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Qui si muore: ‘Marianna’ e l’ecoansia come conflitto generazionale
Intervista a Luigi Di Domenico, regista di Marianna
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3 ore agoon
Regista e sceneggiatore salernitano classe 1997, Luigi Di Domenico ci ha raccontato il percorso di lavorazione dietro il suo cortometraggio Marianna, un lavoro antropologicamente molto toccante perché ambientato in un futuro distopico (ma neanche troppo) in cui l’ecosistema ha smesso di portare pazienza di fronte alle barbarie dell’essere umano e ha cominciato a presentare il conto ai suoi abitanti.
Il tema dell’ecoansia
Marianna trasforma il tema dell’ecoansia in una vera e propria forza che agisce sui personaggi, sulle loro scelte e sulle loro relazioni. Come hai lavorato per trasformare un sentimento collettivo e astratto in un conflitto emotivo e narrativo concreto attraverso Marianna e Davide?
Diciamo che quello dell’ecoansia è un tema che tocca in maniera molto forte quelle che sono le nuove generazioni, mettendo in mezzo anche la mia, le quali oggi si trovano a toccare attivamente con mano l’argomento. Insieme a Davide Bottiglieri – sceneggiatore di Marianna – abbiamo pensato a qualcosa che facesse vedere, in maniera anche abbastanza drastica, quali effetti può portare questo tipo di disturbo: un conto è la perdita di un genitore, un fatto sicuramente triste ma anche naturale, e un altro è la perdita di un figlio, come avviene nel cortometraggio, dove Marianna decide di abortire. Questo gesto fa vedere che tipo di ripercussione grave può avere quest’ansia verso il futuro, essendo un atto dipeso dalla qualità della vita e dall’ambiente che noi ci potremmo trovare ad avere da qui ai prossimi anni.
Il contrasto tra i due personaggi principali, quindi Marianna e Davide, non è solo politico, ma profondamente etico: da una parte la necessità di “portare il pane a casa”, dall’altra la consapevolezza di contribuire a un sistema dannoso per l’ambiente. Hai mai vissuto personalmente questa situazione?
Io personalmente in maniera così forte no, ma penso che più o meno ciascuno di noi oggi in realtà si trovi a vivere questo dilemma: tutto quello che utilizziamo e compriamo giornalmente, dal computer alla maglietta acquistata in un negozio, può arrivare a creare un danno ambientale che va a ledere alla società, anche se in maniera indiretta. Anche provando a optare per delle scelte maggiormente sostenibili o quantomeno più consapevoli nei confronti dell’ambiente, si corre il rischio di provocare un altro danno senza saperlo, magari sostenendo un’azienda impegnata nella realizzazione di armi o impegnata in una serie di quote capaci di ledere in modi che noi ignoriamo completamente. Viviamo in un mondo così variegato che credo sia oggi complesso fare una determinata scelta che non crei danno a nessuno. Volendo, ognuno di noi combatte e vive questo dilemma, che sia consapevole oppure no.
Le reazioni del pubblico italiano
Ci tengo inoltre ad aggiungere una cosa: alla prima proiezione aperta al pubblico di Marianna, tenutasi a Salerno nel novembre dell’anno scorso, la reazione del pubblico, e nello specifico di una delle persone presenti, è stata veramente toccante, andando a riflettere quello che è successo realmente (ed è oggi ancora in atto) a pochi chilometri dal centro di Salerno, dove le Fonderie Pisano hanno creato un vero e proprio disastro ambientale, causando innumerevoli patologie agli studenti e famiglie residenti in provincia.
Questa persona nello specifico si è commossa assistendo a una delle scene del corto, quando il personaggio di Davide, in difesa dalle accuse della partner (che giudicava il suo lavoro da operaio in una fonderia), dichiara di lavorare non col fine di portare la morte in casa, bensì il pane, una battuta che è stata detta veramente da un fonditore e che ha toccato la signora in questione che aveva perso la figlia proprio a causa dell’ingente compromissione di combustibili. Quando mi è stato raccontato, questo aneddoto mi ha messo i brividi. È da esperienze come questa che il corto pone le proprie radici.
Le reazioni del pubblico spagnolo
A tal proposito, so che hai avuto modo di presentare fisicamente Marianna anche al pubblico spagnolo, grazie alla tua partecipazione al Love & Hope International Film Festival di Barcellona. Com’è stata l’esperienza? Hai ricevuto un’accoglienza diversa da quella del pubblico italiano?
Ho bellissimi ricordi di quella esperienza. Veramente una bella realtà, capace di dare risalto al cinema indipendente e alle persone che effettivamente partecipano al festival, a differenza purtroppo del contesto festivaliero nostrano, dove nonostante l’ottimo lavoro fatto, l’approccio mi sembra meno interessato ai film proposti e ai registi presenti, e dove è tutto più incentrato sugli ospiti, con le opere in concorso destinate a passare in secondo piano e dunque a essere meno valorizzate.
Le musiche di Marianna
La colonna sonora accompagna in modo molto preciso e profondo le scene più intime del cortometraggio. Qual è stato il tuo approccio nella musica di Marianna?
Ho collaborato a stretto contatto con Francesco D’Acunzi, compositore delle tracce musicali di Marianna. Già sul set sapevo sia i momenti specifici in cui avrei messo la musica, sia l’evoluzione che avrei voluto sentire in essa. Lavorare con Francesco, con cui non avevo mai collaborato prima, è stato in questo senso facilissimo, perché ci siamo trovati ad avere la stessa visione musicale sul progetto e ciò ci ha portati in fase di composizione ad approcciarci al lavoro con la medesima idea di come la musica avrebbe dovuto accompagnare la narrazione. Grazie a quest’intesa i lavori sul comparto musicale sono terminati in appena due giorni.
Nel finale, c’è quest’immagine molto forte di un ragazzino che compie un gesto davanti alla scritta “qui si muore”. Cosa comunica per te quella scena e cosa ti ha spinto a scegliere proprio quell’immagine come chiusura del film?
Quel murales che si vede alla fine del cortometraggio esiste davvero e denuncia la situazione vissuta dagli abitanti di Salerno. Abbiamo voluto chiudere con quella scena perché era importante a livello simbolico, trovandosi quella scritta proprio di fronte all’ingresso della fonderia.
Quel murales, il cui creatore risulta peraltro oggi ancora anonimo, urla urgenza, ed era importante per noi farci notare dalle persone del posto per mandare loro un messaggio di solidarietà e di giustizia. Il fatto che alla fine del cortometraggio si veda il bambino in questione raccogliere una bomboletta a spray da terra col fine di continuare il lavoro lasciato in sospeso da Marianna comunica molto: si può uccidere l’inventore dell’idea, ma l’idea continuerà a vivere per sempre.