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Autorialità contro Intelligenza artificiale: intervista a Emilio Della Chiesa
Un confronto con Emilio Della Chiesa sui limiti attuali dell’intelligenza artificiale
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2 mesi agoon
Nel corso della masterclass Intelligenza artificiale e narrazione cinematografica, tenutasi al Sudestival lo scorso 17 gennaio, Emilio Della Chiesa — regista, direttore della fotografia e direttore artistico del River Film Festival di Padova — ha guidato il pubblico in una riflessione lucida e senza sconti sull’impatto dell’IA nel cinema contemporaneo, a partire dall’analisi di Zheng Yi Sao, primo film interamente generato da intelligenza artificiale. Tra un tuffo nel passato ed uno sguardo al futuro, lo abbiamo intervistato per approfondire questi temi.
L’intervista
Durante la masterclass ha presentato come oggetto di analisi Zheng Yi Sao, primo film interamente generato dall’intelligenza artificiale. Che reazioni ha colto nel pubblico?
Una reazione che non solo mi ha sorpreso, bensì mi fa ben sperare nelle nuove generazioni, le quali si sono rivelate avere dei veri e propri anticorpi, fondamentali per non farsi fagocitare dall’intelligenza artificiale. La maggior parte delle persone in sala ha posto il dito nella piaga concentrandosi sui grandi limiti attuali dell’IA, con quest’ultima che sta invadendo lentamente tutti i campi e allo stesso tempo uccidendo l’autorialità. Non è una cosa da poco se la figura autoriale viene meno: puoi generare tremila prompt per una scena ma nessuna di esse, quantomeno nel panorama artistico attuale, riuscirà a brillare sulle altre. Esattamente come giocare alla roulette.
Ci siamo affacciati per la prima volta a questo fenomeno mesi fa con la nascita di Tilly Norwood (prima attrice generata interamente da un’intelligenza artificiale) e oggi ci ritroviamo davanti a un’opera generata interamente da un sistema di IA. Dunque mi chiedo: ha ancora senso parlare di “autore” nel senso tradizionale del termine? O saremo obbligati a ridefinire i contorni di questa parola?
Sicuramente i confini vanno ridefiniti. Ci troviamo ad oggi al punto di partenza di un fenomeno che non abbiamo ancora chiaro. Ma è un’evoluzione tecnologica con cui dovremo fare i conti tutti perché è un cambiamento non scelto, ma imposto dal sistema. Dal canto nostro dobbiamo quindi sviluppare degli anticorpi, ma diciamo che parlare di autore è quasi impossibile: dove risiede l’autorialità nella creazione di un’immagine se a generare quest’ultima c’è un prompt che l’essere umano può unicamente decidere di riformulare in maniera diversa? Non è possibile governare il risultato, ma solamente trovarselo davanti e decidere se accettarlo o rifiutarlo, modificandolo attraverso i sistemi tradizionali del cinema.
L’importanza del contatto umano
Quanto sono importanti iniziative culturali come queste masterclass per accompagnare il pubblico e i professionisti dentro cambiamenti così radicali?
Sicuramente ci danno indicazioni su dove approfondire. Faccio un esempio: l’osservazione critica emersa durante la masterclass del Sudestival riguardava sostanzialmente la mancanza di empatia e di trasmissione delle emozioni. Basta semplicemente guardare al nostro passato: E.T. è un pupazzo creato manualmente da un artista, un mostro che non esiste. Eppure, ci ha strappato più di qualche lacrima nella scena in cui, indicando la luna, esclama la parola “casa”. Come quando, ormai più di quaranta anni fa, nel mercato classico si affacciò il video, non più la pellicola analogica: in molti, di fronte alle prime creazioni della tecnologia neofita, le quali presentavano una qualità a dir poco tremenda, erano pronti a scommettere che la pellicola non sarebbe mai stata sostituita dal digitale. In dieci anni è cambiato tutto.
Tornando ad oggi, credo sinceramente che l’evoluzione sarà velocissima, ma ancora non vedo risposta alcuna sul fronte delle emozioni, anche perché se si va a vedere i vari team di sviluppo all’interno di questo settore, la maggior parte delle persone non sono artisti, ma tecnici, informatici, produttori di contenuti. Dov’è in tutto questo la grammatica, il ritmo, le emozioni che si possono regalare grazie a un giusto ed equilibrato montaggio? Al momento non ne vedo traccia. Ma non mi sento di escludere che potremo rimanere sorpresi da qui a breve.
Il futuro dell’industria
Come giustamente ha detto lei, ci troviamo di fronte a un fenomeno ai suoi albori. Le chiedo quindi un parere personale sui possibili scenari futuri che potrebbe vivere l’industria. C’è il rischio che l’intelligenza artificiale porti a una standardizzazione delle storie e delle immagini, oppure pensa che possa diventare uno strumento di radicale sperimentazione?
Secondo me la seconda opzione. Come diceva McLuhan, bisogna conoscere la struttura di un medium, aldilà dei contenuti che veicola. Solo così possiamo elaborare delle contromisure per mantenere l’autorialità all’interno di un qualsiasi lavoro realizzato con intelligenza artificiale. Sono curioso di vedere come si svilupperà questo fenomeno. Ad oggi nessun artista riconosciuto, vedi ad esempio Wenders, ha lavorato con l’IA per raccontare le proprie storie cinematografiche. Solamente tecnici informatici o quantomeno persone che con il mondo della regia non hanno niente a che fare.
Facendo nuovamente un tuffo nel passato: io ho lavorato per trent’anni alla Mostra di Venezia e mi ricordo bene le opinioni e le reazioni delle persone quando Antonioni presentò Il mistero di Oberwald, il primo lavoro girato in video. La distanza era abissale con il cinema fino a quel momento tradizionalmente conosciuto, ma su quel lavoro ci aveva messo le mani un grande regista. Oggi questa dinamica non è ancora avvenuta. Quando avverrà, capiremo se ci potrà essere posto anche per le emozioni o meno. Al momento è un disastro.
Ti dico solo questo: sto chiudendo proprio in questi giorni una scena di un film immersivo che presenteremo al Festival di Cannes, una scena importante in cui avremmo dovuto bruciare un palazzo storico. Ciò ovviamente non è stato possibile, pertanto abbiamo dovuto utilizzare l’intelligenza artificiale, motivo per cui, se devo essere sincero, sto sbattendo la testa al muro. Il risultato è squallido e non permette di governare la narrazione, pertanto sono serviti numerosi tentativi per produrre qualcosa di concreto. Vedremo il risultato finale, ma al momento mi ritengo abbastanza deluso.
In tal senso voglio aggiungere che io dirigo il River Film Festival di Padova, un evento a dir poco anomalo sia se si pensa alla sua collocazione, in quanto galleggia in mezzo ad un fiume, sia si pensa che al suo interno, peculiarità unica in Italia, presenta una sezione dedicata alle opere in VR e una dedicata alle opere generate con IA, entrambe con concorso e una propria giuria. Stiamo ricevendo diverse opere, alcune interessanti, altre no, in cui vedo più la volontà di stupire con la tecnologia che il contenuto e il cuore, esattamente come detto prima. Credo però che questo sia un discorso che debba essere riaffrontato tra qualche mese per vedere gli sviluppi della situazione. Spero di risentirci su questo tema in futuro.