Steal – La rapina è la nuova miniserie britannica che lascia senza parole, a costo di rimanerci anche lei.
La produzione Amazon MGM Studios sono sei episodi di thriller sospeso tra vendetta, ricerca di sé e una sempreverde cronaca dei “poveri vs super-ricchi”.
Disponibile su Amazon Prime Video dal 21 gennaio.
Steal – La rapina da 4 miliardi di sterline
In questa serie heist londinese, incentrata su una rapina miliardaria in una società gestrice di asset previdenziali, Sophie Turner veste i panni di Zara, un’impiegata stanca che vive la propria vita come un peso. Zara trova nell’alcool un po’ di quella forza che la fa sedere alla scrivania ogni giorno, a spostare investimenti e a gestire a distanza una relazione complicata con la madre.
Il collega e “compagno di bevute” di Zara, Luke (Archie Madekwe), è affabile e le si dimostra amico. Ma quale che sia il rapporto tra i due rimane quasi un mistero per tutta la stagione, prima e dopo l’ultima puntata. Che, ricordiamolo, conclude la storia del “furto del secolo” in un fondo pensionistico di Londra, la Lochmill Capital.
Ma la serie alterna bene la storia di Steal – La rapina con quella dei suoi personaggi, a volte tridimensionali, ma più spesso confinati a macchietta e senza colore – l’ispettore capo della polizia, Rhys Covach (Jacob Fortune-Lloyd) è anche un ludopatico indebitato senza possibilità di riscatto.
Meccanica ma godibile
La regia di Sam Miller (anche produttore esecutivo della serie) e di Hettie Macdonald non ristagna nel genere del “colpo perfetto” che sottrae miliardi ai miliardari. Con una finezza tutta british, Steal – La rapina mette in campana sul non fidarsi ciecamente dell’altro, sull’importanza del “farsi da soli”, e lo fa con un’impeccabile stile thriller che tiene incollati allo schermo.
Nonostante la costante tendenziosa di voler forzare un lieto fine (non richiesto), la serie Amazon Prime Video ha buone carte in regola per essere il primo “successo” di inizio anno sulla piattaforma di Bezos – “miliardario” di cui sopra.
Con pur qualche inciampo, la serie diventa una piccola ma godibile perla dentro un oceano di nuove proposte.
Dentro i bordi
Sulla superficie di Steal – La rapina rimane il tema portante della serie: l’umiltà di chi non può permettersi una villa extra-lusso e decide di combattere il sistema dall’interno, o di non combatterlo affatto.
Una serie che si mette in gioco sul genere thriller, usando la rapina come scusa per far parlare i personaggi più che le loro azioni, dimentica la ragione per la quale era esistita dal primo momento. Il furto proverbiale che sottrae ai ricchi e fa sentire i poveri un po’ meno “poveri”, riesce, ma senza tanti fuochi d’artificio.
Paranoici, frustrati, in trappola: la manica di protagonisti di Steal – La rapina – che, poi, a conti fatti, si riducono drasticamente a tre soltanto – è funzionale a veicolare un’ultima “morale”, che però viene presa sottogamba, come contorno di un piatto principale ben più condito.
Pazienza. Avrebbe funzionato anche senza. La tensione c’è, i personaggi – a tratti – ci sono, e senza funambolismi e fanfare di sorta porta a casa un risultato pulito, nel suo limitarsi entro i bordi.