazione generale mette in scena una comunità stretta intorno ai genitori dei ragazzi, ma anche desiderosa di dare una mano, in qualunque modo possibile. Ed è così che compaiono questi eroi inaspettati, comuni eppure straordinari, decisi a mettere a rischio la loro stessa vita pur di salvare quella di altri. Hanging by a Wire è una straordinaria storia di umanità e di solidarietà, dove poco valore hanno soldi e potere, mentre la vita ne ha uno assoluto.

*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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