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Intervista ad Andrea Martignoni: trasversalità e sperimentazione sono le chiavi

In occasione del Cactus Industry Forum

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Nel panorama del cinema di animazione contemporaneo la figura di Andrea Martignoni emerge come un riferimento. Performer e sound designer, Martignoni ha costruito nel tempo un percorso in continua sperimentazione nel mondo dell’animazione in una dimensione dialogica tra suono e immagine.

Le sue colonne sonore hanno dato voce e forma a numerosi cortometraggi animati, sia di autori affermati sia di nuove promesse della scena internazionale, in un confronto continuo con registi, compositori e artisti visivi. Parallelamente ha collaborato con importanti istituzioni formative come l’Accademia di Belle Arti di Palermo e l’Università IULM di Milano.

Dal 2020 è direttore artistico di Animaphix – Nuovi Linguaggi Contemporanei Film Festival, ruolo tramite cui si impegna a valorizzare il cinema di animazione italiano sulla scena globale.

In occasione del Cactus Industry Forum, lo spazio che il Cactus Film Festival dedica all’incontro con professionisti del settore audiovisivo, abbiamo avuto la possibilità di intervistarlo, sciogliendo dubbi e curiosità in relazione a un mestiere trasversale e peculiare come il suo e alla sua collaborazione con l’artista di strada Blu.

Andrea Martignoni, la collaborazione con Blu e animazione vs. live action

Che cosa l’ha colpita dell’arte di Blu e del suo processo creativo?

La mia prima collaborazione con Blu è stata Fino, un film da lui propostomi con un processo inverso a quello usuale: creare prima una colonna sonora per poi realizzare il film partendo da quella, il tutto senza sceneggiatura o storyboard.
 
Già questo approccio originale mi ha colpito molto e ha provocato in me un accresciuto interesse che mi ha portato a ideare originali forme di laboratori per bambini o adulti o studenti in animazione, che ho proposto in giro per l’Europa durante gli anni successivi a quella esperienza del 2005.
 
Oltre a ciò nutrivo già una fascinazione per la qualità e l’evidente impegno politico, sempre coerente, che Blu manifestava e continua a manifestare tutt’ora nella sua opera di Street artist.

Cosa può imparare il cinema live action da quello di animazione e viceversa?

Il cinema live action e il cinema di animazione sono forme di cinema in realtà molto diverse tra loro, sotto moltissimi punti di vista. Credo che il cinema in live action possa apprendere dal cortometraggio animato (ovviamente nelle sue più alte espressioni artistiche) la capacità di riassumere in pochi minuti un sacco di cose, raccogliere spunti spesso dotati di rara poesia. Si potrebbe dire, con un po’ di forzatura, che il corto animato sta alla poesia come il lungometraggio sta al romanzo. D’altro canto la cura con cui si scrivono le sceneggiature e le storia per il cinema in live-action dovrebbe essere di lezione all’animazione, che spesso presenta poca cura proprio in questo mestiere del cinema.

Musica e cinema

In che modo una colonna sonora può cambiare il modo di vedere una scena o un film?

Il suono ha, soprattutto nel corto animato, grandi libertà espressive e proprio per questa ragione può portare a letture molto differenti di quella che è la scena rappresentata nel film o la sequenza di immagini animate a cui si riferisce.

Pensa che il ruolo del suono sia sottovalutato in relazione a quello dell’immagine?

In passato, soprattutto nel cinema di animazione, il suono veniva relegato come una degli ultimi aspetti della post produzione da prendere in esame, con la conseguenza di tempi brevi e leggerezza eccessiva nella realizzazione, ma credo che da diversi anni questo non succeda più. La media dei film animati ha una realizzazione sonora che li accompagna assolutamente dignitosa e sempre più spesso di qualità altissima.

La sperimentazione musicale

Quanto è importante la sperimentazione nel suo lavoro e perché?

In qualsiasi lavoro artigianale, spesso se connesso a forme espressive dell’arte, la sperimentazione è una delle chiavi di sviluppo delle qualità artistiche del mestiere del sonorizzatore. Ciò si riverbera in maniera fondamentale sulla qualità del prodotto finale che, ricordiamolo, si chiama “audio-visivo”.

Quali sono le componenti fondamentali che un buon compositore deve possedere?

Non sono un compositore in senso stretto quindi non posso dirlo. In generale la disponibilità a mettersi in gioco, sperimentare e, tendenzialmente, non accontentarsi mai!

Animazione in Italia e Animaphix

Ci consiglia qualche bel film d’animazione italiano che meriterebbe più blasone?

Molti dei film prodotti tra gli anni ’60 e ’70 sarebbero da riscoprire, perché in quel periodo il cortometraggio in generale e il cortometraggio di animazione in particolare, non ebbero grandi spazi nelle programmazioni cinematografiche e televisive dell’epoca (anche se per un certo periodo nei cinema italiani, prima del lungometraggio in cartellone veniva sempre proiettato un cortometraggio e a volte anche l’animazione d’autore ha beneficiato di questa bella situazione).

Cosa le piace di più dell’essere direttore artistico di un festival come l’Animaphix?

Mi piace poter mettere in gioco le mie conoscenze del settore, creare un programma piacevole ma impegnativo, e passare il tempo con artisti sempre interessanti nella bellissima cornice di Villa Cattolica a Bagheria, in Sicilia.

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