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‘Nettare degli dei 2’ un calice più interrogativo che competitivo

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C’è una differenza sostanziale tra una serie che rilancia e una che si riposiziona. Nettare degli dei 2, chiarisce sin da subito nella seconda stagione, disponibile su Apple TV+, che preferisce la seconda strada. Infatti non riparte dal meccanismo competitivo che aveva sorretto la prima stagione, che viene declassata quasi ad un prologo. Qui il vino non è più un trofeo da conquistare, ma una traccia da seguire. E soprattutto, una espediente per parlare d’altro.

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Una storia da assaporare con calma

Sin da subito ci rendiamo conto che la trama si muove su un doppio binario molto chiaro. Da una parte c’è la nuova “missione”, la ricerca di un vino la cui origine sfugge perfino alla memoria enciclopedica di Alexandre Léger. Dall’altra, più sotterranea ma decisamente più interessante, c’è la ridefinizione del rapporto tra Camille (Fleur Geffrier) e Issei (Tomohisa Yamashita). I due, non più avversari chiamati a dimostrare il proprio talento, ma eredi costretti a interrogarsi su cosa farsene di quel talento.

Tutto questo si ripercuote nell’incedere del racconto. Issei è un personaggio in crisi, non perché abbia fallito, ma perché ha capito che vincere non basta. Mentre Camille, dal canto suo, resta la figura più trattenuta, quasi refrattaria al mito che la circonda. Nei primi episodi non c’è mai una vera esplosione emotiva, e non è un difetto. Nettare degli dei 2 lavora per sottrazione, lasciando che il conflitto emerga nei silenzi, negli sguardi, nelle scelte rimandate.

La tecnica distillata

Ed è proprio qui che la messa in scena ci regala una svolta con coerenza. La regia rallenta, si concede pause, indugia sui luoghi come se fossero depositi di memoria più che semplici scenografie. Il viaggio non è ancora fisico, o lo è solo in parte e la serie lo rende evidente rinunciando a qualsiasi accelerazione superflua. Anche la fotografia abbandona l’estetica del “vino come lusso” per avvicinarsi a una dimensione più opaca, meno seduttiva, quasi interrogativa.

Ciò che colpisce qui è la sensazione che la serie stia alzando l’asticella del proprio discorso. Non vuole più stupire con l’esotismo dell’enologia o con la sfida tra geni opposti. Vuole chiedere allo spettatore se esista davvero un’eredità che non sia un peso, se la conoscenza possa essere tramandata senza diventare una forma di condanna. Il vino, in questo senso, diventa una lingua antica: affascinante, sì, ma anche ambigua, esigente, persino crudele.

Nettare degli dei 2 comincia così, senza proclami e senza colpi di scena plateali, ma con una scelta precisa: trasformare una serie di competizione in un racconto sul senso stesso della ricerca. Se la stagione manterrà questa linea, Apple TV+ potrebbe trovarsi tra le mani non solo un prodotto elegante, ma una delle sue riflessioni più mature sull’identità, sul talento e su ciò che resta quando il premio non è più l’obiettivo.

Nettare degli dei 2 è disponibile su Apple TV+,

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